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“Non valgo nulla, faccio schifo”. Da chi vengono e come scacciare i pensieri neri?

SAD WOMAN
By eldar nurkovic | Shutterstock
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In un libro che raccoglie alcune catechesi di padre Maurizio Botta troviamo utili risposte per fronteggiare il dialogo cattivo che sentiamo dentro

Scrive padre Maurizio:

(…) Sai qual è il termine per indicare queste cose cattive? (…) dialogo cattivo. Hai dentro un “dialogo cattivo” che ti spinge da dentro… E non sto facendo un discorso ideologico, basta essere onesti con se stessi: chi di noi non conosce questo dialogo continuo dentro di sé, il perenne rincorrersi di voci, impressioni, flash, paure? La vera domanda è: da dove vengono?

Andare dallo psicologo aiuta, ma non basta!

E procede sottolineando la stima personale che nutre nei confronti della psicologia e delle scienze umane, necessarie in primis a lui stesso per comprendere tanti meccanismi della mente e a chi ne ha bisogno per motivi importanti, specialmente quando questo dialogo cattivo diventa una vera e propria malattia. Ma c’è un problema a suo avviso quando le scienze umane si idolatrano e si pongono come spiegazione e soluzione di tutto, perché in realtà non possono bastare, continua Botta. Andare da uno psicologo, conoscere che ci sono dinamismi mentali specifici, che esiste il Super-Io, che “hai nella testa dei modelli di perfezione folli, irragionevoli e stai soffrendo solo per questo” serve, è un bene, ma non toglie la paura”, afferma l’autore.

Certamente ne trarrai benefici, ma questo servirà a zittire una volta per tutte i “dialoghi negativi”? Non lo penso. Qualcuno mi dirà: “Non è per tutti così”. È vero. Sono d’accordo. C’è chi soffre di più, chi meno. Io personalmente sento la drammaticità di questo incontro per un motivo preciso… Sono fondamentalmente tre i grandi miracoli che mi hanno spinto a diventare sacerdote: sperimentare che era possibile (io che pensavo che non lo fosse assolutamente) vivere la purezza con la preghiera, gioiosamente; guarire dall’amore possessivo; guarire dal dilaniamento continuo di frasi e immagini inesistenti, dai “dialoghi cattivi”.

Come distinguere quando dentro di noi è Dio a parlare?

La catechesi procede toccando un punto fondamentale: se Dio esiste e ci parla, come capire se è Lui a parlare dentro di noi? Quando ci viene una parola, una frase, un pensiero, come facciamo a comprendere se viene da Lui o no?

Lui parla di se stesso come di chi è nella pienezza della gioia divina e ce la vuole donare. Questo ti fa capire quando la voce che ti parla dentro viene da Lui: la voce di Dio dentro è pace e gioia. È una voce esteticamente bella. Il Signore è un signore, è nobile nel parlare. Quando Lui parla è pace e gioia perché è Signore della pace, non un trombone. Questo significa che il 99% delle voci che sentiamo dentro non sono di Dio, perché quando è Lui a parlarti, non hai proprio dubbi. (…) Le altre voci o sono umane oppure vengono da più in basso, perché così dice il Vangelo. Prova a pensare a tutto ciò che ti frulla nella testa: i pensieri un pochetto belli, quelli cinici, duri, tristi, quelli pessimisti, depressi, quelli incacchiati. Non è Dio che parla! È un rumore che può avere cause psicologiche. Tutte quelle voci che deridono le parole del Vangelo, il credere l’esistenza di Dio, la bontà di Dio, continuamente…

Pexels

Cosa fare per cacciare le voci orrende che ci insidiano i pensieri?

1) Dobbiamo tenere a mente una cosa che non ci viene più detta: la battaglia spirituale è una battaglia, afferma padre Maurizio Botta.

(…) La vita dei credenti è una battaglia non contro i nemici là fuori, ma contro le “bestie” dentro. (…) perché ti stupisci che la tua fede sia tentata se quando reciti il Padre nostro dici “non farci soccombere alla tentazione, liberaci dal malvagio”? Perché il testo parla di “malvagio”, non di male generico o neutro, ma “il malvagio”, con l’articolo determinativo.

2) Quando abbiamo questi pensieri cattivi è importante dire la verità al Signore, senza nascondergli nulla, e dare quelle bruttezze in elemosina:

(…) Per liberarmi dai pensieri cattivi, dalla gelosia, il primo passo, per me, è stato dire a me stesso e al Signore la verità. “Io ti racconto, Signore, tutta la mia miseria. Io sono geloso, possessivo, cattivo. Io sono ingiusto, sono bugiardo, sono ladro”. Non nasconderti o autogiustificarti davanti a Dio, ma presentati così come sei, dai in elemosina le tue intenzioni negativi e i tuoi pensieri cattivi.

3) Altro aspetto fondamentale è quello di non dargli troppo ascolto:

Un altro consiglio frutto della mia esperienza è di non prestarci troppo ascolto. Quando è chiaro che non è Dio che ti sta parlando, lascia chiacchierare, non curartene. Come quando lo psicologo dice: “Guardala quella cosa!”. Ecco, stai proprio fermo, seduto, tranquillo, e di’: “Venite pure tutte addosso”. Ti agiti, soffri, sei stanco, ma poi ti accorgi che non muori mica! Parola d’onore!

4) E poi c’è l’arma più potente: la corona del rosario!

(…) E in tasca sempre il rosario! Io ho questo più piccolo che non si vede, poi questo qua, e ancora questo chiuso e molto prezioso che mi ha regalato una santa monaca di clausura. Non sono sprovvisto di questi attrezzi, perché la mamma mi diceva: “Mi raccomando, sii sempre pulito perché se ti succede qualcosa, poi vai all’ospedale!”. Che quando mi svuotano le tasche all’ospedale, dicono; “Questo è matto!”. Ma, se è battaglia, è battaglia!

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