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Solo i maschietti all’altare, giovane prete nell’occhio del ciclone: succede a Cumiana

MINISTRANCI
REPORTER
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Chiara Sandrucci ha portato a rilevanza nazionale sul Corriere un episodio di vita parrocchiale del Torinese. Un prete giovane e zelante (forse un tantino intemperante) ha cercato di imporre alla comunità l'esclusione delle bambine dal servizio dei ministranti; per tutta risposta alcuni fedeli lo hanno deferito alla Consigliera di Parità Gabriella Boeri, la quale ha convocato il sacerdote e gli ha fatto dono di un libro sulla parità di genere (sic!). Ingerenze a parte, la questione non ha un vero profilo teologico, mentre va valutata nel contesto di una storia disciplinare e istituzionale che si articola nell'ultimo mezzo millennio. Ci sono ragioni di attendere come risolutivo l'intervento di mons. Cesare Nosiglia.

È difficile giudicare ciò che accade a Cumiana se manca questo contesto: ora che le scuole (da più di un secolo) ci sono e per tutti; ora che tra gli stessi seminaristi pochissimi vengono dal seminario minore (istituzione in crisi per tutt’un’altra serie di motivi)… è pensabile che i “chierichetti” continuino a esistere così come erano stati concepiti? Per questo alcune chiese che tra loro avevano raggiunto l’unanimità a riguardo – ho avuto esperienza in particolare di quelle in Germania – hanno istituito sotto il pontificato di Giovanni Paolo II il corpo dei “Ministranti” a mo’ di un movimento giovanile ufficiale: di tanto in tanto arrivano in visita dal Papa pullman e pullman di “Ministranten” dalle diocesi tedesche: maschi e femmine dagli 8 ai 18 anni. E si fanno tante cose buone e belle, come non mancano scandali e abusi – se ne trovano in ogni movimento ecclesiale, in ogni ordine religioso, accanto a rigorismo e lassismo, avidità e pauperismo, autoritarismo e sudditanza… – è la vita.

L’istituzione dei ministranti può essere intesa come un’utile metamorfosi storica dei chierichetti, mediante cui ai bambini viene impartita una particolare formazione catechistica e liturgica (diciamo anche mistagogica) che potrà essere lo zoccolo duro di una formazione adulta perseguita per altre vie – e nessuno vieta che qualcuno possa scegliere di abbracciare una vita di speciale consacrazione, o che qualche ragazzo decida di entrare in seminario.

Chiaro che non esiste fondamento teologico alcuno per stabilire che le bambine, in quanto persone di sesso femminile, non possano essere ammesse al servizio dell’altare a pari titolo dei loro coetanei maschi, ma non mi pare che don Pizzocaro abbia inteso questo, anzi la stessa redazione del Corriere riporta in catenaccio le sue parole: «Non essendo un dogma, in questo campo c’è libertà di scelta». Che sia sempre ispirata a scienza e buonsenso, mai all’arbitrio.

Per la prossima volta…

Perfetto, allora cos’è andato storto a Cumiana? Secondo me la lettera della Congregazione per il Culto Divino offre due spunti di analisi: poiché il prete è, gerarchicamente, il primo collaboratore del Vescovo, il suo senso pastorale lo dovrebbe portare a conformarsi alla prassi raccomandata allo stesso Vescovo. Quindi è ragionevole presumere che in questo caso al giovane prete abbiano giocato un brutto tiro una scarsa comunicazione previa con il Vescovo (del resto la diocesi di Torino è grande…) e una senz’altro perfettibile valutazione de «la sensibilità dei fedeli». Nessuno deve essere forzato mai oltre i propri limiti: dal Vangelo alle raccomandazioni per i Confessori per finire col Diritto Canonico… tutte le grandi espressioni della vita ecclesiastica ribadiscono questo principio. O la porzione di gregge che il pastore di Torino ha affidato a don Pizzocaro intravede il senso, l’utilità e la ragionevolezza di ciò che propone il parroco – ma se i genitori vanno a lamentarsi all’ufficio di Boeri è difficile assumerlo – oppure (proprio perché non si tratta di materia dogmatica) conviene fare un passo indietro, fermarsi, ascoltare. Anche chi ha il compito di insegnare fa bene a imparare.

https://twitter.com/Pontifex_it/status/1073555705125167104

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