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Cos’ha a che vedere la morte con il Natale? Tutto

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Ramil Sitdikov | Sputnik | AFP
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Svegliati, o uomo... Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte

Se dovessimo imparare qualcosa sul Natale dai film e dai centri commerciali, non sarebbe molto più dei gorgheggi di Mariah Carey, della cioccolata calda, dei fiocchi di neve e delle coppie che si baciano mentre pattinano sul ghiaccio. Sono tutte cose belle, ma non sono il Natale. Né lo è l’impeto commerciale che esplode nei negozi e sugli schermi da luglio a dicembre.

Ma se il Natale non si riferisce a questo, cosa riguarda?

Il Natale riguarda la morte.

Alcuni si ritrarranno di fronte a queste parole, ma il Natale riguarda qualcosa di più di semplici scene di mangiatoie. Il Natale è la celebrazione del Dio che si è umiliato al punto di nascere umano, in povertà, e in una grotta – il figlio di Dio destinato non a onori terreni e a ricchezze, ma a morire per noi. Gesù è stato deposto in una mangiatoia che preannunciava il legno della Croce.

Ovviamente vorremmo separare il bambino dalla Croce, ma questo Bambino-Dio non è nato in un vuoto. Tutto il contesto della sua identità e della sua vita sono ciò che rendono la sua nascita degna di celebrazione.

Gesù è nato per salvarci. È nato per morire per salvarci.

La nascita di Cristo prefigura la sua morte, ma il Natale può essere legato alla morte di Cristo in modo più diretto. Alcuni studiosi affermano che la data attuale del Natale è stata stabilita in diretta relazione alla morte di Cristo. Nel suo libro Introduzione allo Spirito della Liturgia, l’allora cardinale Ratzinger esplora le teorie che stabiliscono il 25 marzo come giorno della morte di Cristo. Visto che era pensiero comune che Gesù fosse stato concepito e fosse morto nello stesso giorno, si pensa che sia questo il motivo per cui il Natale è stato stabilito nove mesi dopo. Collegare il concepimento di Gesù al Natale ha senso, ma per la mentalità cristiana antica e medievale il concepimento e la nascita di Cristo erano inestricabilmente legati alla sua morte.

La morte di Gesù è presente in ogni aspetto della storia della salvezza. Gli scritti dei Padri della Chiesa riflettono questa antica comprensione cristiana che può essere cancellata tanto facilmente dalla nostra mente e dai festeggiamenti imperanti.

Sant’Ireneo scrisse che al Bambino Gesù era stata offerta della mirra “perché sarebbe morto e sarebbe stato sepolto per la razza umana mortale”.

Sant’Agostino ci ammonisce: “Svegliati, o uomo: per te Dio si è fatto uomo… Saresti morto per sempre, se egli non fosse nato nel tempo… Non avresti riavuto la vita, se egli non si fosse incontrato con la tua stessa morte… Saresti perito, se non fosse venuto”.

In un’omelia di Natale, San Leone Magno dice: “Oggi, dilettissimi, è nato il nostro Salvatore: rallegriamoci! Il nostro Signore, distruttore del peccato e della morte, è venuto per liberare tutti, senza eccezione, non avendo trovato alcuno libero dal peccato”.

Le celebrazioni natalizie sono piene di vita solo perché la nostra Vita è venuta a salvarci dalla morte attraverso la morte. La vita ha assunto la vita umana per poter morire per noi. Che occasione per rallegrarsi!

Cosa possiamo fare per rinnovare questa comprensione del rapporto del Natale con la morte di Cristo? Possiamo iniziare evitando di rendere il Natale troppo sentimentale e di separarlo dalla Croce. Possiamo anche ricordare la nostra morte, che può arrivare in qualsiasi momento. Chiunque stia piangendo la perdita improvvisa di una persona cara a Natale conosce questa realtà terribile e tuttavia anche piena di speranza. La morte potrebbe giungere anche per ciascuno di noi in modo rapido e improvviso. L’Avvento e il Natale sono un periodo per ricordare il giorno in cui incontreremo Gesù e prepararci a quell’evento.

Ricordare la morte – quella di Gesù e la nostra – è parte integrante del Natale. Non è macabro o triste, ma una buona novella – un’ottima Buona Novella!

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