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Il lato umano di Gesù nei crocifissi di Donatello

DONATELLO CRUCIFIX

Public Domain

V. M. Traverso - pubblicato il 29/11/18

Il crocifisso di Cimabue può essere considerato un ibrido di arte bizantina, più interessata al divino che all’umano, e arte rinascimentale, più interessata all’umano che al divino. Cimabue segue il canone bizantino classico dell’arte sacra. Cristo viene rappresentato più come un’“immagine di Dio” che come una persona mortale. Vediamo tuttavia qualche sforzo di “umanizzare” Gesù, ad esempio con l’effetto del telo trasparente che mostra il Suo corpo ferito.

Crocifisso di Cimabue, basilica di Santa Croce, Firenze

Donatello porta questo concetto a un livello superiore. Il suo crocifisso di Santa Croce è la rappresentazione di un uomo sofferente piuttosto che un astratto divino. Cristo è mostrato come un uomo imponente e con la barba che sta sanguinando. La scelta stilistica di Donatello venne derisa da alcuni suoi contemporanei, comevene il “rivale” Brunelleschi, che lo accusò di ritrarre un “contadino” sulla croce. Ma era proprio quello che lo scultore fiorentino stava cercando di fare: suscitare profonda empatia tra i credenti sottolineando le similitudini tra loro e Gesù.

L’obiettivo venne perseguito attraverso un vivido realismo e rendendo la scultura “mobile” di modo che potesse essere tirata giù dalla croce e usata nelle celebrazioni della Settimana Santa. Donatello usò dei pioli sotto le ascelle per rendere le braccia mobili, un’innovazione che non sarebbe stata tollerata durante il periodo bizantino. In questo modo, il suo lavoro diventò non solo “figurativo”, ma anche “performativo”.

Donatello, però, non perse del tutto di vista l’aspetto divino di Cristo. Piuttosto, mescolava elementi della sofferenza umana – il sangue che sgorga dalla corona di spine – con elementi perfettamente intagliati come le braccia e le gambe. In questo modo rappresentava la coesistenza di umano e divino nella figura di Cristo.

Basilica di Sant’Antonio da Padova, Padova

Crocifisso bronzeo di Donatello, basilica di Sant'Antonio da Padova, Padova

Rispetto al crocifisso di Santa Croce, in questo crocifisso bronzeo realizzato da Donatello tra il 1444 e il 1447 vediamo un’“armonizzazione” maggiore tra l’agonia umana di Gesù e la sua bellezza divina.

Il crocifisso di Santa Croce presenta entrambi gli elementi, ma sottolinea più l’agonia che il divino. In questo caso, vengono rimarcati ugualmente i due aspetti. Il divino è sottolineato da elementi sia “esterni” – l’aureola – che “intrinseci” – un ritorno alla perfetta armonia delle proporzioni tipica della scultura classica. Come ha spiegato lo storico dell’arte Giulio Zennaro, l’altezza di Cristo in questa scultura è equivalente all’ampiezza delle braccia, una riproduzione dell’“uomo perfetto” di Vitruvio – un uomo le cui proporzioni entrano perfettamente in un quadrato – poi reso popolare da Leonardo. La sofferenza è evidente soprattutto sul volto di Gesù, ma è quasi invisibile nei dettagli perfettamente scolpiti del suo corpo, cosa resa possibile dalla plasticità del bronzo. In qualche modo, Donatello sembra suggerire che l’integrazione perfetta dell’aspetto umano e divino di Cristo è in sé una manifestazione della volontà di Dio.

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artecrocifissoumanita
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