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Non importa quante volte hai fallito, sei benedetto … cioè Dio pensa bene di te

Noah Silliman | Unsplash
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I buoni propositi per l'anno nuovo nascono prima di tutto dalla certezza che Dio fa il tifo per ciascuno; noi dobbiamo metterci preghiera, discernimento e perseveranza.

Non so voi, ma a me quando si parla di buoni propositi mi si arriccia la pelle e mi viene sempre in mente il detto popolare: la strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni … e si perché nuovo anno, nuovi propositi e tante tante buone intenzioni. Quante buone intenzioni ho avuto nella mia vita! Ma a dire il vero pochissime di queste iniziative sono andate a buon fine, anzi! Spesso sono state fonte di grande frustrazione e fallimento… Sembra quasi un paradosso: se non ci metti le buone intenzioni, sei un pigro che non vuole cambiare la sua vita, se ce le metti, il fallimento è dietro l’angolo!

Ci sarà pure un’attitudine positiva.

Tu sei benedetto

C’è una storia su San Francesco che racconta che nei primi tempi della sua nuova vita, quando il papà di Francesco lo incontrava, incominciava ad insultarlo e a maledirlo. Deve essere stato terribile! Pensate… mentre Francesco cercava di vivere qualcosa di totalmente nuovo e che sentiva come vero e autentico, suo padre, colui che lo aveva cresciuto e che (volente o nolente) era stato un suo punto di riferimento, lo insultava per questo cambiamento. La storia racconta che Francesco cedeva la sua elemosina ad un povero del paese affinché lui, ogni volta che il padre lo insultava, lo bene-dicesse, cioè dicesse bene della sua vita e di quanto Dio lo amasse. Stupendo!

Tutti abbiamo bisogno che qualcuno faccia il tifo per noi! Tutti abbiamo bisogno di essere supportati nelle scelte di vita che facciamo. È talmente importante che la prima lettura, del primo giorno dell’anno, della prima messa, la chiesa propone questo brano del libro dei Numeri:

Il Signore faccia brillare il suo volto su di te e ti sia propizio, rivolga su di te il suo volto e ti conceda la pace (Num 6,22-27)

HAPPY
Photo by Svyatoslav Romanov on Unsplash

Capisci? La cosa più importante che la chiesa vuole dirti il primo dell’anno è che tu sei benedetto. Che la tua vita vale, che i tuoi desideri contano. Che non importa quante volte hai fallito, perché la tua vita vale la pena! Questo passo è stato talmente caro a Francesco che benediceva i suoi frati propro con queste parole…

Tu sei benedetto! Cioè Dio pensa bene di te, questo è il primo asse cardinale, il più importante, per qualsiasi cambiamento, o buona intenzione tu voglia portare avanti. E se Dio pensa bene di te, il mondo ti sorride, e non importa quanti motivi hai per essere triste o deluso. Al centro della tua vita pulsa una benedizione soprannaturale e proprio essa è la radice del cambiamento.

Niente ho potuto fare, senza prima aver incominciato a pensare bene di me.

Le abitudini si radicano

A leggere i blog minimalisti tendenti zen, tutti parlano di quanto sia fondamentale radicare delle abitudini. Cioè, non serve fare una cosa bella una volta, ma farla una volta a settimana o una volta al giorno: è la ripetizione che instaura il cambiamento, non la semplice sperimentazione che una cosa sia bella, o che ne valga la pena: una clarissa trova la forza per alzarsi tutte le notti e pregare grazie alla routine (abitudine) del monastero, un papà esce di casa (senza farsi troppe domande) ogni mattina per andare a lavorare grazie alla forza dell’abitudine. Quando mi allenavo per correre in bici (facevo agonismo ad alto livello) non mi chiedevo più se avevo voglia o meno di uscire, se il tempo era caldo o freddo, mi vestivo e uscivo. Tutti i giorni. Punto. Le abitudini si radicano nella nostra vita grazie alla virtù cristiana della perseveranza. È la perseveranza che manda avanti le abitudini, e cioè, il continuare a fare una cosa anche se in questo momento non ne abbiamo voglia.

Questo è possibile perché a monte è stata presa una decisione (discernimento) e a questa decisione si abbina una regola (alzarsi la mattina per andare a lavoro, pregare, uscire per un allenamento ecc.)

Di solito le persone più brillanti, sono quelle che falliscono più miseramente su questo punto. Lasciandosi prendere dai mille impulsi (idee?) del momento, faticano a focalizzarsi e a portare avanti un progetto che già sembra vecchio. Il centro della perseveranza è quello di smettere di farsi domande. La decisione è già stata presa. Non ci sono altre considerazioni da fare. Non ti alzi la mattina pensando a cosa ti dovrai mettere o cosa dovrai fare: i vestiti sono sulla sedia e la lezione all’università ti aspetta. Punto.

Come vedete la perseveranza porta avanti una idea già chiara, frutto di una decisione presa in precedenza. Questa decisione, affinché sia solida e fondata, deve essere frutto di un discernimento.

Il discernimento

E qui casca l’asino!

Il discernimento: tutti vogliono farlo e nessuno lo sa fare o sa spiegarti come si fa…

Per quanto riguarda tutto questo, credo che il punto fondamentale da capire è che il discernimento non è un tecnicismo. Non è come le indicazioni per l’isola che non c’è … seconda stella a destra, questo è il cammino… ma un ascolto. Un ascolto profondo di se stessi e di quello che Dio ha da dire sulla tua vita.

Per scelte importanti di vita, è necessario (fondamentale!) fare un discernimento lungo e approfondito. Ma ci sono casi in cui il discernimento è banale. Ad esempio interrompere delle abitudini negative: come il fumo, mangiare male, bere troppi alcolici, essere incapaci di iniziare un progetto, non fare nessuna attività fisica ecc.

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Cathefriedrich | Flickr CC by NC ND 2.0

Per questi casi è necessario fermarsi e fare i seguenti due ragionamenti:

  • Il primo sta nel riconoscere che una certa cosa in questione non va bene per la mia vita e che vorrei cambiarla.
  • Il secondo è di decidere di volerla cambiare ora (!).

(E sì, perchè magari riconosciamo che una cosa non va bene, ma non riusciamo a farne a meno, è un palliativo che ci aiuta ad andare avanti… vedi il fumo… ma la mia esperienza è che mettendo mano su aspetti magari più semplici della propria vita, poi anche quelli più difficili, diventano abbordabili).

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