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Notizie dal mondo: mercoledì 2 gennaio 2019

BOLSONARO

Tânia Regô-Agência Brasil-CC

Paul De Maeyer - pubblicato il 03/01/19

Brasile: si è insediato il presidente Jair Bolsonaro

Assieme con il suo vice – il generale in pensione Hamilton Mourão –, si è insediato martedì 1° gennaio 2019 Jair Bolsonaro come presidente della Repubblica Federale del Brasile, come il Paese sudamericano si chiama ufficialmente. L’ex militare 63enne, che è succeduto a Michel Temer, aveva vinto il 28 ottobre del 2018 il turno di ballottaggio delle elezioni presidenziali con il 55,13% delle preferenze, battendo il candidato del Partito dei Lavoratori, Fernando Haddad.

Il nazional-conservatore Bolsonaro, che è membro del Partito Social-Liberale, è noto per le sue prese di posizione populiste e conosce bene la politica brasiliana: è stato deputato ininterrottamente dal 1991 (per varie formazioni). «Uniremo il popolo, valorizzeremo la famiglia, rispetteremo le religioni e la nostra tradizione giudeo-cristiana, combatteremo l’ideologia di genere, conservando i nostri valori», ha dichiarato Bolsonaro nel suo primo discorso da presidente, citato dalla BBC. «Il Brasile tornerà a essere un Paese libero da retaggi ideologici», ha continuato il neo-presidente, che ha origini soprattutto italiane ma anche tedesche. In un tweet, il presidente americano Donald Trump ha lodato il «grande» discorso di Bolsonaro.

Secondo la BBC, le sfide più importanti che aspettano Bolsonaro sono cinque: la crescente disoccupazione in Brasile, il tasso di povertà tra bambini e adolescenti, la mancanza di abitazioni adeguate, l’educazione della prima infanzia e le disuguaglianze nell’accesso all’educazione superiore.

America Latina: sei Paesi eleggeranno un nuovo presidente  nel 2019

Nel biennio 2018-2019 due terzi di tutti i Paesi dell’America Latina avranno eletto un nuovo presidente, ricorda il quotidiano ABC in un articolo pubblicato il 2 gennaio 2019. Mentre nel corso del 2018 l’elettorato di sei Paesi si è già recato alle urne per scegliere un nuovo capo di Stato (Costa Rica, Paraguay, Venezuela, Colombia, Messico e Brasile), nel 2019 toccherà ad altre sei Nazioni. Ad aprire la «danza elettorale» saranno tre Paesi dell’America Centrale, cioè El Salvador (3 febbraio), Panamá (5 maggio) e Guatemala (16 giugno). Seguiranno poi in autunno Argentina e Uruguay – il 27 ottobre in entrambi i casi – e infine Bolivia, sempre in ottobre, ma di cui manca per ora la data precisa.

«Salvo oscillazioni ideologiche ancora difficili da prevedere», secondo il quotidiano madrileno nell’anno elettorale 2019 si intensificherà lo «scivolamento verso il populismo» già registrato nel 2018 e di cui Andrés Manuel López Obrador (Messico) e Jair Bolsonaro (Brasile) sono «chiari esempi». «Se nell’ordine politico mondiale stiamo entrando in una fase di populismo autoritario, potremmo dire che l’America Latina, con le sue poche eccezioni, corre il rischio di arrivare a questo stadio senza aver vissuto un’era di democrazia consolidata», così avverte o piuttosto teme il giornale.

Cina: Xi Jinping avverte Taiwan

Pechino non ha alcuna intenzione di rinunciare a Taiwan, che considera parte integrante del suo territorio. In un discorso tenuto mercoledì 2 gennaio in occasione del 40° anniversario della pubblicazione del «Messaggio ai compatrioti di Taiwan», avvenuta il 1° gennaio del 1979, il presidente della Repubblica Popolare Cinese, Xi Jinping, ha usato parole nette e avvertito che «la Cina dev’essere riunificata e lo sarà». Pechino ritiene infatti che l’isola, indipendente de facto dal 1945, è solo una «provincia ribelle», che va inevitabilmente reintegrata nella grande e «unica» Cina.

