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Alla base della cultura pasticcera siciliana ci sono delle suore

CANNOLO SWEET
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Molti dei dessert più famosi dell'isola vennero creati da religiose di clausura

Ben presto i monasteri femminili dell’isola divennero famosi per un tipo particolare di dolci: le suore di Martorana erano rinomate per i loro dessert a base di pasta di mandorle, mentre quelle di Badia Nuova erano famose per i cannoli, le teste di turco e le cassatelle. Nel periodo natalizio, molti siciliani si recavano al monastero della Concezione di Palermo per procurarsi i “nucatili”, biscotti duri ripieni di noci e cannella. Carnevale (i giorni prima dell’inizio della Quaresima il Mercoledì delle Ceneri) era uno dei periodi più impegnati dell’anno, perché le religiose avviarono la tradizione di offrire dolci realizzati in modi particolari alle famiglie povere la domenica di Carnevale.

Nei secoli successivi le ricette delle suore si inserirono stabilmente nella cultura gastronomica siciliana. Quasi ogni pasticceria dell’isola serve con orgoglio delizie inventate dalle suore, anche se molti dei monasteri produttori non esistono più.

Dopo l’unificazione italiana, il neonato Governo italiano confiscò delle terre che appartenevano allo Stato Pontificio, portando alla dissoluzione di molti conventi in tutto il Paese. Oggi in Sicilia è attiva solo una manciata di monasteri femminili, come il convento di Santo Spirito di Agrigento, il monastero benedettino di Palma di Montechiaro e due monasteri di clausura a Mazara del Vallo e Alcamo.

In alcuni di loro, le religiose realizzano e vendono ancora dolci per sostenere le proprie comunità. Le suore del monastero dello Spirito Santo, fondato ad Agrigento nel 1299 dalla famiglia Chiaramonte, mettono ancora ruote piene di dolci sotto le grate alle finestre dell’ingresso del monastero. I visitatori possono prenderli in cambio di un’offerta. Tra le specialità ci sono il couscous dolce, che sembra couscous normale ma è fatto con pistacchi, mandorle e pezzetti di cioccolato anziché pollo o verdure, e la conchiglia, un dolce di pasta sfoglia ripieno di zucca candita, mandorle e pistacchi e decorato con glasse dai colori vivaci.

Per chi è interessato alla gastronomia letteraria, raccomandiamo infine una visita al convento benedettino di Palma di Montechiaro, fondato dalla famiglia che figura nella famosissima opera Il Gattopardo, di Giuseppe Tomasi da Lampedusa. Nell’edificio di ormai 400 anni, suor Maria Nazzarena cuoce ancora dolci tradizionali menzionati nel libro, come la “cassatella”, ricoperta di glassa bianca e ripiena di pasta di mandorle e zucca, e i “biscotti ricci del Gattopardo”, a base di pasta di mandorle e cannella.

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