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Una famiglia normale alle prese col S.Natale: non siamo perfetti, ma ci siamo “quasi”!

BAMBINO E PRESEPE
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Il resto lo compie il Signore, piccolo e onnipotente. L'imperfezione è il pretesto giusto per ricordarci che è Gesù Cristo che compie.

Erica Bassi, moglie di Davide, mamma di Marco, Chiara e Pietro, autrice del libro “La porta gialla”, amica del Movimento Pro Sanctitate, ci racconta il suo Natale in famiglia.

Natale, santità, famiglia: tre parole affini tra loro; ci stanno bene, una accanto all’altra, senza sforzi apparenti…

Quando mi è stato chiesto di scrivere queste poche righe, ho subito pensato che, questa volta, me la sarei cavata con poca fatica e che sarebbe stato un gioco da ragazzi. Ingenua…

Perché mi ero lasciata prendere dall’entusiasmo delle case perfette – pensieri perfetti – famiglie perfette, quelle che ci mostrano nelle pubblicità, per intenderci!

Poi mi sono svegliata dai miei sogni ad occhi aperti e mi sono guardata intorno: è stato in quel momento che mi sono sentita prendere dal panico!

Giochi sparpagliati ovunque, lavoretti iniziati e materiali vari accatastati in un angolo, presepe pronto ma non del tutto, famiglia che quando ci si avvicina alle feste (qualunque esse siano!) innesca una strana marcia di nervosismo, mamma che sembra la sorella affannata del Bianconiglio di Alice nel paese delle meraviglie (è tardi, di corsa, non c’è più tempo e anche se ce n’è, è quasi finito!), imprevisti che ogni volta sbucano quando ormai sai già di essere in ritardo su ogni possibile tabella di marcia; noi Morcelli siamo quelli del “quasi”: quasi ordinati, quasi organizzati, quasi pazienti,…ogni tanto penso che un “quasi”, un giorno o l’altro, ci seppellirà!

Allora mi sono fermata ed ho pensato di ricontattare chi mi aveva chiesto questa riflessione e dire che mi ero sbagliata, e che impegni urgentissimi e improcrastinabili, tipo rifilare le siepi del giardino con le forbicine per le unghie, mi impedivano di dedicarmi al suo articolo.

Poi, l’altra sera, in un momento di lucidità (e con la complicità delle riflessioni di un caro amico frate), ho pensato che invece è proprio quel “quasi” che definisce la santità originale della nostra famiglia, impedendoci di sentirci autonomamente perfetti; le mille imperfezioni di casa nostra, ci costringono a fermarci, alzare lo sguardo e dire:

Vieni Gesù, vieni ancora da noi, su questa terra caotica e disordinata e piena di contraddizioni, rinasci sulla terra della nostra famiglia e portaci in dono un cuore un po’ più sgombro e pacificato.

I nostri “quasi” ci dispongono ad essere un po’ più benevoli con i “quasi” degli altri che incontriamo e che vivono insieme a noi; così, nell’attesa del nostro Salvatore potente e piccolissimo, possiamo continuare a camminare: finire finalmente il presepe, chiederci scusa per i nostri tempi e modi sbagliati, non smettere di riprovare ancora ed ancora ad essere un po’ più pazienti, un po’ meno arruffati, un po’ più affidati.

Perciò scusate, ma credo che ripartirò dall’inizio.

Natale, santità, famiglia: tre parole che, anno dopo anno, continuano a legarsi una all’altra proprio nella nostra famiglia, secondo un lessico familiare del “quasi”, che ci è proprio; ogni volta arriva un momento in cui rischia di scattarmi il pensiero tutto umano e per nulla fiducioso: “Come arriveremo, quest’anno, al Natale? Manca lo spirito giusto, mancano le condizioni necessarie per viverlo bene, mancano le idee, i regali, il tempo!”

PRANZO NATALE FAMIGLIA
Shutterstock

Ma poi, tutti gli anni ricominciamo a metterci quel nostro piccolo pane di impegno, di ricerca di armonia, di piccole creazioni da donare a compagni di scuola, a parenti e amici per ricordare che Gesù è dono di amore; addobbiamo la nostra casa sia dentro che fuori per ricordarci e ricordare a chi passa da queste parti che il Natale è festa grande, che Gesù è luce e gioia nelle nostre vite; inventiamo calendari di Avvento che ci aiutino a camminare seguendo una stella (la sfida di quest’anno? Regalare un Gesù Bambino ogni giorno, a persone che incontriamo e che non siano parenti, per ricordare a tutti chi è il vero festeggiato!).

Ed è così che sempre, non appena noi decidiamo di non arrenderci e investiamo i nostri cuori nella preparazione di uno spazio “buono”, avviene il “miracolo del Natale”. Anche quell’anno che proprio sembrava dovesse andare tutto storto e il Natale era incastrato tra le mie chemioterapie e l’operazione: ma il 25 dicembre eravamo tutti insieme, radunati da tre province diverse, tra fratelli, nonni, bimbi, a festeggiare il Dio della vita che entra nella nostra quotidianità, anche dove ci sono fatiche grandi; o tutte le volte che ci mettiamo ad organizzare i movimenti familiari che ci permettano di non lasciare nessuno da solo a festeggiare (viviamo troppo lontani gli uni dagli altri per poterci riunire in una sola volta!) e a guardarci da fuori sembriamo generali impegnati a preparare le grandi manovre, ma noi sappiamo che ad animarci è il desiderio di famiglia…

È stato così che l’altra sera, riordinando casa e pensieri, mi sono fermata e ho intravisto un filo di luce brillare tra le pieghe un po’ stropicciate di noi cinque, famiglia in attesa del Bimbo venuto a regnare sui nostri cuori.

Buon Natale!

QUI IL LINK ALL’ARTICOLO ORIGINALE

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