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La santa che recuperò la vista fisica quando venne battezzata

SAINT ODILE

Public Domain

Silas Henderson - pubblicato il 13/12/18

Odilia e Lucia condividono la festa e il fatto di essere sante patrone dei non vedenti

In quel giorno, i sordi udranno le parole del libro
e, liberati dall’oscurità e dalle tenebre,
gli occhi dei ciechi vedranno;
gli umili avranno abbondanza di gioia nel Signore
e i più poveri tra gli uomini esulteranno nel Santo d’Israele.
Isaia 29, 18-19

Riflettendo sulla luce del Signore che illumina i cuori oscurati, lo scrittore quacchero Isaac Pennington scrisse: “Ma di che natura è questa luce che splende nell’uomo nel suo stato di oscurità? È di natura vivente; è luce che fluisce dalla vita; è luce che ha vita in sé; è la vita di nostro Signore Gesù Cristo, del Verbo eterno, che è la luce degli uomini”.

Pennington riconosceva che solo la Luce del Mondo può spazzar via l’oscurità del peccato e della morte, che cerca di coprire la Terra con la sua “spessa coltre”. Alla fin fine, Pennington richiama la fede e la speranza dei grandi profeti – come Isaia –, che capirono che solo la venuta del Messia avrebbe portato la luce dove una volta c’era l’oscurità e avrebbe aperto ciò che era chiuso. Le meraviglie e i segni di Gesù di cui leggiamo nel Vangelo sono una conferma del fatto che è Colui di cui parlavano i profeti.

Il dono della vista spirituale, non oscurata da peccato, disperazione e dubbio, è davvero una grazia e permette al cristiano di guardare il mondo con gli occhi della fede. È la grazia che ci permette di riconoscere i modi in cui Cristo viene nel nostro mondo oscuro quando incontriamo la Parola di Dio nella Scrittura, nell’Eucaristia, quando ci riuniamo in preghiera, e nei poveri, nei malati e negli affamati.

Anni fa ho avuto il piacere di trascorrere una settimana in una cittadina vicino a Strasburgo, in Francia. In quei giorni a Molsheim ho avuto l’opportunità di visitare il santuario della santa patrona dell’Alsazia, Sant’Odilia. Il suo santuario, situato in un antico monastero in cima a un monte, è luogo di pellegrinaggio da secoli ed è stato visitato da re e imperatori, incluso Carlo Magno, nonché da Papi e santi. San Giovanni Paolo II vi si è recato nel 1988.

Sant’Odilia conosceva il vero valore del dono della vista – sia di quella fisica che di quella spirituale.

Nata verso la fine del VII secolo, era cieca dalla nascita. Suo padre, Adalrico, era furioso sia per il suo genere (desiderava un maschio perché potesse ereditare il suo titolo e i suoi possedimenti) che per la sua limitazione fisica. Per questo rifiutò di riconoscerla come sua, e ordinò che venisse tenuta lontana. Non volle neanche darle un nome. Alla fine la madre della bambina la affidò alle cure di una zia, badessa di un monastero locale.

Anni dopo, ispirato da un sogno, Sant’Erhard di Ratisbona si recò al monastero in cui viveva la bambina per battezzarla. Dopo il Battesimo, Erhard le unse a testa e le toccò gli occhi col sacro crisma, dicendo: “Nel nome di Gesù Cristo, possano gli occhi del tuo corpo e gli occhi della tua anima ricevere la luce”. La ragazzina riuscì a vedere e le venne finalmente dato un nome: Odilia, che significa “figlia della luce”. Col tempo Odilia si riconciliò con il padre e la madre, e pregò per loro per il resto della sua vita.

Alla fine il padre donò il suo castello, Hohenberg, a Odilia, che vi stabilì una comunità di suore dedite a una rigida vita di preghiera e penitenza e alla cura di affamati, malati e disabili. In seguito Odilia fondò un secondo convento che includeva un rifugio per i pellegrini e si dedicò a servire lei stessa i poveri. Morì il 13 dicembre dell’anno 720. Oggi Sant’Odilia viene onorata insieme a Santa Lucia (la cui festa ricorre nello stesso giorno) come patrona dei non vedenti.

L’Avvento è un periodo di oscurità, di attesa della venuta della Luce del Mondo. È la fede che ci permette di riconoscere che la Provvidenza di Dio è all’opera, anche se gli eventi del nostro mondo e della nostra vita individuale potrebbero farci sentire che ci sia solo oscurità intorno a noi. La fede e la speranza dei santi – come Sant’Odilia, una volta cieca – ci ricordano che se la nostra fede è forte non saremo mai delusi nella nostra attesa.

In questi giorni d’Avvento, preghiamo per avere la fede di credere nella Luce.

Parole di saggezza: “Possiamo aprire noi stessi e il mondo all’ingresso di Dio: della verità, dell’amore, del bene. È quanto hanno fatto i santi che, come « collaboratori di Dio », hanno contribuito alla salvezza del mondo (cfr 1 Cor 3,9; 1 Ts 3,2). Possiamo liberare la nostra vita e il mondo dagli avvelenamenti e dagli inquinamenti che potrebbero distruggere il presente e il futuro” (Papa Benedetto XVI, Spe Salvi).

Tags:
patronosanti e beativista
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