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Arriva l’inverno (demografico), previste gelate senza precedenti su tutta la penisola

NEWBORN IN THE FROST
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È appena uscito il rapporto Istat sul 2017: il trend di calo delle nascite non solo si conferma ma accelera.

Questa è la vera macro emergenza per il nostro Bel e tormentato Paese e come tale questa dovrebbe dettare l’agenda di ogni politico, di tutta la politica. Dovrebbe, la notizia dello svuotamento progressivo delle culle e della desolazione umana, sociale ed economica che ne consegue, essere l’hashtag più twittato, la parola chiave più cercata, l’imperativo morale di ogni coscienza umana e ancor più di chi abbia ruoli di responsabilità civile.

E invece perché ancora non risuona come terribile ultimatum della nazione a sé stessa? Quale brevimiranza impone a tutti di guardare altrove, di tergiversare, di non prendere, una buona volta, il toro per le corna?

Numeri nascite e fecondità in Italia nel 2017

Ok, ora basta con le domande retoriche e non e con le immagini forti. Leggiamo qualche numero.

Nel 2017 sono stati iscritti all’anagrafe per la nascita 458.151 bambini, oltre 15mila in meno rispetto al 2016. Nell’arco di tre anni (dal 2014 al 2017) si è registrato un calo di circa 45mila nascite mentre sono quasi 120mila in meno rispetto al 2008. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Istat Anno 2017 “Natalità e fecondità della popolazione residente”. Il calo dei nati è particolarmente accentuato per le coppie di genitori entrambi italiani, che scendono a 358.940 nel 2017 (14mila in meno rispetto al 2016 e oltre 121mila in meno rispetto al 2008). (Ansa)

I numeri, a saperli leggere, parlano e qua non c’è bisogno di nessuno sforzo. Anzi bisogna tapparsi le orecchie perché urlano. Questo tasso è da estinzione, dicono i demografi.

Il calo percentuale rispetto allo stesso periodo dello scorso anno è del 3,8%. Proiettando questa percentuale sull’intero anno (il secondo semestre ha 3 giorni in più) si arriverebbe a fine dicembre a circa 441 mila nascite, dunque con una ulteriore riduzione di circa 17 mila: sarebbe il nuovo minimo dall’Unità d’Italia. Il numero dei nati, che nel nostro Paese aveva toccato il record di un milione a metà negli anni Sessanta, è crollato sotto quota 500 mila già dal 2015. Ora si preparerebbe dunque a sfondare con decisione una nuova soglia, quella delle 450 mila unità. (Il Sole 24 ore)

Uno sguardo all’Europa

E la tendenza non è solo italiana, anche se ci sono importanti eccezioni.

 In tutta l’Unione a 28 Paesi, il numero delle nascite si è ridotto di oltre 400 mila dal 2008 al 2017; un calo che deriva per quasi il 30 per cento dai numeri italiani. Ma il fenomeno è stato ancora più accentuato, in termini relativi, in Grecia (dove il disastro economico ha certamente influito) e in Spagna, in entrambi i casi con tonfi intorno al 25 per cento. La riduzione è a due cifre anche in alcuni Paesi dell’Est europeo, come Romania e Bulgaria. La Francia continua a vantare un tasso di fertilità molto alto, ma arretra comunque rispetto al 2008 (-7%) evidenziando una tendenza grosso modo simile a quella del Regno Unito (-5%). Il segno è invece opposto in Germania e in Austria e in misura minore in Svezia. (Il Messaggero)

L’immigrazione non è la soluzione

L’Italia, depauperata della sua popolazione e anche diventata via via una meta meno appetibile per gli stessi immigrati. Quelli che restano sul nostro suolo inoltre adeguano piuttosto in fretta il loro tasso di fertilità al nostro, al di sotto cioè del tasso di sostituzione. Nel 2017 le immigrate in Italia hanno fatto registrare 1,95 figli per donna contro il 2,1 che sarebbe la media necessaria per garantire ricambio generazionale.

A parte questi biechi calcoli rimane il fatto che pensare di riempire il vuoto demografico sradicando uomini dalle loro terre e stravolgendo i connotati della nostra pare per lo meno discutibile.

A chi interessa il futuro? L’allarme della Pontificia Accademia per la vita

Interventi sul genoma mentre in Italia siamo in inverno demografico nel disinteresse della politica e dei media. Come se del futuro della nostra società non importasse a nessuno.

Lo afferma su twitter la Pontificia accademia per la vita proprio in seguito alla pubblicazione del rapporto Istat.

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