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“Tu lo sfrutti!”. Le assurde parole della signora al clochard che chiede l’elemosina con il cane

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Chiara Bertoglio - pubblicato il 13/12/18

Resto allibita. Non riesco a capire come possa una persona vedere la presunta sofferenza di un cane (che peraltro sembrava tutt'altro che sofferente) ignorando la sofferenza di un essere umano.

Via del pieno centro della mia città. Addobbata a festa, com’è ovvio e giusto che sia. Anche se è presto, attorno alle 7:30 di mattina, le vetrine sono illuminate; alcune sembrano finestre su un mondo incantato, e, anche se so benissimo che sono strategie per vendere, non posso fare a meno di restare ammaliata.
C’è qualche sportivo che approfitta dei portici sgombri per fare jogging mattutino. Una signora “bene”, fornita di cagnolino molto “bene”, porta a spasso il suo amico a quattrozampe.

In un angolo, sotto i portici, un uomo senza fissa dimora sta rassettando “casa sua”: sistema il sacco a pelo, i cartoni e le borse che costituiscono il suo domicilio, e, dopo aver passato la notte all’aperto, protetto solo dagli ampi portici, sgombra il suolo pubblico prima che la città si popoli di passanti.
L’uomo ha a sua volta un cane, un po’più grande di quello della signora; tenuto bene, pulito, con il suo bravo guinzaglio. Si capisce che il padrone non è del tutto “a posto”: borbotta tra sé in una lingua incomprensibile e non identificata, si rivolge al cane con mozziconi di frase.

La signora si ferma di botto, e improvvisamente apostrofa il clochard: “Tu lo sfrutti!”. Il “barbone” alza lo sguardo, non capisce (forse non capisce nemmeno la lingua). “Tu lo sfrutti!”, ripete la signora, e aggiunge: “Io te lo faccio togliere, sai?!”.




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Resto allibita. Va bene, è vero che un clochard-con-cagnolino forse riceverà dieci centesimi in più di elemosina al giorno, in media, rispetto ad un clochard-senza-cagnolino. Ma non riesco a capire come possa una persona vedere la presunta sofferenza di un cane (che peraltro sembrava tutt’altro che sofferente) ignorando, anzi aumentando con l’aggressività e l’umiliazione, la sofferenza di un essere umano. Sarà anche un aiuto per raccogliere qualche centesimo, ma sicuramente quel cagnolino è anche l’unico vero amico che il clochard abbia. E il dramma non è che il barbone “usi” il cane, ma che nessuno di noi riesca ad essere amico di questa persona, aiutarla davvero; e che la nostra compassione si apra davanti al musetto di un cane, per quanto tenero e simpatico, anziché davanti al dramma di chi non ha casa, non ha amici, non ha lavoro e dignità.


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Ed è in situazioni come questa che veramente stridono le luminarie natalizie, e l’incanto diventa presa in giro. Auguri a tutti, a me per prima, affinché il nostro cuore sia il primo luogo da illuminare ed abbellire in queste feste, da rendere caldo, accogliente e aperto; solo allora le luminarie saranno un segno visibile di questa gioia. E solo allora Gesù, il più povero e non-accolto dei poveri, potrà nascere davvero fra noi e in noi.

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