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Dismissione delle chiese, Papa Francesco detta 3 regole

POPE FRANCIS
Antoine Mekary | ALETEIA | I.Media
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Deve accadere solo in casi estremi; lo deve decidere il vescovo; la finalità deve essere il sostentamento ai poveri

Si deve dismettere una chiesa e dargli una destinazione diversa da luogo di culto? Papa Francesco detta le regole ai vescovi e a tutti colore che si occupano di questo processo.

«L’edificazione di una chiesa o la sua nuova destinazione non sono operazioni trattabili solo sotto il profilo tecnico o economico», sentenzia il Papa nel messaggio ai partecipanti al convegno “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici”, organizzato dal Pontificio Consiglio della Cultura, in collaborazione con la Pontificia Università Gregoriana e la Conferenza Episcopale Italiana. Il messaggio è stato letto dal cardinale Gianfranco Ravasi.

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“Strumenti di evangelizzazione”

«Il senso comune dei fedeli percepisce per gli ambienti e gli oggetti destinati al culto la permanenza di una sorta di impronta che non si esaurisce anche dopo che essi hanno perduto tale destinazione», rileva ancora papa Francesco aggiungendo che «i beni culturali ecclesiastici sono testimoni della fede della comunità che li ha prodotti nei secoli e per questo sono a loro modo strumenti di evangelizzazione che si affiancano agli strumenti ordinari dell’annuncio, della predicazione e della catechesi».

Cambiano i tempi

Quindi «la constatazione che molte chiese, fino a pochi anni fa necessarie, ora non lo sono più, per mancanza di fedeli e di clero, o per una diversa distribuzione della popolazione nelle città e nelle zone rurali, va accolta nella Chiesa non con ansia, ma come un segno dei tempi che ci invita a una riflessione e ci impone un adattamento».

A servizio dei poveri

Quindi, se come extrema ratio si deve procedere ad una dismissione, bisogna tener conto del seguente principio: «I beni culturali sono finalizzati alle attività caritative svolte dalla comunità ecclesiale».

Essi «non hanno un valore assoluto, ma in caso di necessità devono servire al maggior bene dell’essere umano e specialmente al servizio dei poveri».

Non dare scandalo ai fedeli

Il pontefice raccomanda ai vescovi, ai quali spettano «le scelte concrete e ultime», che «ogni decisione sia frutto di una riflessione corale condotta in seno alla comunità cristiana e in dialogo con la comunità civile. La dismissione – conclude Francesco – non deve essere la prima e unica soluzione a cui pensare, né mai essere effettuata con scandalo dei fedeli» (Avvenire, 29 novembre).

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