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Con quali criteri si devono scegliere i testimoni di nozze?

© Watson-Studios
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Il problema non è il numero ma la spiritualità!

Un nostro lettore ci scrive:

“In vista del passo che mi appresto a compiere vorrei avere le idee più chiare su ciò che riguarda le “norme” per la scelta dei testimoni di nozze. E cioè: quanti testimoni si possono avere durante il matrimonio in chiesa? Devono essere in numero pari? Possono esserci più testimoni uomini che donne?  È possibile averne 5 per lo sposo e 5 per la sposa? Possono firmare tutti?”.

La norma

Come premessa va detto che il Codice di Diritto Canonico, sulla presenza dei testimoni alle nozze, si esprime in questi termini: “Sono validi soltanto i matrimoni che si contraggono alla presenza dell’Ordinario del luogo o del parroco o del sacerdote oppure diacono delegato da uno di essi che sono assistenti, nonché alla presenza di due testimoni, conformemente, tuttavia, alle norme stabilite nei canoni seguenti, e salve le eccezioni di cui ai cann. 144, 1112, §1, 1116 e 1127, §§2-3”.

WEDDING BKERKI
© bkerki.org
Zwierzchnik Kościoła maronickiego patriarcha kard. Bechara Butros Rai pobłogosławił 2 wrześnie w swej siedzibie w Bkerké koło Bejrutu "zbiorowy ślub" 41 par.

Quanti ne servono?

«Per fare in modo che un matrimonio sia valido – ha spiegato ad Aleteia monsignor Virginio La Rosa, già direttore dell’Ufficio Matrimoni per il Vicariato di Roma – sono indispensabili due testimoni, uno per lo sposo, l’altro per la sposa. Ci sono dei luoghi dove per tradizione, come ad esempio avviene a Roma, i testimoni sono due per ciascuno degli sposi». 

Se sono in sovrannumero, sottolinea monsignor La Rosa «è a discrezione del parroco consentire la loro firma sul registro parrocchiale». Inoltre, i testimoni «non necessariamente devono essere in numero pari. Può anche capitare che uno ne scelga due e l’altro uno. Ciò non inficia la validità del matrimonio. Ed è indifferente che siano uomini o donne, l’importante è che siano tutti maggiorenni».

Concordatario e canonico

Il già direttore dell’Ufficio Matrimoni del Vicariato fa un’ulteriore precisazione: «Bisognerebbe distinguere le “norme” per i testimoni tra il matrimonio concordatario e il matrimonio canonico. Nel primo caso oltre alla condizione della maggiore età, possono fare da testimoni anche dei non credenti. Per il matrimonio canonico invece i criteri per la scelta dei testimoni devono gli stessi seguiti negli altri sacramenti e cioè cresima e battesimo. Dunque i testimoni devono essere credenti e aver contratto i sacramenti». 

Percorsi spirituali

Questa interpretazione di La Rosa «è suffragata da autorevoli pareri, poiché chi sceglie i testimoni per un matrimonio canonico deve pensare a persone che condividano lo spirito del sacramento, che comprendano fino in fondo quel momento, che è anche di aiuto spirituale alla coppia. Infatti consiglio spesso alle coppie di fare riferimento a testimoni che abbiano condiviso un percorso spirituale simile a quello intrapreso dalla coppia stessa».

Il testimone “potente”

Bisogna far capire agli sposi, conclude il direttore dell’Ufficio Matrimoni del Vicariato, «che la scelta del testimone è fondamentale, se vogliamo strategica. Per questo la tendenza a scegliersi il testimone potente, mirato, il politico di turno, mina la funzione del sacramento stesso».

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