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Fantasmi, anime in pena o vaganti: è possibile?

DUCH, ZJAWA
Unsplash | CC0
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Le anime in pena vanno davvero “a briglia sciolta”?

Vorrei iniziare questo contributo chiarendo che la questione non ha nulla a che vedere con spiritismo o reincarnazione, perché non stiamo parlando della possibilità che le anime si incarnino per la seconda, terza o quarta volta, che è il concetto della reincarnazione. Per noi è chiaro che non c’è alcuna possibilità al riguardo e che la dottrina della Chiesa ha chiuso definitivamente la questione.

Stiamo parlando di quelle che “popolarmente” le persone chiamano anime in pena o vaganti, e che altre definiscono fantasmi. Ci riferiamo alle persone vive che dicono di aver visto le anime di persone o parenti defunti e cose del genere.

La dottrina della Chiesa è chiara al riguardo, nel senso che quando qualcuno muore si verifica immediatamente il suo giudizio personale, giudizio in cui c’è la possibilità di 3 destinazioni: il Cielo, il Purgatorio o l’Inferno. Il Purgatorio non è una destinazione definitiva, ma un periodo di purificazione dopo il quale l’anima avrà in Cielo il suo destino eterno.

Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che “ogni uomo fin dal momento della sua morte riceve nella sua anima immortale la retribuzione eterna, in un giudizio particolare che mette la sua vita in rapporto a Cristo, per cui o passerà attraverso una purificazione, o entrerà immediatamente nella beatitudine del cielo, oppure si dannerà immediatamente per sempre”.

Le persone, però, insistono nel dire di aver visto delle “anime in pena”. Cosa dire loro? Semplicemente che sono pazze? Che quello che hanno visto è il frutto della loro immaginazione?

La questione dello stato psicologico ed emotivo della persona dev’essere sicuramente messo in discussione, perché ci sono persone che dopo la morte di una persona cara cadono nella disperazione ed è possibile che abbiano certe “apparizioni” che in realtà sono solo frutto della loro emotività.

Per l’esorcista padre Gabriele Amorth, la questione doveva essere affrontata con maggiore attenzione da parte della Chiesa e dei teologi. In un esorcismo, riferiva, lo spirito che possedeva una persona non era un demonio, ma un’anima condannata.

Il sacerdote diceva però che col passare del tempo e con altri esorcismi è stato verificato che erano dei demoni a possedere quella persona, ma dicevano mentendo che era l’anima di un condannato a possederla.

In uno dei suoi libri, padre Amorth ha dedicato un capitolo alla questione delle esperienze che gli esorcisti hanno fatto durante il rituale di esorcismo trovandosi di fronte alla realtà per cui non era un demonio a possedere una persona, ma l’anima di un condannato. Le opinioni degli esorcisti al riguardo sono molto diverse, ma la maggior parte di loro non crede a questa possibilità.

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