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Come si può sopravvivere a un figlio che muore? pensando a Maria!

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Piovono Miracoli 2.0 - pubblicato il 04/01/19

Maria, che è piaciuta così tanto a Dio da essere scelta per farle dare alla luce Suo figlio, Maria, amata a tal punto da non essere risparmiata del dolore di veder morire suo figlio, pur di essere quella che l’aveva generato nella carne.

E, assieme alle lacrime, guardando il video, torna la sensazione di aver ricevuto lo stesso trattamento, la stessa cura, la stessa predilezione.

C’è stato un imprevisto, nella mia vita, come in quella di Maria. Come in quella di ciascuno di noi, forse, ma in certi casi è più difficile accorgersi e riconoscerlo, mentre in altri è talmente evidente e dirompente che non si può far finta di niente.


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Una vita pianificata, progettata, pensata per il bene, per la felicità, per una tranquilla serenità, con desideri di famiglia, di figli, di una cucina piena di sole e bambini che giocano nel soggiorno, qualche pianta sul balcone, la Messa domenicale, le vacanze in montagna, la scuola, il catechismo… una volta qualcuno che non ricordo disse che, quando hai dei figli che vanno a scuola, nessuno ti chiama più col tuo nome, ma diventi “la mamma di…” seguito dal nome del figlio o dal cognome del marito. Ecco, immaginavo e speravo tutto questo.

Non immaginavo che per tanti anni sarei stata “la mamma di Filippo” quando bussavo alle porte degli studi medici, quando telefonavo in pediatria, quando citofonavo al reparto trapianti dopo essermi imbacuccata di presidi sterili.

Non immaginavo e non speravo di dover medicare un accesso venoso, fare le iniezioni, somministrare morfina attraverso un picc, conoscere il significato di acronimi come TBI o CVC.

C’è stato un imprevisto enorme nella mia vita. Un imprevisto che poteva farmi crollare sotto il suo peso. E in alcuni momenti l’ha fatto.

Non posso fare a meno di chiedermi, ogni tanto, se sarebbe stato meglio che quell’imprevisto non ci fosse stato. Me lo chiedo quando guardo negli occhi le mie amiche/sorelle, anche loro investite dallo stesso imprevisto come da un treno in corsa, alle quali vorrei saper dire parole che alleviano il loro dolore, ma non ne sono capace.
Me lo chiedo quando la malinconia mi assale, quando lascio la porta aperta al nemico e quello si infila dentro, e mi suggerisce che tutto questo poteva essere evitato, e sarebbe stato meglio, e mi fa dubitare dell’amore di Dio per me, perché un Dio buono non avrebbe mai permesso che soffrissi così.

Eppure l’ha permesso alla sua Mamma.




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L’altra mattina, in macchina, ho sentito così forte l’amore di Dio su di me, di questo Dio che ha scelto me, immeritevole e incapace, per farmi provare quello che ha fatto provare alla sua creatura prediletta. Lui ha scelto me perché potessi comprendere le lacrime di Maria, la sua paura, il suo sguardo, e anche la sua consolazione, la sua letizia nel sentirsi amata, lo strazio di vedere suo figlio morire assieme all’abbraccio divino talmente stretto da toglierti il fiato, la consapevolezza così illogica ma anche così reale che quella non è la fine, che tutto il dolore del mondo non riuscirà a diminuire la speranza e la fiducia nella vita, che tutto il buio del mondo non riuscirà a nascondere la luce.

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Tags:
amore di diodoloremamma-figliomorte
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