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“L’angelo mi portava a pregare nel Purgatorio”. Le visioni della beata Emmerick

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I contatti con le anime nell'aldilà della mistica tedesca: ha visto e descritto le sofferenze a cui sono sottoposte le anime purganti

Anche le comunicazioni della beata Anna Caterina Emmerick con le anime del purgatorio sono dovute al suo angelo che la trasportò in quella situazione ultraterrrena di misericordia, così che potesse ristorare i poveri prigionieri con i frutti della sua pena.

«Io fui con la mia guida», lei dice, «tra le povere anime nel purgatorio. Vidi la loro desolazione, la loro incapacità di aiutare se stessi e la poca assistenza che essi ottengono dai vivi. Ah, la loro infelicità è indicibile! Mentre contemplavo il loro stato, vidi che una montagna separava me dalla mia guida. Io mi tormentavo per lui come uno che sta morendo di fame, quasi svenivo dal desiderio. Lo vedevo dal lato opposto, ma non potevo raggiungerlo. Lui mi disse: ‘Vedi, quanto scongiuri aiuto! Le povere anime sono sempre nello stato in cui tu sei adesso!’. L’angelo spesso mi portava a pregare davanti a caverne e prigioni. Mi prostravo, piangevo, elevavo le braccia al cielo e gridavo a Dio misericordia».

L’angelo, prosegue Emmerick, «mi incoraggiava ad offrire ogni sorta di privazioni per le povere anime. Essi non possono aiutare se stessi, sono crudelmente abbandonati. Spesso lo mando dagli angeli di certe persone che soffrono per ispirare loro di soffrire le loro pene per essi. Essi sono istantaneamente sollevati da queste offerte; diventano così gioiosi, così grati! Ogni qualvolta faccio qualcosa per loro, essi pregano per me».

«Sono terrificata – conclude la beata – nel vedere le ricchezze che la Chiesa possiede in tale abbondanza trascurate, dissipate, giudicate così superficialmente, mentre le povere anime languono per esse».

 

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