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Perché si mettono dei presepi sulle vette delle montagne?

Emilio del Prado / Flickr
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Un presepe di cioccolato benedetto da Papa Francesco è quello più alto d'Europa

Da quando Dio si è fatto uomo a Natale, il popolo cristiano ha creato tutto un mondo di costumi e tradizioni religiose pieni di tenerezza e folclore.

Sono molteplici le manifestazioni popolari che caratterizzano il Natale. Tra queste possiamo menzionare la Messa di mezzanotte, la collocazione dell’albero di Natale, il giorno dei Santi Innocenti, il primo giorno dell’anno, l’Epifania o la collocazione del presepe in un luogo privilegiato della casa.

I presepi vengono collocati in chiese o monasteri, in ospedali, fabbriche, scuole e università, piccoli negozi e grandi magazzini, nella piazza principale di qualsiasi paese o città e nelle sedi istituzionali pubbliche e private.

Si possono però collocare anche nei luoghi più strani, lontani o inaccessibili, come le vette delle montagne più alte.

Noi cristiani cerchiamo di ricordare la presenza del Signore narrata nei Vangeli, di ascoltare quel messaggio per poi seguire l’invito di proclamarlo dalle vette dei monti.

C’è un inno gospel del 1865 intitolato Go, tell it on the mountain, del compositore afroamericano John Wesley Work Jr., il cui testo invita a proclamare la nascita di Gesù “sulla montagna, sulle vette e ovunque”.

Con l’idea di diffondere un tono religioso-natalizio sulle montagne, in alcuni luoghi a metà del XX è nata la tradizione del Natale di montagna, o come viene chiamato in alcune zone del nord della Spagna (Asturie e León) Belén de cumbres.

Vari gruppi di escursionisti, parrocchie, famiglie o gruppi di amici organizzano una delle loro uscite per allestire un presepe, cantare canti natalizi e completare l’opera con dolci e bevande tipici.

La meta sono le tante vette del Paese, a volte difficili da raggiungere ma sempre immerse in panorami bellissimi che invitano a godersi la natura.

Questo atto possiede anche vari significati simbolici: è la collocazione del “presepe più vicino al cielo”, quello che si avvicina di più a dare “gloria a Dio nell’alto dei cieli” e a un versetto dei Salmi: “Benedite, monti e colline, il Signore”.

Il presepe conserva fin dalla sua origine tanti valori: innanzitutto è la manifestazione dell’amore divino nei confronti degli uomini; in secondo luogo, santifica il luogo in cui viene collocato, che sia nella solitudine di una montagna o nel salone di una casa, in chiesa, per strada o in una vetrina; in terzo luogo, il suo allestimento è un momento per celebrare la gioia tipica del Natale.

Il Belén de cumbres, o Belén montañero, rispetta questi tre valori e aspetti, ma anche un altro che lo rende ancor più speciale: è il presepe che passa il Natale nella massima solitudine; è costruito in modo semplice, modesto e umile (in genere in legno o argilla) ed è il meno visitato.

L’allestimento del Belén de cumbres è iniziato negli anni Quaranta e Cinquanta. Nel caso delle Asturie, un piccolo gruppo di dieci montanari asturiani ebbe l’iniziativa e il coraggio di collocare un presepe sulla cima della Peña Ubiña, a 2.200 metri di altezza.

Lì ha trovato una grotta riparata per ambientarlo e tenerlo protetto, e vi ha collocato i personaggi fondamentali: San Giuseppe, Maria, il Bambino e i Re Magi.

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