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8 parole e frasi quotidiane con origini divine

MAN,OCEAN,BEACH

Samuel Silitonga | CC0

padre Michael Rennier - pubblicato il 08/01/19

Sapevate che certe cose che dite abitualmente hanno un significato religioso?

Uno dei piaceri del sentire i bambini piccoli mentre imparano a parlare è come iniziano a “negoziare” con il linguaggio. Maturando, diventiamo più sicuri nell’utilizzo del linguaggio, ma in qualche modo siamo ancora bambini quando si parla dell’origine complessa e misteriosa di gran parte del nostro dizionario.

Molto di ciò che diciamo ha origini che si perdono nel passato, e conosciamo il significato di una parola solo in base al contesto. Le ricchezze del linguaggio possono essere scoperte grazie all’etimologia dei termini. Prendiamo ad esempio proprio la parola “etimologia”. Deriva da due parole greche – etymos, che significa “vero”, e logos, che significa “ragione” -, e indica lo studio ragionevole del vero significato delle parole. L’etimologia rivela alcune intuizioni affascinanti sulle parole di uso comune che utilizziamo. Come estensione dell’analisi di parole specifiche, ci sono anche frasi comuni con origini insolite.

Ecco ad esempio otto parole o frasi comuni che la maggior parte di noi usa e che derivano da un contesto religioso.

Entusiasmo ha radici greche, derivando da en-theos, che significa letteralmente “in Dio”. Essere entusiasti è essere posseduti da ispirazione e gioia divina. A volte l’entusiasmo si intende in senso negativo e indica il fatto di lasciarsi trascinare troppo.

Anche il termine ispirazione ha origini divine. Deriva dal latino e significa “respirare su”. Descrive l’atto di essere pieni della vita di Dio, come Adamo ha avuto la vita divina soffiata in lui al momento della creazione del primo uomo.

I santuari sono luogo di riposo e protezione. Per chi di noi tende un po’ al melodramma, si potrebbe cercare un santuario dai propri nemici. O forse si pensa alla propria casa o al bar locale come a un santuario di gioia. In una chiesa cattolica, ci si riferisce all’area in cui è posto l’altare come al santuario. È un nome adatto, perché le radici latine del termine significano letteralmente “terreno santo”.

I bollettini sono probabilmente associati nella nostra mente ad annotazioni o comunicazioni, o alla newsletter parrocchiale distribuita dopo la Messa. Il termine è collegato al fatto che vari Papi hanno usato “bolle papali” (messaggi con un sigillo ufficiale, o “bulla”, dal termine latino per “bolla”) per annunciare importanti notizie al mondo cattolico.

Quando i capelli vi stanno ritti sulla testa, significa che siete spaventati o estremamente tesi. La definizione si ritrova nel libro di Giobbe, nel punto in cui il suo amico parla del fatto di vedere uno spirito e di come quell’incontro gli abbia fatto tremare le ossa e rizzare i capelli.

È ovvio, poi, non volere una mosca nell’unguento, non solo letteralmente perché è disgustoso, ma anche metaforicamente, perché significa una mancanza che ha fatto svanire tutti i grandi progetti. La definizione deriva dal libro dell’Ecclesiaste e si riferisce a come un unguento originariamente inteso come mezzo per la guarigione venisse completamente rovinato se ci entrava dentro una mosca.

Una divisione delle strade può essere dolorosa perché significa probabilmente che un litigio ha rovinato quella che una volta era un’amicizia. Nel libro di Ezechiele, il re di Babilonia lo fa in modo letterale mentre si trova davanti a due vie, decidendo essenzialmente quale nemico attaccherà per primo scegliendo la strada da seguire.

Se mi lavo le mani di una persona, ho ufficialmente rinunciato a cercare di farle cambiare idea o a proteggerla, o ancora ad avere qualcosa a che fare con lei. Non sembra un bel modo di gestire un rapporto se non in circostanze eccezionali, e deriva dalla narrazione della Passione, in cui Ponzio Pilato si lava letteralmente le mani e non vuole avere nient’altro a che fare con il processo a Gesù.

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