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C’è un’età minima perché una persona possa essere proclamata santa?

Maria Paola Daud
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C’è un’età minima per poter essere dichiarati ufficialmente santi? In un bambino come possono manifestarsi, eventualmente, le virtù eroiche? Forse ci sono eccezioni per i martiri? Grazie per l’eventuale risposta e per tutte le belle possibilità che ci date ogni settimana.

Eleonora

Risponde padre Francesco Romano, docente di Diritto Canonico alla Facoltà teologica dell’Italia centrale

La Chiesa da qualche secolo si interroga nel cercare di chiarire sotto l’aspetto teologico se anche i bambini possono esercitare le virtù in grado eroico ed essere candidati alla beatificazione.

Il contributo di Benedetto XIV (Prospero Lambertini) nelle cause di beatificazione e canonizzazione è stato notevole. Nella sua opera De Servorum Dei Beatificationis et Beatorum Canonizationis, basata sui suoi studi condotti nel periodo in cui è stato promotore generale della fede dal 1708 al 1728, Lambertini approfondisce anche la questione che stiamo trattando.

Egli afferma che è da ritenere che i fanciulli morti dopo il battesimo e prima di aver raggiunto l’uso di ragione beneficino della gloria e della visione beatifica, ma non possono essere canonizzati. Quindi, soggetto della beatificazione è solo chi è capace di porre atti liberi e responsabili, «colui che ha la possibilità di peccare, ma non pecca, colui che ha la possibilità di trasgredire la legge, ma non la trasgredisce».

Le tre condizioni che Benedetto XIV pone per verificare se le virtù sono state vissute in modo eroico vogliono chiarire se il soggetto sia stato in grado di agire: a) con facilità, prontezza e diletto; b) per un fine soprannaturale, cioè senza calcoli umani, con spirito di abnegazione e dominio delle passioni; c) in modo superiore all’ordinario.

Alcune beatificazioni avvenute dopo Benedetto XIV attestano invece che sia possibile dimostrare anche nei bambini l’esercizio delle virtù eroiche proprio attraverso le condizioni che lui aveva stabilito.

Riguardo ai Pastorelli di Fatima il P. Garrigou-Lagrange afferma che «Questi bambini dimostrarono per la loro età una grande sapienza, obbedendo subito al misterioso comando dell’Angelo sebbene non ne comprendessero ancora il senso e l’importanza. […] Le minacce (affinché rivelassero il segreto) pensavano che fossero vere e tuttavia si dimostrarono fermi e pronti a soffrire e morire, persuasi che tutto questo avvenisse per disposizione della Provvidenza divina».

I Pastorelli esercitarono le virtù in modo eccezionale perché non fu di un momento e passeggero, ma perseverarono fino alla morte.

Garrigou-Lagrange porta l’esempio della bambina Antonietta Meo, detta «Nennolina», dichiarata venerabile da Benedetto XVI il 17 dicembre 2007. «Nennolina» moriva ad appena sette anni per un tumore alla gamba da doverne subire l’amputazione, sorprendendo per la spiccata devozione a Gesù Crocifisso. Tra le sofferenze esclamava: «Ci sono nel mondo tanti peccatori e quindi qualcuno deve riparare. […] Papà, il dolore è come la stoffa, più è forte e più ha valore. […] Tu non comprendi che io sono felice di soffrire per offrire i miei dolori a Gesù».

Garrigou-Lagrange, confermando S. Tommaso, affermava: «né la vecchiaia, né l’età matura sono necessari per essere santi. […] Ogni età può raggiungere la virtù eroica».

La Chiesa anticipando l’età per ricevere i sacramenti, ha inteso farlo anche per il cammino di santità. S. Pio X nel Decreto Quam singulari, ammettendo i bambini all’Eucaristia appena raggiunto l’uso di ragione, esclamava «Dio avrà i suoi Santi anche tra i bambini».

L’insegnamento degli ultimi Pontefici si esprime a favore della santità canonizzabile anche nei più giovani. Pio XII il 27 ottobre 1953 alle Delegate della Gioventù Femminile di A.C. disse: «Non dovete credere che l’età minore sia di ostacolo nel cammino verso una perfezione anche consumata, verso la santità. Vi saranno Santi fra i bambini, esclamò il Nostro santo predecessore Pio X, quando aprì loro i Tabernacoli Eucaristici. Egli sapeva – come Noi sappiamo – che l’età corporale non pregiudica l’anima, onde l’uomo, anche nell’età puerile, può conseguire la perfezione dell’età spirituale».

S. Paolo VI per la beatificazione di Clelia Barbieri disse: «La santità nella giovinezza sembra un fenomeno mirabile per la ricchezza di doni soprannaturali che l’acerbità stessa dell’età mette in evidenza».

La S. Congregazione dei Riti, poi S. Congregazione per le Cause dei Santi, più volte ha cercato di indicare un criterio oggettivo sulla beatificazione dei ragazzi. Nel processo di beatificazione di Anna de Guigné, adolescente morta a undici anni, Pio XI nell’udienza del 24 febbraio 1937, oltre ai voti dei Consultori, richiese il voto di un teologo psicologo e di un pedagogista per lo studio preparatorio. L’opportunità della beatificazione di minori fu affrontata di nuovo nel Congresso del 15 marzo 1963 trattando la causa dei Piccoli Martiri di Luçon, tutti al di sotto dei sette anni. La S. Congregazione per le Cause dei santi nel 1976 riprese la questione su «l’idoneità dei fanciulli all’esercizio delle virtù e del martirio».

A partire da Benedetto XIV sulla perfezione cristiana canonizzabile, a seguito delle conoscenze raggiunte dalla teologia e dalla psicologia, il limite di età non costituisce un impedimento, fermo restando quanto dispose il predetto Pontefice circa il raggiunto uso di ragione. In questo senso, anche in età giovane e in modo a essa proporzionato, è possibile esercitare le virtù in grado eroico, purché si dimostri che ciò avvenga: a) con facilità, prontezza e diletto; b) per un fine soprannaturale; c) in modo superiore all’ordinario.

A tale riguardo posso riferire per esperienza personale, essendone stato istruttore nel processo diocesano fiorentino, sulla figura della Serva di Dio Maria Cristina Ogier, oggi in spedita fase di avanzamento presso la Congregazione delle Cause dei Santi. In modo molto simile alla «Nennolina», anche a Maria Cristina fu diagnosticato un tumore al cervello all’età di quattro anni. Consapevole di poter morire da un momento all’altro, fin dalla tenera età ha voluto condurre una vita nella normalità, incurante della gravità della malattia ed esprimendo le stesse parole di abbandono e di affidamento al Signore che pronunciava la «Nennolina». Superando con sforzo e sofferenza gli impedimenti fisici, senza lasciarsi condizionare dalla certezza della brevità della sua vita, frequentò il liceo classico. Desiderosa di diventare medico missionario, morì facendo appena in tempo a iscriversi all’università. Fin da piccola Maria Cristina, in modo proporzionato alla sua età, dette prova in ogni suo comportamento di vivere eroicamente le virtù e testimoniò la sua fede sia con le coetanee che con gli adulti. La conclusione della sua vita rivelò il compimento di una esistenza che fu già chiara e completa fin dagli albori, sempre incentrata sulla carità. Anche a lei si addice quanto il Beato Pio IX pronunciò per la canonizzazione di S. Giovanni Berchmans con le parole tratte dal Libro della Sapienza «consummatus in brevi explevit tempora multa» (Sap. IV, 13).

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