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Notizie dal mondo: lunedì 3 dicembre 2018

YELLOW JACKETS
© VIRGINIE LEFOUR I BELGA MAG I Belga
Manifestation des gilets jaunes.
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  1. Conclusione del G20 a Buenos Aires e tregua nella guerra commerciale tra Cina e USA

Sabato 1 dicembre si è concluso a Buenos Aires l’incontro annuale del gruppo del G20, cioè l’organismo composto dai 19 Paesi più industrializzati del mondo in aggiunta all’Unione Europea, con un comunicato finale. Già questo è senz’altro un punto positivo, dal momento che quest’anno sia il vertice del G7 che quello della Cooperazione Economica Asiatico-Pacifica (APEC) si erano infatti conclusi senza dichiarazione congiunta.

Nel testo del G20, i capi di Stato e di Governo del forum internazionale, che rappresenta due terzi della popolazione del globo e l’80% circa del Prodotto Interno Lordo (PIL) mondiale, affermano ad esempio che l’accesso all’educazione è «un diritto umano» e sottolineano «l’importanza dell’educazione delle bambine» (n° 8).

Non c’è stata unanimità invece su un tema molto attuale, cioè il clima. Mentre i Paesi firmatari dell’Accordo di Parigi ribadiscono che l’accordo raggiunto nel dicembre del 2015 è «irreversibile» (n° 20), il comunicato segnala che «gli Stati Uniti reiterano la loro decisione di uscire» dall’intesa (n° 21).

Il vertice di Buenos Aires ha portato anche ad una tregua nella guerra commerciale tra USA e Cina. Il presidente americano Donald Trump e il suo omologo cinese Xi Jinping hanno concordato nella capitale argentina una sospensione dei dazi per un periodo di tre mesi. Lo stop dovrà permettere alle due più grandi economie mondiali di raggiungere un accordo più ampio.

  1. Messico: insediamento di Andrés Manuel López Obrador come presidente

Nella capitale del Messico si è svolta sabato 1 dicembre la cerimonia di insediamento del neo-presidente Andrés Manuel López Obrador, noto anche con la sigla AMLO. Il politico ed esponente della sinistra, che in passato è stato anche sindaco di Città del Messico, aveva ottenuto nelle elezioni del 2 luglio scorso oltre il 53% dei consensi. AMLO, che è succeduto a Enrique Peña Nieto, aveva partecipato in precedenza alle presidenziali del 2006, che perse per un soffio, e del 2012.

Le sfide che attendono López Obrador e la sua coalizione Insieme faremo la storia, la quale è costituita oltre che dal proprio partito Morena (l’acronimo sta per Movimento di Rigenerazione Nazionale) anche dal Partito del Lavoro (PT) e dal Partito Incontro Sociale (PES), secondo BBC Mundo sono principalmente tre.

AMLO dovrà in primo luogo tranquillizzare i mercati finanziari, sostiene il sito britannico. La seconda grande sfida riguarda la sicurezza interna e la violenza che da anni tormenta il Paese. Secondo dati ufficiali, nei primi dieci mesi di quest’anno sono state assassinate in Messico più di 24.000 persone. La terza sfida è l’emergenza migranti.

Proprio per quanto riguarda quest’ultimo tema, nel primo giorno del suo mandato López Obrador ha firmato un accordo migratorio con tre Paesi dell’America Centrale: El Salvador, Guatemala e Honduras. Da queste tre Nazioni provengono i migranti che fanno parte della carovana arrivata nelle scorse settimane a Tijuana, al confine tra il Messico e gli USA.

  1. Polonia: inizio della Conferenza delle Parti (COP24) sul cambiamento climatico

A Katowice, in Polonia, è cominciata domenica 2 dicembre la 24esima Conferenza delle Parti promossa dalle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, nota anche con la sigla di COP24. L’obiettivo della conferenza, alla quale partecipano delegazioni di oltre 190 Paesi del mondo, è definire le regole per implementare l’Accordo di Parigi sul clima, raggiunto il 12 dicembre 2015 alla conclusione della conferenza COP21.

Che non ci sia più tempo da perdere lo ha fatto ben capire la segretaria esecutiva dell’UNFCCC (Convenzione Quadro Onu sui Cambiamenti Climatici), Patricia Espinosa. «L’impatto dei cambiamenti climatici non è mai stato più grave. Questo ci dice che dobbiamo fare molto di più», ha dichiarato a Katowice la diplomatica messicana, citata da RaiNews.

