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3 fiabe sugli angeli del Natale che potete raccontare ai vostri bambini!

LONDON CHRISTMAS

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Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 21/12/18

Sono racconti legati a piccoli miracoli avvenuti durante l'Avvento

Tre fiabe di Natale in cui sono protagonisti gli angeli. A raccontarle in “Gli Angeli della Natività” (Sugarco edizioni) è Don Marcello Stanzione. Si tratta di apparizioni

1) Gli angeli dell’Avvento

«Ci sono quattro angeli come quattro sono le settimane che preparano al Natale. Ognuno di essi indossa un vestito di un colore che rappresenta una particolare qualità: il blu, il rosso, il bianco e il viola«.

lo per invitare gli uomini a prepararsi per il Natale. È vestito con un mantello blu, intessuto di silenzio e di pace. La maggior parte della gente non sente il suo arrivo perché è troppo indaffarata nelle faccende quotidiane. L’angelo blu canta con voce profonda e soltanto quelli che hanno un cuore attento possono sentirlo. Egli canta: “Il cielo scende sulla terra. Dio viene ad abitare nel cuore degli uomini. Prestate attenzione! Apritegli la porta”. Così quelli che lo sentono iniziano a prepararsi per il Natale.

Durante la seconda settimana un angelo col mantello rosso scende dal cielo e porta un cesto vuoto. Questo cesto è intessuto di raggi di sole e può contenere soltanto ciò che è leggero e delicato. L’angelo rosso passa su tutte le case e cerca; guarda nel cuore di tutti gli uomini per vedere se trova un po’ di amore… Se lo trova, lo prende, lo mette nel cesto e lo porta in alto, in cielo. E lassù le anime di tutti quelli che sono sepolti in terra e tutti gli angeli prendono quest’amore e ne fanno della luce per le stelle. Il rosso rappresenta l’amore.

Nella terza settimana, un angelo bianco e luminoso discende sulla terra. Tiene sulla mano un raggio di sole. Va verso gli uomini che conservano in cuore l’amore e li tocca col suo raggio di luce. Essi si sentono felici perché nell’inverno freddo e buio so- no rischiarati ed illuminati. Il sole brilla nei loro occhi, avvolge le loro mani, i loro piedi e tutto il corpo.

Nella quarta e ultima settimana di Avvento, appare in cielo un angelo dal mantello viola. L’angelo color viola passa su tutta la terra tenendo col braccio una cetra d’oro. Suona una musica dolcissima e canta soavemente. Ma per poterlo udire occorre avere un cuore silenzioso ed attento. Egli canta il canto della pace. Molti piccoli angeli lo accompagnano e cantano con lui: “Pace in terra agli uomini di buona volontà!”. Il viola, che è formato dall’unione del blu e del rosso, indica l’amore vero, quello profondo, che nasce quando si sta in silenzio e si ascolta la voce dell’Amore.


SAINT JOSEPH'S DREAM

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2) L’angioletto del Presepe

Durante la Creazione Dio prese una nuvola bianca e morbida come lana, ne staccò un grande fiocco e cominciò a modellarlo. Capelli ondeggianti, un corpo sottile e flessuoso, due grandi ali: ecco un angelo! Il Signore raccolse dal sole una lingua di fuoco e gliela mise sul capo: “Tu sarai un Cherubino”, gli disse e lo lasciò volare. E come il primo, ne fece altri cento, finché la nuvola non fu ridotta a metà.

Allora staccò un altro grande fiocco e modellò un angelo tale e quale i precedenti, prese poi una stella luminosa e gliela mise sul capo: “Tu sarai un Serafino”, gli disse, e l’angelo subito volò in alto, a raggiungere gli altri. Novantanove ne aveva già fatti, ne mancava uno e avrebbe finito, pensò soddisfatto.

Ma quando fece per prendere l’ultimo fiocco, s’accorse che della nuvola era rimasto poco o niente. “Pazienza – disse il Signore – lo farò piccolino. Mi servirà per le cose di poco conto!”. Prese dunque il batuffolo di nuvola e subito, in un batter d’occhio, ne fece un piccolo angelo. Staccò quindi una stella e gliela mise sul capo. Troppo pesante, il piccolo angelo non riusciva a stare sospeso. Provò con una più piccola e con un’altra ancora: niente da fare, per quanto battesse le ali, il peso lo mandava giù, verso la terra.

