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Gesù vuole da noi gli stessi doni che gli hanno portato i magi

3 MAGI
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San Gregorio Magno spiega cosa dovrebbero significare per noi oro, incenso e mirra

Conosciamo tutti la storia che la Chiesa ha celebrato questa domenica, festa dell’Epifania. Amiamo gli elementi originali che introduce nella storia del Natale: la stella, i cammelli e i magi con oro, incenso e mirra.

Quello che forse non capiamo è che quei tre doni non sono solo strani oggetti del passato, ma un modo per ricordare ciò che Gesù vuole ogni giorno da ciascuno di noi. Gesù vuole che gli diamo “oro” “risplendendo alla sua vista con la luce della sapienza”.

San Gregorio Magno ha spiegato il significato di ciascun dono e ha affermato che Cristo se li aspetta ogni giorno da ognuno. Quando ha paragonato l’oro alla sapienza, tutti hanno capito cosa intendeva.

La sapienza è il primo dei doni dello Spirito Santo. Lo riceviamo con il Battesimo e ci dà la capacità di “apprezzare ciò che è giusto”, vedere i beni di Dio e amarli, ma funziona solo se la restituiamo a Dio. Il Vangelo ci mostra cosa accade quando usiamo la sapienza solo per noi.

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Erode, preoccupato per le notizie portategli dai magi, riunisce i capi dei sacerdoti per rispondere alla domanda: Dov’è il Cristo che deve nascere? Gli rispondono “A Betlemme di Giudea”, e spiegano esattamente come lo sanno.

La specificità della loro risposta è sorprendente. Sanno benissimo cosa dicono le Scritture, ma nessuno di loro accorre alla mangiatoia.

Sant’Agostino dice che “leggono le Scritture in modo non proficuo”. È un bell’eufemismo.

La prima lettura di Isaia predice la visita dei magi e descrive come i sacerdoti avrebbero dovuto reagire ad essa: “Guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore”.

Ma il cuore dei capi dei sacerdoti non ha palpitato. Avevano intellettualizzato la loro fede e non sono riusciti a portarla nel cuore.

Confrontate i sacerdoti con i magi.

Questi ultimi non solo avevano l’intelligenza per sapere che i segni astronomici che avevano visto erano significativi, ma il fatto stesso che abbiano portato in dono dell’oro mostra che conoscevano il valore dei segni che avevano visto in cielo.

E noi? I fatti della nostra fede ci riempiono di stupore? Il nostro intelletto tocca il nostro cuore? O come i sacerdoti di Erode crediamo senza stupirci, abbiamo fede ma senza amore?

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