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Il piccolo e brutto segreto del pattinaggio artistico comincia a venire a galla

FIGURE SKATING
Joseph Sohm | Shutterstock
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Almeno due campionesse si sono ritirate dalle Olimpiadi

La medaglia di bronzo statunitense del 2004 Jenny Kirk, una delle prime pattinatrici ad affrontare apertamente il problema, ha scritto dell’umiliazione di essere pesata pubblicamente e di altre pratiche dannose che fanno sì che molti pattinatori diventino ossessionati dal peso. Nel 2014, l’allenatrice russa Eteri Tutberidze era orgogliosa di informare la stampa del fatto che Yulia Lipnitskaya, allora la sua atleta più promettente, a volte andava avanti solo sulla base di “nutrienti in polvere”. A 15 anni. Con ore di allenamento ogni giorno.

Dall’altro lato, un allenatore saggio può aiutare a riscattare un pattinatore o una pattinatrice prima che vada troppo avanti su una strada pericolosa. La medaglia d’argento del 2006 Tanith Belbin a un certo punto era così debole per i disordini alimentari che il suo partner di danza, Ben Agosto, faticava a sollevarla. Per via della sua mancanza di forza e della scarsa capacità di mantenere le posizioni, era come alzare “un sacco di patate”. È stato solo quando la nuova allenatrice Natalia Linichuk ha detto alla Belbin che doveva prendere cinque chili che i due partner sono riusciti a migliorare le proprie prestazioni.

Man mano che emergono altre brutte storie, il mondo del pattinaggio deve scendere a patti con il fatto che gli atleti non sono macchine ma esseri umani. Spesso, soprattutto in uno sport come il pattinaggio, sono molto giovani e vulnerabili, e dipendono fortemente dalle figure autorevoli. I social media aumentano poi la loro vulnerabilità permettendo alla gente di insultare direttamente l’aspetto, il peso e le esibizioni degli atleti via Twitter.

Combinate questa vulnerabilità con la voglia dell’atleta di ottenere il meglio e otterrete una situazione matura per abuso e sfruttamento. Un adolescente con un grande sogno olimpico farà tutta una serie di sacrifici per raggiungerlo. Allenatori e genitori, spesso anch’essi affamati di gloria, possono trarre vantaggio da questa disponibilità e richiedere sempre di più, a scapito della salute.

Come ha affermato Jenny Kirk, “dopo anni in cui il loro destino è nelle mani dei giudici e sono sotto pressione per apparire e agire in un certo modo per ottenere i risultati migliori, l’autostima di un pattinatore diventa fondamentalmente inesistente. Ci sono ogni giorno persone che pesano quello di cui un pattinatore ha bisogno per riuscire a pattinare per raggiungere i risultati migliori nel suo sporto, e visto che nel pattinaggio l’aspetto è tanto importante il peso è spesso una questione primaria”.

Ironicamente, sembra che queste persone non pensino mai che un atleta poco in forma non avrà l’energia per offrire una buona prestazione. Almeno fino a quando l’atleta non crolla.

È difficile per noi che amiamo questo sport esigente affrontarne il lato oscuro, ma con due carriere stellari ormai tramontate è il momento di parlarne. Più ascoltiamo, più parliamo quando ne abbiamo l’opportunità, più insistiamo sul fatto che non è accettabile far morire di fame un bambino per amore della gloria, più possiamo fare per far sì che i responsabili lo siano davvero e incoraggiare più allenatori ad aiutare i loro atleti a rimanere in salute.

Ci aspettiamo molto dai nostri pattinatori – che siano un esempio di potere e grazia, che rappresentino il nostro Paese, ci rendano orgogliosi e ci offrano momenti splendidi da ricordare. Fanno del loro meglio per riuscirci, sottoponendosi a dolore e stress che la maggior parte di noi non riesce neanche a immaginare. Forse hanno il diritto di aspettarsi qualcosa in cambio da noi: che ricordiamo che anche se sembra abbiano capacità straordinarie, in fondo sono solo umani.

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