Già nell’ottobre scorso, il primo Rapporto speciale del Gruppo Intergovernativo sul Cambiamento Climatico (IPCC), «Global Warming of 1.5°C», aveva avvertito che per limitare l’aumento del riscaldamento globale a 1,5°C e raggiungere l’obiettivo fissato a Parigi occorre ormai uno sforzo enorme.

Mentre a Katowice – la città è il cuore dell’industria carbonifera polacca, ma qualcosa sta cambiando – si parla quindi di clima, a Sharm el-Sheikh (Egitto) si è conclusa nei giorni scorsi la 14esima Conferenza delle Parti della Convenzione sulla Biodiversità (17-29 novembre). All’evento però, così osserva Spiegel Online, non è stata dedicata «quasi nessuna attenzione».

  1. Elezioni in Andalusia: l’estrema destra entra nel parlamento regionale

Per quasi quarant’anni il Partito Socialista Operaio Spagnolo (PSOE) ha governato la regione autonoma più popolata di tutta la Spagna, cioè l’Andalusia, nota anche come il «granaio» elettorale della formazione, così ricorda El País. Ma nelle elezioni regionali di domenica 2 dicembre qualcosa non ha funzionato. Anche se il PSOE rimane con 33 seggi la prima formazione nel parlamento locale, ne ha persi 14 rispetto al 2015, un risultato definito un vero e proprio «terremoto» da El País.

Ad approfittare di quella che El Mundo chiama l’«ecatombe del PSOE» è la formazione dell’estrema destra Vox, che con 12 seggi entra per la prima volta nell’assemblea andalusa. Mentre nel 2015 la formazione aveva ricevuto solo 18.017 voti (cioè appena lo 0,45% delle preferenze), domenica ne ha ricevuto 395.978, ossia quasi l’11%. Anche il partito centrista Ciudadanos (Cs) ha registrato una forte crescita: da 9 a 21 seggi, diventando la terza formazione andalusa.

Mentre il risultato di Vox rispecchia l’ascesa del partito di destra AfD (Alternative für Deutschland) in Germania, per il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez il tonfo del PSOE è un segnale d’allarme forte. Pablo Casado, alla guida del Partito Popolare dal luglio scorso, ha definito la batosta del PSOE «la prima pietra» per il ritorno del PP al governo nazionale.

  1. Francia: la crisi dei «gilet gialli»

Appena rientrato da Buenos Aires, dove aveva partecipato al vertice del G20, il presidente francese Emmanuel Macron si è recato domenica 2 dicembre nella zona dell’Arco di Trionfo nel cuore di Parigi, vandalizzato sabato 1 dicembre da «casseurs» infiltratisi nella nuova manifestazione di protesta dei «gilet gialli» contro l’aumento del prezzo del carburante e contro il carovita in generale. Il presidente Macron ha anche rinviato il suo viaggio in Serbia, previsto per mercoledì 5 e giovedì 6 dicembre.

Mentre il bilancio degli scontri di sabato è molto pesante – 263 feriti, di cui 133 a Parigi, e anche una nuova vittima –, il primo ministro Édouard Philippe ha avviato delle consultazioni politiche per uscire dalla crisi, che ha un alto costo economico e le cui conseguenze si fanno sentire anche all’estero, come dimostrano gli incolonnamenti chilometrici di camion bloccati nei pressi della zona frontaliera di La Jonquera, in Catalogna (Spagna). La protesta dei «giubbotti gialli» ha del resto anche contagiato il Belgio.

Uscire dalla crisi non sarà facile. La situazione è infatti quella del muro contro muro. Come scrive La Croix, esiste come un «fossato» tra manifestanti da un lato e governo dall’altro. Un primo tentativo di mediazione è fallito venerdì 30 novembre, ricorda il quotidiano: solo due delegati dei «gilet» si sono infatti presentati. E anche l’incontro programmato per martedì 4 dicembre a Matignon, cioè la residenza ufficiale del primo ministro, è saltato. Il movimento anti-Macron è del resto «molto orizzontale» e la domanda è quindi anche: chi invitare al tavolo del dialogo? Per placare le anime, il premier Philippe ha annunciato martedì 4 dicembre di sospendere per sei mesi l’aumento della tassa sui carburanti.

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