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Benedetta Bianchi Porro: spogliata di tutto per essere rivestita di Cristo

BENEDETTA BIANCHI PORRO
Courtesy of Bianchi Porro Family
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Il suo nome finalmente tra i Beati, il decreto promulgato dal Papa il 7 novembre scorso: la cerimonia di beatificazione invece avverrà con tutta probabilità a settembre 2019, nella sua diocesi, Forlì. Abbiamo incontrato una delle sorelle, Emanuela, che vive a Sirmione, il paese dove Benedetta si trasferì con la famiglia e dove si consumò il suo eroico martirio. Un modello di santità attuale, laico, necessario. Un chiodo piantato nel serpente della cultura dello scarto.

Me lo raccontò un’altra volta sempre la sorella: consultando un grande manuale di patologia umana disse “Ecco, questa è la mia malattia”. I tumori che la malattia le causa devono dove possibile essere rimossi ma Benedetta sarà pioniera anche di errori chirurgici subiti ma senza mai recriminare; anche queste vicende e il suo modo di viverle sono un monito per il nostro presente. Dirà alla madre di non rattristare il medico che di sicuro non aveva fatto apposta.

27 giugno: Benedetta è operata, per la prima volta, alla testa per asportazione di un neurinoma del nervo acustico. Le radono il capo. Forse Benedetta, in quel momento, rivide uno scorcio della sua infanzia: il contadino, chiamato Natale, che in un piovoso giorno di settembre tagliava la lana ad una pecora mentre la nebbia saliva fino a ricoprire il piccolo paese di Bertinoro: Mentre mi tagliavano i capelli, mi sentivo come un agnello cui tagliano la lana e pregavo il Signore che mi facesse forte e piccola. Il Signore, mamma, vuole da noi grandi cose. Ho sofferto tanto e ho domandato al Signore di essere una pecorella nelle sue mani.

Come complicazione dell’intervento la metà sinistra del volto rimase paralizzata e fu necessario un secondo intervento. Benedetta è costretta ad interrompere momentaneamente gli studi. (Benedetta.it)

La privazione dei capelli per una donna significa tanto; ma anche questa ferita lei sa ricomporla davanti al Signore; è un agnellino tosato, vuole essere una docile pecorella ma non nega la sofferenza. Non lo fa mai Benedetta. Non la nega eppure non la fa mai pesare ai suoi. Emanuela mi racconta che loro non si rendevano nemmeno conto di quanto fosse orribile la condizione della sorella. Nei suoi appunti qui davanti a noi mentre parliamo ha scritto:

Non senti mai da lei, né espresso né tacito, una dichiarazione come di chi sente di subire un’ingiustizia.

Le sarà man mano tolto tutto, persino il gusto, l’olfatto. Eppure lei inseguiva il sole sul letto: “Mamma lo sto toccando?”. E a saperlo ne gioiva: costretta a ri-conoscere il mondo e stupirsi della bellezza della natura senza più la mediazione dei sensi. Le è chiesta la fede persino per le cose più banali e lei ne aveva e se ne stupiva: Chesterton sarà fiero di lei.

“Mamma cosa sto mangiando?”, anche questo chiederà. Per poi magari dire grazie, buono. Il corredo non è finito: avrà una piaga sacrale da decubito a tormentarla, dovrà subire l’estrazione di numerosi denti a causa di ascessi multipli. E il ’63 è l’anno della definitiva cecità. Benedetta si ribella, si dispera, si arrabbia fino a che non la invaderà la pace.

Benedetta dice grazie e non le pare mai abbastanza

Ci sono tracce, nelle sue lettere, nei suoi diari di momenti di intimità profonda col Signore: sente quasi di non meritare tanto, che dovrà rispondere di tutta questa grazia. E c’è da crederle: Dio quando dona dona Sè stesso. Che cosa mai possiamo rimproverarGli, anche fossimo provati come Giobbe?

C’è un episodio che mi ha raccontato sempre la sorella: lei con la mamma sta guardando qualcosa in tv, impazza la pseudo-rivalità Mina vs Milva. Un anticipo delle tante bagarre che impazzano anche ora. Benedetta dalla sua stanza inizia a scampanellare e invita, ma perentoriamente, la mamma e la sorella a pregare:

mettetevi in ginocchio e ringraziamo il Signore di tutto quello che mi ha dato….

