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Il "segreto" della sagrestia: non è solo una stanza per la vestizione

Ray eye/Wikipedia

Aleteia | 28/11/18

Ma qualcosa di più importante che va valorizzato

Suona la campanella, tutti si alzano per l’ingresso del sacerdote nella chiesa, comincia la messa, ma la porta da cui è entrato, dove conduce? In sagrestia naturalmente, ma che cos’è e come nasce? Una prima risposta possiamo riceverla da Wikipediache spiega:

Solitamente la sacrestia è ubicata all’interno della chiesa, al lato dell’altare maggiore, ma può anche essere separata da essa come nei monasteri. Alcune chiese hanno più di una sagrestia, ognuna delle quali ha una funzione specifica. Come luogo architettonico, all’interno delle basiliche, fu introdotta nel V secolo dai costruttori ravennati: i cosiddetti phastopòroi.

In senso più ampio, ma che si è perso nel tempo, la sagrestia era – negli archivi – l’area adibita ai documenti più importanti e che dovevano restare segreti, un significato parzialmente mantenuto in ambito bancario dove per “sagrestia” si intende il caveau, dove sono custoditi i tesori. Tutto questo fa intuire come la Sagrestia di una chiesa non sia solo il luogo della vestizione, ma qualcosa di più. Intimo, nel senso del luogo dove ci si prepara al servizio all’altare e che dovrebbe permettere al sacerdote di entrare nel giusto stato d’animo, e prezioso, non solo per gli oggetti e i paramenti sacri, ma perché appunto ci si prepara a maneggiare il tesoro della comunità: la Santa Eucarestia (Treccani).

Una funzione liturgica essenziale

Proprio perché l’Eucarestia è il Corpo di Cristo, essa non va né gettata né sprecata, stesso discorso vale per il vino una volta consacrato. Non una briciola o una goccia di vino va sprecata, come si vede durante la stessa Messa, quando il sacerdote “lava” il calice con un po’ d’acqua per assicurarsi che i residui non vadano persi e li beve egli stesso, asciugando con cura il tutto. Dopo la Messa il sacerdote può usare il lavabo presente in moltissime sacrestie per versarvi l’acqua residua della purificazione nonché per eliminare i residui di ciò che è stato benedetto. Infatti, il lavabo della sacrestia è di solito collegato con il Sacrario della chiesa, una buca coperta da botola che mette a contatto direttamente con la terra di fondazione della chiesa, benedetta dal Vescovo durante la posa della prima pietra. In esso si getta qualsiasi cosa che sia stata benedetta o consacrata in modo che torni alla natura creata da Dio e sia l’usura a consumarla. Questo almeno in molte chiese tra le più antiche.

C’è molta arte in Sagrestia

Nelle chiese storiche di Roma, ad esempio, non mancano gioielli come la Sagrestia di Santa Maria Maddalena.

Lalupa / Wikipedia

Oppure quella del Borromini realizzata nella splendida Sant’Agnese in Agone, a Piazza Navona dove si svolgono, per la sua acustica perfetta, numerosi concerti.

Cosa che accade anche a Milano, nella Sagrestia della Chiesa di San Siro, realizzata dal Bramante

Renagrisa/Flickr

La sagrestia oggi

Oggi spesso è il luogo in cui si va a salutare il sacerdote prima o dopo la celebrazione, il momento della chiacchiera informale, del consiglio, oltre naturalmente a quello della preparazione. Per questo motivo anche gli arredi devono fare la loro parte, devono essere belli, per non stonare con l’ambiente e creare così una cacofonia di forme e colori, e e devono essere funzionali, rendendo semplice la fruizione, e adattarsi alle ampie casule delle cerimonie, numerose quanto sono numerose i periodi liturgici, ma anche in funzione del numero di sacerdoti e chierichetti che quella cerimonia prevede. E’ qui che interviene la mano esperta e sapiente di realtà artigianali come GF Arreda Chiese, che con oltre quarant’anni di passione dedicata all’arredo delle chiese sa quali soluzioni trovare per ogni situazione e per ogni tasca.

Da sempre – del resto – la Chiesa ha cercato di tenere insieme bellezza estetica e verità della fede, secondo l’ideale platonico, è per questo che, specialmente in Italia e in Europa, ci sono templi di così grande bellezza, che vanno dalla facciata alle finiture più minute. La bellezza passa dalla maestria, non dalla serialità, ogni cosa va modellata secondo la luce, i colori dominanti, gli spazi, l’artigiano ha l’occhio giusto per fare questo e quando poi la tua famiglia lo fa da quarant’anni, l’esperienza ci mette il suo come si suol dire…