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Le lettere toccanti di un giovane prima di essere fucilato

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Aleteia - pubblicato il 13/12/18

“Vorrei scriverti una triste lettera d'addio, ma non ci riesco...”

Aveva 22 anni ed era ingegnere chimico. Mentre svolgeva il servizio militare nell’Esercito spagnolo scoppiò la guerra civile.

Il 20 luglio 1936 venne arrestato nel castello di Lérida perché era cattolico. Qualche settimana dopo fu giudicato da un tribunale popolare, che gli propose l’apostasia per salvarsi la vita.

“Se essere cattolico è un crimine, accetto con gioia di essere un delinquente, visto che la più grande felicità dell’uomo è dare la vita per Cristo, e se avessi mille vite le offrirei senza dubbio per Lui”, dichiarò.

Venne condannato a morte e fucilato a mezzanotte alle porte del cimitero di Lérida.

Prima di morire perdonò i suoi aguzzini. La notte stessa della sua morte, nella prigione del Comune in cui aspettava il momento dell’esecuzione scrisse tre lettere toccanti: una alla fidanzata, un’altra alla sua famiglia (le due sorelle e la zia) e la terza al suo direttore spirituale.

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PD

Lettera alla fidanzata

Cara Mariona:

le nostre vite si sono unite e Dio ha voluto separarle. A Lui offro, con tutta l’intensità possibile, l’amore che ho per te, il mio amore intenso, puro e sincero.

Mi dispiace per la tua disgrazia, non per la mia. Puoi essere orgogliosa: due fratelli e il tuo fidanzato. Povera Mariona!

Mi capita una cosa strana. Non riesco a provare alcuna pena per la mia sorte. Una gioia interiore, intensa, forte, mi invade completamente.

Vorrei scriverti una triste lettera d’addio, ma non ci riesco. Sono totalmente avvolto da idee felici come un presentimento di gloria.

Vorrei parlarti di quanto ti avrei amato, delle tenerezze che ti avrei riservato, di quanto saremmo stati felici. Ma per me tutto questo è secondario.

Devo compiere un grande passo. Voglio dirti una cosa: sposati, se puoi. Dal Cielo benedirò la tua unione e i tuoi figli. Non voglio che tu pianga, non voglio. Spero che tu sia orgogliosa di me. Ti amo.

Non ho tempo per nient’altro.

Francisco A

Alle sorelle e alla zia

Mie care:

Mi hanno appena letto la sentenza di morte e non sono mai stato tranquillo come ora. Sono certo che stanotte sarò con i miei genitori in Cielo. Vi aspetterò lì.

La provvidenza di Dio ha voluto scegliermi come vittima degli errori e dei peccati. Vado con piacere e tranquillità incontro alla morte. Mai come ora avrò tante possibilità di salvezza.

La mia missione in questa vita è terminata. Lascio con dolore voi, che ho tanto amato, ma offro a Dio questo affetto e tutti i legami che mi trattenevano in questo mondo.

Teresina: sii coraggiosa! Non piangere per me! Ho avuto una fortuna immensa, tanto che non so come ringraziare Dio! Ho cantato l’“Amunt, que és sols camí d’un dia” (“Avanti, il cammino è solo di una giornata”). Perdona il dolore e le sofferenze che ti ho provocato involontariamente. Ti ho sempre voluto molto bene. Non piangere per me, capito?

María: povera sorella mia. Anche tu sarai coraggiosa e questo colpo della vita non ti abbatterà. Se Dio ti darà dei figli, darai loro un bacio da parte mia, da parte del loro zio, che li amerà dal Cielo. A mio cognato darai un forte abbraccio. Spero che sia il vostro sostegno in questo mondo e che sappia sostituirmi.

Zia: in questo momento provo una profonda gratitudine per ciò che hai fatto per noi. Ci ritroveremo in Cielo tra alcuni anni. Sappi trascorrerli con grande generosità. Dal Cielo pregherò per te, perché ti voglio tanto bene.

Saluti a Bastida, alla signora Francisqueta, ai bambini, a Pedro, a Puig, a López, agli amati compagni della Federazione che non voglio nominare.

A tutti gli amici dite che muoio contento e che mi ricorderò di loro nell’altra vita. Ai Foles, agli zii di Vallmoll, a quelli Jardí, a Carlos, a quelli di Alicante, a quelli di Pravia, a quelli di Sarriá… a tutti, il mio affetto.

Francisco A

Al suo amico e direttore spirituale, il gesuita Román Galán

Caro Padre:

Le scrivo queste parole da condannato a morte e a poche ore alla mia fucilazione. Sono tranquillo e contento, molto contento. Spero di poter essere nella gloria tra poco.

Rinuncio ai legami e ai piaceri che può darmi il mondo e all’affetto dei miei cari. Rendo grazie a Dio perché mi dona una morte con molte possibilità di salvarmi.

Ho un libretto su cui appuntavo le idee che mi venivano. Farò in modo che le venga inviata. È il mio povero testamento intellettuale.

Tenga il compressore di ammoniaca. L’HG si può sostituire con un liquido qualsiasi, in circuito chiuso, le valvole con valvole metalliche e la pressione con una semplice pompa centrifuga a pressione.

Le sono molto grato. Pregherò per lei. Un saluto a quelli di Pravia.

Francisco Castelló

Per conoscere meglio il beato Francisco Castelló cliccate qui.

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