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Ai nostri figli sommersi di regali insegniamo cos’è un dono

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Cristina Buonaugurio - pubblicato il 17/12/18

Usiamo come sinonimi due parole che non lo sono affatto, ecco perché ...

Natale bussa ormai alle porte e le nostre case si stano riempiendo di pacchi e pacchetti che presto andranno ad allietare soprattutto i più piccini.

Ma cosa offriremo: regali o doni?

Spesso i due termini sono usati come sinonimi, ma in realtà indicano due cose diverse.

Il regalo dovuto

Fare un regalo significa riconoscere che una persona merita un riconoscimento, legato inizialmente all’idea della regalità. Ma regalare si traduce spesso anche nel desiderio di compensare un debito di riconoscenzaverso qualcuno o nel tentativo di far perdonare l’assenza che si respira nella vita normale.

Spesso e volentieri quindi il regalo è una cosa che si deve fare, un’incombenza, una sorta di obbligo da assolvere nei confronti di alcune persone, come sperimentiamo molto bene nel periodo di Natale. Oppure può essere il premio che viene dato a chi ha ottenuto un certo risultato, un riconoscimento per chi si è mostrato particolarmente bravo in qualcosa.


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Nella maggior parte dei casi il regalo è un mero oggetto: può costare molto oppure poco, ma è senza emozione, anche quando intende colmare un affetto che non si dimostra nella frenesia della quotidianità.

Il dono d’amore

Donare è dare nel senso più profondo: significa offrire qualcosa che parli del proprio affetto. Il dono è offerto in modo incondizionato, senza sentire di dovere qualcosa e senza pretendere nulla. Si dona se stessi, anche se simbolicamente tramite un oggetto.

Il dono non mira ad omaggiare qualcuno, come nel caso del regalo; il dono nasce dal riconoscere i propri sentimenti verso qualcuno e dalla volontà di dimostrarli. Il dono non si fa perché è Natale o il compleanno, si fa perché si ama qualcuno e non si desidera ricevere nulla in cambio. Allora non importa il valore economico del dono, ma il sentimento che è in grado di trasmettere.




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Qualità o quantità?

Il regalo è quantitativo, il dono è qualitativo. E questa differenza va insegnata ai bambini.

Per fare un regalobasta comprare una cosa qualunque, purché non faccia fare una brutta figura. Chi fa semplicemente regali a volte si sente in dovere di spendere una certa cifra e magari di dimostrare quanto ha speso. Altre volte pur di non spendere troppo ricicla regali a sua volta ricevuti e non graditi.

Per fare un dono, invece, si sceglie con cura l’oggetto, perché si vuole che sia in grado di trasmettere i propri sentimenti e che l’oggetto scelto possa dare gioia a chi lo riceve. Allora non è importante il valore economico del dono, ma quello sentimentale ed emotivo. Non conta cosa viene donato, ma il fatto che sia scelto con cura per trasmettere chiaramente quanto la persona che lo riceverà sia importante ed amata.

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Kira auf der Heide/Unsplash | CC0

Educare al dono, al desiderio e all’attesa

Sempre più spesso i bambini sono sommersi di regali, ma non sanno cosa significhi ricevere un dono.

Ci sono genitori che, sentendosi in colpa per il tempo che trascorrono lontano dai figli, comprano i giochi più costosi e soddisfano ogni capriccio. Così come si sono nonni che, pur di non sentire i nipotini piangere, regalano loro tutto ciò che vogliono oppure si sentono in dovere di far trovare loro un “pensierino” ogni volta che li vedono. Ma quei giochi ottenuti subito (e a volte privi di reale valore affettivo) perdono ben presto ogni valore per chi li ha ricevuti, perché non troverà in essi ciò che davvero cerca.

Inoltre in questo modo si impedisce di vivere il desiderio e di apprendere il valore dell’attesa. Invece per l’essere umano è importante imparare a desiderare quello che piace e, parallelamente, ad aspettare il giusto tempo affinché il desiderio si realizzi. Perché, anche se la nostra società vuole farci credere che possiamo avere tutto e subito, la realtà è un’altra. Per ottenere ciò che profondamente si desidera bisogna agire in modo tale da poter realizzare quel desiderio; e questo implica saper attendere affinché avvenga, senza accelerare i tempi e senza perdere pazienza e speranza.


GIULIA ZEDDA

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In quest’ottica al regalo va sostituito il dono. Che non soddisfa il capriccio di un momento ma può essere atteso per un periodo più o meno lungo oppure arrivare a sorpresa, senza un motivo. E che soddisfa un desiderio profondo. Ma soprattutto che è dono di se stesso al bambino da parte dell’adulto; e ciò implica donare il proprio tempo e la propria attenzione.

Ed è bene educare anche i bambini a fare doni: ai genitori, ai fratellini, agli amici, ai nonni, ai cuginetti… Insegnare che non vale tanto ciò che si dona, ma l’amore con cui viene donato. Perciò anche il più semplice dei disegni donato alla mamma o al papà di ritorno da scuola è un prezioso dono che dice quanto il bimbo ci porti nel cuore mentre è lontano, e come tale va accolto, “festeggiato” e conservato: è il bimbo che ci dona se stesso!

Quale dono?

Allora cosa è bene donare ai nostri figli? Ormai è chiaro: non importa tanto il cosa, ma il come!

CHRISTMAS GIFTS
Shutterstock

Ad esempio il dono può essere un semplice gioco creato insieme al bambino, magari con materiale di riciclo. Oppure può essere un oggetto scelto perché si conoscono le più profonde inclinazioni e i desideri più autentici di chi lo riceverà. In questo modo non si soddisfa un capriccio momentaneo, ma si insegna ai bimbi ad attendere (e, perché no, ad impegnarsi fattivamente) per veder realizzato un desiderio.

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