Ricevi Aleteia tutti i giorni
Le notizie che non leggi altrove le trovi qui: inscriviti alla newsletter di Aleteia!
Iscriviti!

Non vuoi fare nessuna donazione?

Ecco 5 modi per aiutare Aleteia

  1. Prega per il nostro team e per il successo della nostra missione
  2. Parla di Aleteia nella tua parrocchia
  3. Condividi i contenuti di Aleteia con amici e familiari
  4. Disattiva il tuo AdBlock quando navighi nel nostro portale
  5. Iscriviti alla nostra Newsletter gratuita e non smettere mai di leggerci

Grazie!
Il team di Aleteia

iscriviti

Aleteia

Il prete deve fermarsi se un fedele ha un malore durante la messa?

© Flickr/Stephanie Lepoint/Creative Commons
Condividi

Il liturgista Busani: nessuna interruzione ma solo una pausa di silenzio. Poi una preghiera affinché la persona superi la malattia

Un lettore ci pone una domanda: “Se un fedele ha un malore durante la celebrazione, il sacerdote può interrompere la messa oppure deve procedere al normale svolgimento?”.

«Nel rispondere al quesito – premette monsignor Giuseppe Busani, liturgista della diocesi di Piacenza-Bobbio – immaginiamo che il fatto richiamato avvenga in due diverse situazioni celebrative: in una celebrazione festiva a cui partecipa un’assemblea numerosa e articolata in una ministerialità diversificata, oppure in una piccola assemblea riunita per una celebrazione feriale  o anche festiva ma povera di ministerialità».

La liturgia

La liturgia eucaristica «è strutturata in modo da condurre i fedeli a confessare il primato dell’agire di Dio e a partecipare alla Pasqua del Figlio». Nella liturgia della Parola, «che culmina nella proclamazione del Vangelo di Gesù e nella professione di fede, viene rivelato il vero volto del Padre»; nella liturgia eucaristica, «che ha il suo vertice nell’azione di grazie della Preghiera eucaristica, i fedeli partecipano al Mistero della Pasqua del Figlio fino a ricevere la grazia di comunicare al suo Corpo. Intorno a questi due momenti focali e centrali dell’azione celebrativa si compiono i riti d’ingresso e di congedo».

I fedeli

Ogni celebrazione, prosegue il liturgista, «si attua con parole e gesti fra loro sapientemente ordinati e collegati, ma è fatta anche di silenzi, brevi pause, singolari interruzioni, che però mai rendono estranei alla celebrazione, anzi ne intensificano la partecipazione. La liturgia, soprattutto nei riti d’ingresso e di conclusione, non esclude la vita concreta delle persone, anzi la accoglie e raccoglie, la pone sotto l’azione del Mistero pieno di grazia della Pasqua di Gesù perché ne venga trasformata».

Pausa-silenzio

Un avvenimento, come il malore di uno dei partecipanti alla celebrazione, «non deve mai condurre alla sospensione della celebrazione, cioè ad una sua totale interruzione, e neppure ad una sua conclusione affrettata». Nello stesso tempo, sottolinea monsignor Busani, «permette ed esige che si possa compiere una breve pausa-silenzio non del rito, ma nel rito. E questo per rendere possibile una adeguata attenzione e cura di quella particolare situazione ad opera dei ministri (diaconi o accoliti) o di qualcuno dei fedeli(soprattutto i familiari o, se presenti, medici-infermieri)».

Preghiera collettiva

Il ministro ordinato, che presiede la celebrazione, «può intervenire direttamente invitando e sollecitando a esercitare una prossimità di servizio e soprattutto collegando quella situazione di malattia con la preghiera di tutta l’assemblea. La preghiera potrà essere collocata in una delle intercessioni della preghiera universale o nel momento della benedizione finale». Questo nel caso di una assemblea numerosa e articolata ministerialmente. «In assenza di queste condizioni – osserva il liturgista – il presbitero stesso potrà intervenire anche in modo più diretto, senza dimenticare il suo servizio di presidente della preghiera e trovando la forma più adeguata perché venga rispettato il ritmo e l’ordine dell’azione rituale».

Primato dell’azione di Dio

La preghiera liturgica, conclude monsignor Busani, «è azione divina e umana: nessuna situazione delle persone deve essere esclusa, ma il primato va dato all’azione di Dio. Non esiste situazione che possa giustificare indifferenza di fronte a un fratello o una sorella in difficoltà, ma nessuna difficoltà è ultimamente vivibile senza consegnarla alla potenza di guarigione che può venire solo dalla passione di Dio per ogni situazione umana. E’ questa l’opera della liturgia».

Newsletter
Ricevi Aleteia tutti i giorni
I lettori come te contribuiscono alla missione di Aleteia.

Fin dall'inizio della nostra attività nel 2012, i lettori di Aleteia sono aumentati rapidamente in tutto il mondo. La nostra équipe è impegnata nella missione di offrire articoli che arricchiscano, ispirino e nutrano la via cattolica. Per questo vogliamo che i nostri articoli siano di libero accesso per tutti, ma per farlo abbiamo bisogno del vostro aiuto. Il giornalismo di qualità ha un costo (più di quello che può coprire la vendita della pubblicità su Aleteia). Per questo, i lettori come TE sono fondamentali, anche se donano appena 3 dollari al mese.