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Chiesa

La giustizia e sì, la misericordia dell'Inferno

THE LAST JUDGEMENT

Public Domain

padre Robert McTeigue, SJ - pubblicato il 28/11/18

Un'eternità contemplando la perdita di Dio è così incomprensibilmente triste che i tormenti dell'Inferno possono essere considerati una distrazione ben accetta

Qualche battuta tratta da un incontro dello Staff Senior dell’Inferno…

SATANA: “Come sta andando la nostra nuova campagna di espansione? Abbiamo già un nuovo slogan?”

TIRAPIEDI DIABOLICO #1: “Che ne dice di questo: ‘Non c’è alcun Dio!’?”

SATANA: “Noioso! Già visto. Cos’altro avete?”

TIRAPIEDI DIABOLICO #2: “E questo: ‘Non c’è alcun Satana!’”?

SATANA: “Ok. Intelligente, affidabile – ma non è nuovo! Cos’altro avete?”

TIRAPIEDI DIABOLICO #3: “Che dice di questo: ‘Non c’è fretta’?”

SATANA: “Dimmi di più…”

L’aspetto veramente inquietante è che c’è fretta, una fretta davvero terribile – corriamo letteralmente fuori dal tempo verso l’eternità. Noi umani siamo paradossalmente mortali – nati per morire –, ma siamo anche immortali – destinati all’eternità. Siamo razionali e liberi, il che vuol dire che siamo agenti morali ritenuti giustamente responsabili da un Dio santissimo. Ciò vuol dire che dovremmo trascorrere molto più tempo e impiegare molta più energia di quello che facciamo quasi tutti pensando al tempo, all’eternità, al Paradiso e all’Inferno.

Nel mese di novembre, in cui preghiamo per i nostri cari defunti, ho offerto una serie di meditazioni sulle Quattro Cose Ultime (ho scritto per Aleteia una meditazione su Quaresima e Inferno qui). Mentre scrivo questa meditazione sull’Inferno, sono consapevole del fatto che qualcuno starà già alzando gli occhi. I riferimenti all’Inferno sollevano obiezioni da parte degli ingenuamente pii e degli ingenuamente secolari.

L’obiezione degli ingenuamente pii: “Oh, padre! Dov’è stato negli ultimi cinque anni? Negli ultimi 50? Non ha sentito parlare della MISERICORDIA?”

L’obiezione degli ingenuamente secolari: “Oh, padre! Voi sacerdoti siete tutti uguali! Parlate tanto delle gioie del Paradiso e delle pene dell’Inferno! Noi secolari capiamo tutto molto bene. La vostra predicazione su fuoco e zolfo/festa in cielo riguarda la manipolazione. State cercando di corrompere e di spaventare le persone!”

Quello che hanno in comune queste due obiezioni è un duplice problema: entrambe non riescono a prendere sul serio sia Dio che l’uomo. Dio è totalmente santo, Dio è amore, Dio è infinita bontà. Può solo volere il meglio per l’uomo, che è Egli stesso. La natura morale di Dio preclude il fatto di ignorare o sminuire il bene o il male. Egli vuole riempire ogni vita umana (corpo e anima) con Se stesso.

Quel dono divino di sé sarebbe assolutamente insopportabile per una persona non preparata a riceverlo. Una persona attaccata al peccato in qualsiasi modo non può giustamente amare Dio, che è Amore Assoluto e Amore Incarnato. Una persona creata per amare e pronta a ricevere l’Amore fatto Persona non sarà soddisfatta di nient’altro e di nessun altro. Una persona creata per il Paradiso che è stata preparata per questo in questa vita si godrà giustamente, in corpo e anima, la gioia eterna in unione con il Divino Amato. Il Paradiso è un incontro di giustizia e misericordia, natura umana e grazia divina – una destinazione di eternità per chi ha superato il test.

Le obiezioni pie alle rappresentazioni peggiori dell’Inferno non prendono seriamente il fatto che gli umani mortali/immortali possano compiere scelte libere contro Dio: “Come può un Dio MISERICORDIOSO permettere i tormenti dell’Inferno?”

Le obiezioni secolari alle stesse rappresentazioni non prendono seriamente il fatto che gli umani mortali/immortali possano compiere scelte libere contro Dio: “Come può un Dio GIUSTO permettere i tormenti dell’Inferno?”

La libertà sbalorditiva della persona umana di scegliere la gloria di Dio è anche la terribile liberttà di respingere questa stessa gloria. È giustizia divina riconoscere che una persona umana ha respinto l’amore divino e la gioia eterna – in altri termini, che una persona umana ha scelto l’Inferno rispetto al Paradiso. Sarebbe un’ingiustizia nei confronti sia della dignità umana che della santità divina fare altrimenti.

Allo stesso modo, è divina misericordia essere soggetti ai tormenti dell’Inferno come distrazione dalla consapevolezza che nessuno vedrà mai Dio faccia a faccia. L’unione con Dio è così bella che la separazione da Dio dev’essere tremenda. Un’eternità contemplando la perdita di Dio è così incomprensibilmente triste che i tormenti dell’Inferno (come questi rappresentati dal Beato Angelico) possono essere visti come una distrazione ben accetta.

L’inevitabile e assoluta grandezza di Dio, e la grandezza opzionale dell’uomo, comprese in termini di giustizia e misericordia, richiedono la realtà del guadagno o della perdita del Paradiso, la realtà della scelta del Paradiso o dell’Inferno.

Noi creature finite, noi umani creati a immagine e somiglianza di Dio, viviamo nel tempo, e arriviamo poi all’eternità.

Giacinta, una delle veggenti di Fatima, ha detto: “Se gli uomini sapessero cosa sia l’eternità farebbero di tutto per cambiare la propria vita”. Scegliamo il Paradiso finché c’è ancora tempo!

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