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Sarah Drew: essere mamma non è avere il controllo, è il più grande salto di fede

SARAH DREW

Shutterstock

Annalisa Teggi - pubblicato il 05/12/18

Fuori dal piccolo schermo, la grande notorietà acquisita ha permesso a Sarah Drew di offrire una testimonianza di vita vissuta che può essere di conforto a tante mamme, la nascita di una figlia prematura.

Perdere il controllo, cioè affidarsi

Ieri, festeggiando il quarto compleanno della secondogenita Hannah, Sarah Drew ha ricordato quale esperienza potente sia stata la nascita della bambina. Sposata dal 2002 con il professore della UCLA Peter Lanfer è madre anche di un maschietto di 6 anni, Micah Emmanuel.


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Con alcuni scatti su Instagram, ieri ha raccontato la maternità in termini di rischio e perdere il controllo: non esattamente le parole tranquillizzanti e zuccherose che si trovano sui giornali o nelle pubblicità, eppure così corrispondenti a quel nodo emotivo tutt’altro che rasserenante che tutte abbiamo sentito diventando mamme. Hannah nacque prematura nel 2014 e accadde che

[…] rimase ricoverata per settimane. Non potevo fare nessun tipo di piano. Non potevo avere il controllo sul suo ricovero. E così non potrò controllare mai ciò che le accadrà in futuro. Tutto quello che posso fare è camminarle accanto, ricordandole giorno dopo giorno quanto sia preziosa e amata. Da quando è nata mi sta insegnando ad affidarmi e sono tanto grata di avere un’insegnante così piccola nella mia vita.
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Si associa troppo spesso, oggi, alla femminilità l’idea di una forza volitiva da supereroine e c’è anche il rischio che questa ombra scenda sulla maternità. Che invece è proprio la forza dell’arrendersi, dell’essere più che “essere capace”. Quando ero in attesa del secondo figlio ascoltai una conferenza tenuta da una esperta senza dubbio competente ma con cui fui in pieno disaccordo: per tenere alto il morale delle mamme a fine gravidanza, disse che avrebbero fatto esperienza di un’autostima pazzesca guardando il bambino e dicendo “Questo l’ho fatto io”. Sarà l’esatto opposto – pensai tra me e me – e sarà meglio così.


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Il bambino non lo fa la madre, lei lascia spazio nel suo corpo perché la vita cresca. Ed è tutt’altra cosa.

Surrender è sempre stato un verbo difficile da tradurre, per me. C’è il senso della resa, ma non quella a denti stretti; quella che spalanca le braccia e si affida. Fa bene Sarah Drew a usare questo verbo per la maternità, perché in questo nostro tempo che smania per essere padrone di tutto e su tutto, proprio a noi madri cristiane è chiesto di testimoniare la forza della resa, l’essere parte attiva di un progetto di vita di cui non siamo né l’Alfa, nè l’Omega. Ma di cui siamo custodi solerti:

Quando si diventa genitori (anche adottivi, con l’affidamento e in ogni forma) si accetta il rischio più grande possibile. È anche il più grande salto di fede. Impari come amare, impari a lasciar andare. Non abbiamo nessun vero controllo su questi piccolissimi esseri di cui abbiamo la responsabilità. Possiamo fare del nostro meglio per amarli, proteggrli e insegnar loro a essere gentili, ma a fine giornata, non possiamo aver il controllo su quel che sono e diventeranno. Amare i figli è un gesto quotidiano di resa.  
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Tags:
fedematernitàserie tv
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