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Il broncospasmo: cosa c’è da sapere

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Ospedale Bambino Gesù - pubblicato il 14/12/18

Con questo termine si intende il meccanismo di contrazione delle pareti bronchiali che caratterizza la più frequente delle patologie croniche in pediatria, l’asma bronchiale

Con il termine broncospasmo si intende il meccanismo di contrazione delle pareti bronchiali che caratterizza la più frequente delle patologie croniche in pediatria, l’asma bronchiale. La contrazione può impegnare il bambino in modo lieve ma in alcuni casi può essere così grave da costringere il paziente a respirare faticosamente.
Va anche detto che nel gergo comune con il termine broncospasmo si intende solo quest’ultima espressione clinica, la più grave, che magari necessita di cure in Pronto Soccorso.

A tal proposito, accade a volte di sentire genitori che negano che i propri gli abbiano l’asma bronchiale poiché gli episodi non sono mai stati di così grave entità. Questa erronea interpretazione crea problemi nella pianificazione della terapia. È compito del medico fare chiarezza sul fatto che l’asma ha un’espressione clinica molto variabile: da lieve-moderata, caratterizzata dalla comparsa di tosse e di sibilo, a grave, caratterizzata da affanno respiratorio.
Altri problemi da chiarire con i genitori, soprattutto per prevenire ulteriori ricadute, sono la descrizione dei fattori che causano broncospasmo, delle modalità di intervento tempestivo e della terapia farmacologica da eseguire a fini preventivi.




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I fattori scatenanti

Tra i fattori scatenanti, ha un ruolo di primo piano l’esposizione ambientale a diversi fattori nocivi tra i quali il fumo di sigaretta. Bisogna sottolineare che circa il 40% delle nostre famiglie ha almeno un genitore fumatore che dovrà prestare la massima attenzione a evitare la dispersione di nicotina nell’ambiente domestico. Non basta evitare il fumo quando il bambino è a casa o fumare soltanto fuori casa. Il fumo si deposita su tende, tappeti, mobili, suppellettili e soprattutto sugli indumenti: dopo aver fumato per strada, lo portiamo tra le mura di casa con i nostri vestiti! Esposizioni ambientali più specifiche, in pazienti sensibilizzati, sono rappresentate da allergeni domestici quali acari, muffe o pelo di cane o di gatto. Per ciascuno di questi, vanno suggeriti rimedi specifici, quali federe antiacaro, interventi sulla muratura per ridurre la presenza di muffe, confinare l’ambiente in cui il cane o gatto possano circolare in casa. Altro fattore scatenante, particolarmente in primavera, è rappresentato dai pollini di graminacee, parietarie e di diverse piante. Anche lo sforzo fisico di particolare intensità può provocare broncospasmo. I genitori di questi pazienti dovranno essere informati sulle attività fisiche più adatte per il bambino asmatico e sulla necessità di somministrare i broncodilatatori prima di iniziare l’attività fisica.

La terapia

Per quanto riguarda la terapia, è fondamentale che i genitori siano ben istruiti su come intervenire tempestivamente quando il bambino va incontro a broncospasmo grave. In questo caso, oltre alla tosse, è presente difficoltà respiratoria. I centri specialistici, dove è opportuno che i pazienti più gravi siano inviati, forniscono un piano di cura personalizzato con i farmaci e le dosi più appropriate per quel bambino.
Ultimo ma fondamentale aspetto riguarda la prescrizione di terapie dopo la crisi respiratoria, abitualmente da proseguire per periodi di almeno tre mesi. Sono di fondamentale importanza perché dopo un episodio asmatico il soggetto è maggiormente suscettibile al rischio di svilupparne uno successivo, mentre la corretta esecuzione della terapia di mantenimento abbatte drasticamente il rischio di ricadute.




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