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Ringraziamo e progettiamo piccole cose, per lasciare a Lui l’opera più grande

MANI, 2019, CUBI
Shutterstock
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In questo ultimo giorno dell'anno ringraziamo Dio dei segni della Sua Presenza che non ci sono mancati e poi guardiamo all'anno che viene proponendoci piccoli gesti per animare il quotidiano con la preghiera, il riposo e la compagnia.

L’anno volge al termine, in queste ore che ci separano dall’anno nuovo è inevitabile iniziare a tirare le somme di ciò che abbiamo vissuto in questi 365 giorni e per me è sempre stato un momento triste.
Nulla a che vedere con il momento religioso, quello esula dalla mia tristezza, semplicemente si pensa a cosa è accaduto, si ricorda chi non c’è più, eventuali perdite e si tira una riga per provare a ripartire da zero, spesso con ottimi propositi e idee sapendo che non verranno quasi considerati.
Probabilmente è proprio il fatto che si fanno progetti che si sa non verranno portati a termine che crea questa tristezza, diventa un circolo vizioso .
Un circolo vizioso a cui un rimedio c’è ed è anche piuttosto semplice, pianificare senza pretese il minimo indispensabile.

Ma  partiamo con ordine, ovvero dalla fine….
La fine dell’anno dal punto di vista religioso è prima di tutto un momento di ringraziamento, attraverso il Te Deum Laudamus, un inno di ringraziamento che viene cantato la sera del 31 dicembre per ringraziare dell’anno appena passato.
Non sto a raccontare la storia di questo canto ma a quanto pare è molto antico, si parla della fine del IV secolo intonato anche da Sant’Agostino il giorno del suo battesimo.
Onestamente conosco il Te Deum da pochissimo, quando ero piccola non ne ho mai sentito parlare, una volta allontanata dalla chiesa men che meno, per cui ci sono cose che “scopro” e vivo tardi perchè ci arrivo con calma… meglio tardi che mai!

Per chi come me ha scoperto da poco questa tradizione e non sa bene cosa contenga ecco un breve riassunto in tre punti o parti:
-La prima è una lode trinitaria indirizzata al Padre; molto simile ad un’anafora eucaristica, contenendo il triplice Sanctus. (arriva fino a Paraclitum Spiritum)
-La seconda parte è una lode a Cristo Redentore. (da Tu rex gloriæ a sanguine redemisti)
-L’ultima è un seguito di suppliche e di versetti tratti dal libro dei salmi. (da Salvum fac)
Comunemente viene cantato a cori alterni: presbitero o celebrante e il popolo.

Ringraziare il Signore, un gesto che per molti è normale, per altri inusuale perchè troppo abituati a chiedere, chiedere, chiedere…
C’è qualcosa di male nel chiedere? assolutamente no, proprio nel Vangelo troviamo queste parole:

“Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto..”

Per cui chiedere è ben accetto dal Signore, però anche ringraziare è una cosa da fare e per chi non ha questa abitudine, il Te Deum è un ottimo momento per fare il punto della situazione e ringraziare il Signore.
C’è sempre un motivo per ringraziare, nonostante momenti bui, perdite, dolore, c’è sempre qualcosa per cui ringraziare, anche solo per il fatto che il Signore non ci abbandona mai ed è sempre accanto a noi per sostenerci nella prova e nella disperazione.
Ringraziare anche nelle giornate “normali” che sembra non abbiano nulla di speciale per il solo motivo di essere al mondo, aver trascorso del tempo con chi amiamo e aver goduto di ogni secondo della giornata.
Il mio Te Deum personale ad una prima riflessione sembra cortissimo, ma rivedendo ogni attimo di questo anno trascorso ho tanto, tantissimo per cui ringraziare nonostante ad un primo bilancio l’anno sia stato molto pesante sotto molti punti di vista.
Parlandone con mio marito, gli ho detto che avrei bisogno di un attimo di tregua dalle troppe preoccupazioni, la sua risposta è stata semplice è utile “la tregua dobbiamo crearcela noi, facciamo fatica a riconoscere i momenti di tregua perchè non siamo più abituati, può essere l’ora in cui guardiamo un film con i bambini senza pensieri, può essere una cena in cui chiacchieriamo…”
Ed è verissimo, se ci abituiamo a correre, fare mille cose etc, non riusciamo più a distinguere la calma quando in realtà la viviamo senza rendercene conto.
WOMAN WITH HEADACHE
Shutterstock
Se in ordine la prima cosa da fare è ringraziare l’ultimo giorno dell’anno, la seconda cosa è pianificare l’anno nuovo!

Si, agenda alla mano oppure un quaderno o un foglio, pianificate il vostro anno il che non significa predisporre degli obiettivi difficili da raggiungere, ma piccole cose facilissime e che possono sembrare banali per poi progettare strada facendo cose più “grandi”.

Volete una piccola lista per prendere degli spunti?

Eccola!
– Scegli il tuo Santo protettore per l’anno nuovo, affida la tua famiglia e pregalo ogni giorno oltre ad informarti e leggere ogni cosa si possa trovare su di lui.
Potete pescare un nome da una lista oppure tramite un sito che utilizzo da molti anni, dopo aver pregato avrete il vostro Santo protettore. (CLICCATE QUI)
– Scrivete il nome del vostro protettore su un foglietto e appendetelo in bella vista come promemoria per rivolgervi a lui quotidianamente.
– Scegliete un Santuario da visitare durante l’anno, informatevi e andateci quando lo ritenete il momento giusto, ne basta uno.
Vivi a pieno i Sacramenti, cerca di confessarti a cadenza regolare, appuntando sull’agenda o calendario avrete un utile promemoria.
– Ritagliatevi del  tempo per pregare con la vostra famiglia.

Leggete il Vangelo quotidianamente, mentre fate colazione, appena svegli, mentre andate al lavoro (se non utilizzate l’auto), ci sono anche applicazioni comode per poter leggere ovunque appena avete 2 minuti di tempo.

FAMILY PRAYING, ADVENT
Corinne SIMON I CIRIC
– Mettete la lista appesa in cucina o in un posto che per voi possa essere ben visibile, certe volte le troppe cose da fare mettono a dura prova la memoria per cui un appunto visivo è utilissimo.

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