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Una festa che non si celebra più ci invita ad approfondire il viaggio verso Betlemme

MARY, JOSEPH, BETHLEHEM
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130 chilometri, 4 giorni... quante volte Maria avrà dovuto fermarsi per andare in bagno?

Nell’anno 431, il Concilio di Efeso ha dichiarato che la Beata Vergine Maria è davvero “Theotokos”, la Madre di Dio. Nel periodo d’Avvento cade la Festa dell’Attesa della Beata Vergine Maria, che si celebra il 18 dicembre.

Questa festa è una profonda commemorazione di quello che Nostra Signora e San Giuseppe hanno affrontato nella settimana che ha preceduto il primo Natale (oggi si celebra solo in Italia, Spagna, Portogallo e Polonia, e tra alcuni gruppi religiosi).

Abbiamo mai pensato a come abbiano vissuto Giuseppe e Maria in quel periodo? Abbiamo mai provato ad immaginare come sia stato per loro?

Stavano per intraprendere un viaggio di 130 chilometri alla volta di Betlemme. Non c’erano strade asfaltate, macchine, treni, aerei, né aree di sosta lungo il cammino. Hanno viaggiato su sentieri rocciosi, sporchi e polverosi.

Sono sicuro che la maggior parte dei papà ricorda la nascita del primo figlio. Per quanto mi riguarda avevo 25 anni, e le acque di Loretta si sono rotte una domenica pomeriggio. Il viaggio in macchina lungo strade ben asfaltate, attraversando il George Washington Bridge per entrare a Manhattan, ha richiesto 20 minuti.

Quando siamo arrivati è stata portata immediatamente in maternità, mentre io sono stato relegato in sala d’attesa. Ho provato un enorme sollievo sapendo che mia moglie e il mio bambino che stava per nascere erano in buone mani. Non ho pensato a San Giuseppe.

Lascerò a voi mamme il compito di ponderare come dev’essere stato per la madre del Salvatore. Anche se piena di grazia e protetta da Dio stesso, era umana, con tutte le emozioni e le paure di una donna normale. Quei sentimenti erano reali.

Da uomo, non riesco a immaginare di affrontare la responsabilità di portare mia moglie incinta che sta per partorire a compiere un tragitto di 130 chilometri per arrivare in un posto senza nemmeno sapere dove avremmo alloggeremo. Tutto il concetto è, diremmo oggi, folle! Per i genitori scelti del Messia, però, era la realtà. Non avevano scelta.

Il viaggio avrebbe richiesto almeno quattro giorni. Immaginate tutte le soste lungo il cammino, soprattutto con la Beata Vergine che aveva finito il tempo e il bambino che le premeva sulla vescica. Sì, era umana.

Avrebbero dovuto riposare, ma dove? Sul ciglio della strada? Dovevano mangiare. Hanno acceso un fuoco e provato a cucinare qualcosa? Non avevano certo borse frigorifere, e allora come conservavano il cibo (qualunque fosse), e quanta acqua riuscivano a portare? Quanti cambi d’abito avevano portato con sé? Dove si lavavano? Dove si cambiavano?

Quando hanno raggiunto Betlemme, Giuseppe ha dovuto lasciare sua moglie stanca e incinta, da sola, in un luogo estraneo per andare in cerca di un alloggio. Oggi cerchiamo il primo motel, entriamo e troviamo una bella stanza con un letto caldo che ci aspetta. Per la Sacra Famiglia non è stato lo stesso, assolutamente. Alla fine si sono rifugiati in un luogo che ospitava degli animali. Il reparto maternità di Maria è stato quello, e ha partorito sulla paglia. È ben difficile da immaginare.

Dobbiamo tanto alla nostra Beata Madre. Ha accettato il dono incredibile di Dio della Divina Maternità e tutto ciò che ha comportato, dal vedere Giuseppe reagire straziato sapendo della sua gravidanza al viaggio a Betlemme, al primo Natale in una grotta e così via, fino alla Passione e alla Morte di Gesù… tutto ciò che Maria ha fatto è stato un atto generoso direttamente derivato dall’Amore del suo Cuore Immacolato.

Quanto a San Giuseppe, è il modello esemplare per tutti noi, soprattutto per noi uomini. Ama il suo Dio e la sua famiglia e fa tutto ciò che è in suo potere per prendersene cura e per proteggerli, indipendentemente da tutto. È questo che fa un vero uomo.

Noi che seguiamo Cristo siamo veramente benedetti. Perché tanti non se ne rendono conto?

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