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Adolphe Tanquerey: il regalo di Natale di Papa Francesco a chi non vuole “perdere la bussola”

POPE FRANCIS AUDIENCE
Antoine Mekary | ALETEIA | I.MEDIA
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«Se non sempre è facile – specialmente oggi – incontrare veri maestri e padri spirituali, capaci di discernere il sussurro dello Spirito nei cuori, per lo meno possiamo aiutare e aiutarci attingendo al grande tesoro della tradizione spirituale cristiana dei grandi Dottori della Chiesa»: così il cardinal Stella presentava quasi un anno fa l’opera del grande moralista di inizio Novecento che il Santo Padre ha messo sotto l’albero di tutti i membri della Curia Romana per il Natale ormai alle spalle. Ma perché ha scelto proprio questo libro? Scopriamolo: è un dono per tutti noi!

Anche su questo il Tanquerey può risultare illuminante, laddove (parecchio più avanti nel testo) si discute del discernimento del vero dal falso nelle rivelazioni private:

La prima causa è la mescolanza dell’attività umana con l’azione soprannaturale di Dio, in particolare se si tratta di fantasie e menti vivacissime.

[…]

Vi si riscontrano pure le idee e talora i pregiudizi o i sistemi dei direttori spirituali dei veggenti. Sulla fede dei suoi direttori, s. Coletta credette di vedere che s. Anna s’era maritata tre volte e veniva a visitarla con la sua numerosa famiglia. Qualche volta le sante domenicane e francescane parlano, nelle visioni, conforme al sistema particolare del loro Ordine.

A. Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, 739

Ed è gustosissima la nota 21 riferita a questo sottoparagrafo – vi si legge infatti:

[…] Il cardinale Prospero Lambertini (poi papa Benedetto XIV) discute dei tre presunti mariti di s. Anna cui allude la “beata Coleta”, e di un’estasi di s. Caterina da Siena, in cui la ss. Vergine le avrebbe detto di non essere immacolata […].

Insomma, l’impressione è che quanto più si strombazza una fantomatica “fede di sempre”, tanto più aumenta non la precisione ma la presunzione: esiste – eccome! – una “fede di sempre”, ma è quella umile, mendicante, che «ogni giorno chiede e ogni giorno vede accrescere il suo debito» (s. Agostino), perché ogni giorno riceve dall’Alto il proprio pane quotidiano.

Alla faccia del “compendio”, l’opera del Tanquerey consta di quasi ottocento pagine: sfido che il Papa – consegnando il ponderoso volume ai presenti – abbia precisato che non è “da leggere”, bensì “da consultare”. E perché andrebbe compulsato? Ma per la riforma: della Chiesa e nostra. Ecco perché ho voluto indulgere un poco su queste polemicucce, che di per sé non meriterebbero degnazione: il dono di Natale di Papa Francesco è un multiforme strumento con cui ciascuno può lavorare alla riforma della Chiesa da quella postazione privilegiata che è la cura della propria vita e della propria comprensione della fede cattolica.

In questo è da sottolinearsi anche una rimarchevole intelligenza “politica” del Papa, che parlando di riforma indica come strumento “un classico” che a breve compirà cent’anni: scritto in piena temperie anti-modernista e innervato della filosofia del doctor communis (e non stupirà scoprire che il testo era già compulsato da testate nient’affatto “bergogliane”), è tacciabile di tutto tranne che di “cedimenti in fatto di dottrina”. Che poi a curare questa nuova edizione sia stato il vescovo gesuita Daniele Libanori (insieme col mariologo Giuseppe Forlai) – e i due nomi non compaiono affatto in alcun punto del volume! – aggiunge una nota di merito all’intelligenza del momento storico ed ecclesiale che viviamo. Vale la pena di riportare alcune delle parole del cardinal Beniamino Stella, prefetto della Congregazione per il Clero, che ha firmato la Presentazione:

La vita dello Spirito in noi non si può catalogare né ridurre a schemi. Il miracolo che la luce della grazia opera nell’anima del credente si può disegnare pallidamente solo attraverso le parole della preghiera. Il silenzio rimane sempre e comunque il commento migliore alla nostra trasfigurazione in Cristo.

Ciononostante – e allo stesso tempo – sarebbe una pia quanto illusoria presunzione credere che la vita divina si accresca in noi, specialmente all’inizio del cammino, attraverso il disordine o l’improvvisazione. Ricevere, conservare, lasciar maturare in noi la grazia richiede lotta e coraggio, qualità che sgorgano dalla fonte viva di una esperienza profonda della misericordia di Dio.

Nell’ingaggiare il santo combattimento abbiamo bisogno di guide esperte e competenti, che ci aiutino a evitare le illusioni e a fare luce nelle pieghe oscure delle nostre paure e resistenze all’Amore. E se non sempre è facile – specialmente oggi – incontrare veri maestri e padri spirituali, capaci di discernere il sussurro dello Spirito nei cuori, per lo meno possiamo aiutare e aiutarci attingendo al grande tesoro della tradizione spirituale cristiana dei grandi Dottori della Chiesa. Non basta una bella esperienza personale per evitare il pericolo di personalismi nocivi nella guida delle anime; per questo il riferimento alla Tradizione rimane ancora oggi baluardo ad ogni tentativo di ridurre ad interpretazioni soggettivistiche ed ecclesialmente carenti le mozioni e i desideri che lo Spirito suscita nei battezzati.

[…]

Il manuale del Tanquerey si compone di una «Introduzione» sui fondamenti della teologia ascetica e mistica, per poi sviluppare nella «Parte Prima» i principi della vita spirituale cristiana (l’origine, la natura dell’inabitazione dello Spirito in noi, lo scopo o perfezione della vita cristiana, i mezzi per assecondare la grazia); e nella «Parte Seconda» un’esposizione ordinata del progresso della vita cristiana attraverso la classica triplice declinazione (via purgativa dei principianti, via illuminativa dei progrediti, via unitiva dei perfetti). L’opera non è un manuale, bensì, un “compendio”, ossia un sunto sufficientemente completo ma breve dei termini di ogni questione e di ogni argomento. Il suo scopo è quello di offrire un promemoria immediato dell’essenziale da sapersi, sia nel campo dell’ascesi cristiana, sia dell’abbandono alla grazia nella vita mistica.

Come ogni realtà di questo mondo il Compendio porta le tracce del suo tempo. Vi si scorgono facilmente i limiti di una spiritualità scarsamente alimentata dai grandi concetti biblici (tranne – bisogna dirlo – quelli della figliolanza e dell’unione mistica giovannea), ma anche dal mistero dell’anno liturgico, inteso come sacramento annuale che scandisce nel credente le tappe della configurazione in Cristo. D’altra parte non si può pretendere di trovare in esso quello che sarà messo in piena luce dalla ricerca posteriore e infine dal Concilio Vaticano II. I pregi superano però i limiti; e sono pregi oggigiorno piuttosto rari!

+ B. Card. Stella, Presentazione in A. Tanquerey, Compendio di teologia ascetica e mistica, 5-6 passim

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