La mamma si rifiutava:

scusami Benedetta ma io non mi sento così generosa.

E lei:

Inginocchiatevi e ringraziamo il Signore che grandi cose ha fatto di me, e santo è il Suo nome!

Grandi cose, ha fatto in me…

I miracoli che ottiene già da viva, uno più grande dell’altro…

Ha desiderato fino all’estremo di guarire per farsi suora e aiutare gli altri. Alla fine si è arresa alla volontà di Dio che, parole sue, “agisce sempre per il nostro bene“. Lo scriverà dopo essere tornata da Lourdes la prima volta:

Desidero guarire per farmi suora. Ho fatto voto.. (Ibidem)

Al ritorno scrive:

Sono andata a chiedere la guarigione, ma il criterio di Dio supera il nostro ed Egli agisce sempre per il nostro bene. (Ib)

A Lourdes intercede pregando per una pellegrina paralizzata e disperata: Maria D.B. Le prende le mani e la esorta:

La Madonnina e’ lì, la Madonna ti guarda. Maria! Diglielo alla Madonnina che ti aiuti! (Ib)

Maria si alza, cammina. Benedetta gioisce per lei; sentirà anche desolazione per se stessa ma dice che Maria era sola, ne aveva proprio bisogno. Lei invece aveva la sua mamma. Un gigante. Ma manca ancora il pieno abbandono e l’adesione amorosa alla volontà di Dio. Fatti ce ne sono ancora tanti da riferire ma non si può in un solo articolo che, se diventa troppo lungo sortisce l’effetto opposto a quello per il quale ho iniziato a scrivere. Arriva, durante il secondo viaggio a Lourdes, l’anno successivo, l’ultimo intero della sua vita:

…ed io mi sono accorta più che mai della ricchezza del mio stato e non desidero altro che conservarlo. E’ stato questo per me il miracolo di Lourdes, quest’anno. (Ib)

Benedetta: la sua vita è un inno alla vita stessa e all’Amore

Manca pochissimo all’incontro atteso più dell’acqua nel deserto, Benedetta scalpita.

In questi ultimissimi giorni sono peggiorata di salute; spero, perciò, che la “chiamata” non si faccia attendere troppo… ti dirò che ho già sentito la voce dello Sposo. Sono lenta nelle preghiere, ma offro tutto, così come sono: Lui, che e’ generato in me, voglia guidarmi fino in fondo”.
Ti dirò anche che in questi giorni mi sento spesso piena di Spirito Santo.

Non aveva che un flebile balbettio per comunicare eppure poco prima di morire intonerà una canzone. E muore, dopo avere dato tutto, dicendo “grazie”. E’ il 23 gennaio del 1964, la rosa bianca è fiorita in giardino, Benedetta ha fatto in tempo a saperlo dalla sua mamma.

Non trovate che questa sua esistenza sia uno schiaffo assestato in pieno volto ai potenti di oggi, al pensiero anti umano che si annida in tanti uomini contemporanei, anche in noi? La sua vita mostra la sproporzione irriducibile dell’anima rispetto al corpo; e il corpo sofferente, che a tratti sembra stritolare l’anima stessa, si trasfigura come un’ostia bianca e diventa potente sacramento, diventa un’atomica pronta a deflagrare. Non è un sacco vuoto, ma viene trapassato dalla bellezza, dal fuoco di un’anima che ha lottato fino ad abbandonarsi all’abbraccio dell’Amante che ora la riempie di luce, di gioia, di pace. Benedetta è l’evidenza di tutto questo: della debolezza che E’ forza. Fanciulla e gigante. Allora, in attesa della cerimonia ufficiale di beatificazione che avverrà probabilmente a settembre (il 14, giorno dell’Esaltazione della Santa Croce, aggiornato a maggio 2019) dell’anno prossimo, nella sua diocesi di origine, Forlì, possiamo rivolgerci a lei e chiederle ogni cosa, anzi Tutto.

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