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Padre Georg e l’incontro con Schumacher: “La famiglia è il suo nido”

SCHUMACHER GANSWEIN
Ymphotos I Shutterstock - Raimond Spekking I CC BY-SA 4.0
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L'amore dei suoi cari ora è la forza più grande di Micheal, ecco la testimonianza dell'Arcivescovo Gänswein che lo ha incontrato e tenuto per mano.

«Ero seduto di fronte a lui, gli tenevo entrambe le mani e lo guardavo. La sua faccia resta quella che tutti noi conosciamo, solo un po’ più piena». (da Corriere)

È commovente, ma pieno di pudore il racconto che l’arcivescovo e prefetto della Casa Pontificia Georg Gänswein ha condiviso pochi giorni fa con la testata tedesca Bunte e che riguarda il suo incontro con il pilota Michael Schumacher avvenuto circa due anni fa. Non ne aveva mai parlato prima.

La riservatezza, la cura e la protezione hanno caratterizzato l’accudimento del pluricampione del mondo da quando l’incidente sulla neve a Méribel del 2013 lo portò a un passo dalla morte. La moglie Corinna e i figli Gina Maria e Mick sono gli angeli custodi che continuano a proteggere Michael dall’invasione della curiosità mondiale durante la battaglia più impegnativa della sua vita. Sempre secondo Bunte, la famiglia Schumacher sarebbe stata ricevuta dal Papa in udienza privata nel 2017.

Fuori dal mondo, dentro la vita

Evitando ogni accenno alle condizioni fisiche, Padre Georg mette al centro dell’intervista proprio il ruolo della famiglia accanto al campione e conferma che Michael percepisce l’amore di chi lo circonda:

«È un nido protettivo di cui Michael ha assolutamente bisogno. Sentirli vicino è fondamentale. Sua moglie è l’anima della famiglia. In questo periodo natalizio, prego spesso per Michael Schumacher e la sua famiglia. Il Natale è la festa della nascita di Cristo, l’incarnazione dell’amore divino» (Ibid)

La moglie Corinna, che ai tempi delle corse e dei molti trofei era la figura dietro le quinte, è ora al centro della scena, come scudo e come punto di forza per l’uomo che ama.

Tace coi media e accudisce il marito, segue i figli e non si è fatta scrupoli a vendere molti beni di famiglia per trasformare la loro villa vicino a Ginevra in una vera e propria clinica per le necessità di Michael. Per lei i giornali tirano fuori dal cassetto delle parole impolverate il termine “devozione“.

Il loro caso è sicuramente fuori dal coro, rispetto a tutti coloro che quotidianamente vivono la disabilità grave con mezzi di sussistenza insufficienti; ma proprio il silenzio assoluto scelto dagli Schumacher è un segno di rispetto generale, non solo un atto di difesa dall’invadenza mondana.

MICHAEL, SCHUMACHER, CORINNA
Shutterstock

Provare a osservare questa storia con gli occhi di Corinna mi spalanca una serie di squarci di vita magari solo immaginati da me: essere moglie di un campione voleva forse dire non averlo molto a fianco, trovare la via per un amore autentico in un contesto straordinario; dopo l’incidente, si sarà ritrovata a fare i conti con una quotidianità il cui la presenza fisica e bisognosa del marito è tutto, sempre accanto eppure – di nuovo – avrà dovuto trovare la via per un amore autentico in un contesto ancor più straordinario. Lei sola, e i suoi figli, custodiranno il mistero di un’esistenza così emblematica, una parabola umana in cui l’asticella delle sfide si è alzata vertiginosamente: dalla gloria di essere riconosciuto come il Kaiser delle corse automobilistiche, all’essere punto e basta.

Correre, vincere, essere

Abito nella città dove morì Ayrton Senna e solo da quella tragica domenica ho cominciato a seguire la Formula 1 con curiosità; prima sbuffavo per l’invadenza dei motori nella vita quotidiana del mio paesotto, detestavo il rombo dei motori e non capivo proprio che cosa ci trovasse di interessante il pubblico a vedere queste auto velocissime.

Un anno mi capitò una cosa curiosa: andavo a scuola in bicicletta e il percorso prevedeva che passassi davanti a uno degli Hotel dove, nel periodo del Gran Premio, alloggiavano i piloti. Successe che proprio mentre pedalavo davanti al parcheggio di questo albergo uscisse Jean Alesi a bordo di una meravigliosa Ferrari grigia, rombante. Si fermò, mi fece passare a bordo del mio lento ferrovecchio.

Rabih Moghrabi | DPA | AFP

Questi supereroi della velocità fanno i conti coi limiti più di quanto io ingenuamente pensassi. E ora in molti paragonerebbero la condizioni di Schumacher a qualcosa di molto peggio del mio ferrovecchio, proprio lui che era un dio sulla Ferrari. Dio disegna il destino di ogni creatura come un prodigio, lo fa con il pilota più famoso del mondo e lo fa con ogni signor Rossi, Esposito, Brambilla. Lo fa con me.

La grande visibilità di Michael Schumacher non ne fa un malato di serie A, ma, spero, un testimone più eclatante di altri. Così credo che lo abbia guardato Padre Georg, che dice di essere rimasto accanto al campione proprio a osservarlo: che ha visto? La cattiveria di una tragica fatalità? Il successo mondiale degradatosi in miseria fisica?

Credo abbia visto quello che era sotto gli occhi di tutti anche quando era coperto di flash, applausi, titoli iridati, contratti milionari, talento mostruoso: un uomo che Dio ha chiamato alla vita e di cui Dio amerà sempre la nuda presenza, non gli fosse rimasto altro da fare che respirare.

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