Il Creatore guardò il piccolo angelo senza luce e gli disse pensoso: “Vorrà dire che ti terrò per il presepe”. “Che cos’è il presepe?”, pensò il piccolo angelo. Ma non ebbe il coraggio di chiederlo e si sistemò in un cantuccio, ad aspettare pazientemente che qualcuno glielo spiegasse.

Intanto nel cielo passò una Cometa fiammeggiante e tutti gli angeli la seguirono su indicazione del Signore. Anche il piccolo angelo provò a seguirla ma non riusciva a tenere la scia degli altri. Mentre la cercava sentì un pianto. Debole prima, quindi più forte e insistente. Nella notte si sentiva solo quel- lo e sembrava riempire ogni cosa.

Il piccolo angelo si mise alla ricerca e arrivò a una povera casa: dentro c’erano un bambino che piangeva e una donna e un uomo che lo guardavano. Il bambino piangeva e loro non sapevano più cosa fare per calmarlo. Il piccolo angelo pensò che il bambino piangesse per il freddo e lo coprì con la sua ala. E il pianto tacque e il bambino si addormentò. Fuori, i Cherubini e i Serafini volteggiavano nell’aria, tracciando fasci di luce…

Il piccolo angelo continuava a chiedersi come avrebbe fatto a trovare il presepe. E il Signore, tra le nuvole, sorrideva… ».


BAGNA CAUDA

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3) L’angelo e l’albero di Natale

Una leggenda popolare inglese racconta che in un villaggio inglese viveva molti anni fa un bambino di nome Giacomo. Era un bimbo molto dolce e sensibile, che la sorte aveva però toccato in modo speciale. Non aveva ricevuto infatti il dono della vista e si affidava ai racconti degli adulti o de- gli amici per immaginare dentro di sé tutto ciò che lo circondava. Se da un lato poteva essere considerato sfortunato, da un altro aveva però ricevuto un regalo: il suo angelo custode, che era davvero straordinario.

A questo angelo era stato affidato proprio Giacomo e lui si dedicava al suo piccolo protetto con un entusiasmo e una dedizione come solo fra gli abitanti del Paradiso si possono trovare. Il bimbo in realtà non era mai solo e quello che non riusciva a immaginare con la fantasia gli veniva dipinto direttamente nella mente del suo attentissimo angelo.

Giacomo non aveva mai parlato con nessuno di questo prezioso amico.

Intanto come ogni anno, anche quella volta stava per arrivare la vigilia di Natale e in ogni famiglia fervevano i preparativi. Giacomo voleva creare, più che in passato, dentro di sé l’immagine dell’albero di Natale. Chiedeva a Gesù, in continuazione, di poterlo vedere, almeno per una volta.

Giacomo stava ancora riflettendo su quelle parole quando la mamma lo chiamò. “Vieni, Giacomo, ti farò toccare tutti gli oggetti che ho appeso al nostro albero: ci sono anche le caramelle che ti piacciono tanto e papà ha appeso una bella sorpresa per te. Sono sicura che ti piacerà tantissimo”. “Com’è dolce la voce del- la mamma! Dio è stato veramente buono con me”, pensò il bambino, assaporando il tepore che l’amore dei suoi genitori sapeva infondergli.

In quell’attimo dal suo cuore sgorgò un’emozione così pro- fonda che si sentì scosso da un brivido e, guardando nella grande stanza, Giacomo vide brillare il suo albero di Natale. Non solo Giacomo vide per la prima volta tutto ciò che lo circondava, ma affacciato alla finestra, fra lo scintillio della neve, distinse chiaramente una figura luminosa che agitava la mano verso di lui.

Nessuno nel villaggio dimenticò quel Natale in cui avvenne il miracolo del piccolo cieco, e anche se i medici diedero a quell’inconsueto fenomeno un nome scientifico, tutti vollero sempre considerarlo solo e soltanto un miracolo. Giacomo crebbe e divenne un uomo. Non si chiese mai cosa fosse successo quella notte, ma accettò pieno di gratitudine a tutti.




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