Mentre già nel maggio scorso la Cina ha condotto un’ampia esercitazione militare a ridosso dell’isola di Formosa (come Taiwan è anche chiamata), schierando per la prima volta i nuovi e temuti caccia Sukhoi Su-35 di fabbricazione russa, che hanno sorvolato il Canale di Bashi nello Stretto di Luzon (che separa l’isola dalle Filippine), Xi Jinping ha fatto capire che il suo Paese potrebbe ricorrere alla forza militare. «Non promettiamo di rinunciare all’uso della forza e ci riserviamo il diritto di prendere tutte le misure necessarie», ha detto il presidente cinese, citato da El País. Con le sue parole Xi ha voluto rispondere alla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, che nel suo discorso di inizio anno aveva chiesto alla Cina di rispettare la scelta dei 23 milioni di cittadini taiwanesi di vivere in libertà e in un sistema democratico.

Corea del Nord: Kim Jong-un avverte gli USA di non mettere alla prova la sua pazienza

Nel suo discorso di inizio anno – il primo dopo lo storico incontro con il presidente americano Donald Trump, avvenuto il 12 giugno scorso in un albergo di lusso a Singapore – , il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un, ha confermato martedì 1° gennaio il suo impegno a favore della denuclearizzazione della penisola coreana, a condizione però che Washington faccia la sua parte. Dichiarandosi disposto a incontrare di nuovo Trump «in ogni momento», Kim ha avvertito che il suo Paese potrebbe cambiare la sua politica riconciliatrice, se gli USA non faranno passi «corrispondenti», ponendo fine alle sanzioni economiche e politiche, così spiega La Vanguardia.

«Non ci rimane altra scelta se non quella di cercare una nuova strada se gli Stati Uniti non mantengono le loro promesse, malinterpretando la nostra pazienza nel cercare di forzare le cose di maniera unilaterale per mantenere le sanzioni e le pressioni», ha dichiarato Kim, che era seduto su una poltrona di pelle e vestito all’occidentale, con un vestito scuro e cravatta. «Anche io non vedo l’ora di incontrare il presidente Kim, il quale si rende conto molto bene che la Corea del Nord ha un grande potenziale economico», ha risposto in un messaggio Twitter il presidente americano. Mercoledì 2 gennaio Trump ha anche annunciato di aver ricevuto una «grande lettera» da parte di Kim.

«New Horizons»: la sonda NASA ha sorvolato l’asteroide Ultima Thule

Il giorno di Capodanno 2019 la sonda NASA «New Horizons» ha sorvolato «l’oggetto celeste più distante mai visitato da una navicella spaziale», l’asteroide Ultima Thule. Ad annunciare  la notizia con un tweet è stato l’amministratore dell’agenzia spaziale statunitense, Jim Bridenstine. La sonda «New Horizons», lanciata dalla NASA il 19 gennaio 2006 da Cape Canaveral in Florida, ci ha messo quindi quasi 13 anni per effettuare il sorvolo («flyby» in gergo) dell’asteroide, situato nella cosiddetta «cintura» o «fascia di Kuiper» ai confini del sistema solare, ad una distanza record di più di 6 miliardi di chilometri dal sole e circa 1,6 miliardi chilometri oltre Plutone, così riferisce La Repubblica.

Sviluppata per l’esplorazione di Plutone, la NASA ha prolungato fino al 2021 la missione della navicella spaziale, che viaggia attualmente ad una velocità di circa 50.000 km/h. I segnali mandati dalla piccola sonda sono stati captati da una delle grandi antenne della NASA nei pressi di Madrid, in Spagna. A partire da metà gennaio gli scienziati della NASA inizieranno a cartografare l’asteroide, rivela Alan Stern, citato da La Vanguardia. Gli esperti sperano che le informazioni raccolte dalla sonda possano gettare nuova luce sulle origini del sistema solare.

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