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Bambini geneticamente modificati: la Chiesa boccia l’esperimento dello scienziato cinese

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DURAND FLORENCE/SIPA

Gelsomino Del Guercio - pubblicato il 28/11/18

L'annuncio: "Le due gemelline neonate saranno resistenti all'Aids". Ma ci sono almeno 4 punti oscuri che non trovano risposte positive

Il gruppo di ricerca guidato dallo scienziato cinese He Jiankui della Southern University of Science and Technology di Shenzhen, in Cina, sostiene di aver creato i primi esseri umani geneticamente modificati al mondo. Si tratterebbe di due gemelle nata lo scorso mese, il cui Dna – sostiene l’Associated Press – sarebbe stato modificato con lo strumento di modifica genetica Crispr.

L’esperimento è descritto in un documento della diffuso dalla stessa università cinese. Nel documento i ricercatori sottolineano che «alla luce della crescente competizione internazionale relativa alle applicazioni della tecnologia dell’editing del Dna», il loro risultato «andrà oltre rispetto a quello che nel 2010 ha portato al Nobel la tecnica della fecondazione in vitro» (Ansa, 27 novembre).




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Resistenza all’HIV

He Jiankful, in particolare, ha dichiarato di aver alterato gli embrioni di sette coppie durante i trattamenti di fertilità, con una gravidanza giunta a termine. Il suo obiettivo, ha ammesso, non era quello di curare o prevenire una malattia ereditaria, ma di provare a conferire un tratto che poche persone hanno naturalmente, il gene CCR5 – una capacità di resistere alle possibili future infezioni da Hiv, il virus dell’Aids. Ha detto che i genitori coinvolti hanno rifiutato di essere identificati o intervistati, e non ha voluto dire dove vivono o dove è stato svolto il lavoro (Il Sole 24 Ore, 26 novembre).

Il parere del cardinale

Il cardinale Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia della vita, considerato uno tra i massimi esperti internazionali di Bioetica, secondo il quale «niente è più patrimonio dell’umanità del patrimonio genetico», un patrimonio intangibile «perché è unico e ogni mutazione che si provoca interessa tutta l’umanità». Quindi «il principio stesso della precauzione esige il no più assoluto».




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La Provvidenza

Dunque non tutto quello che è tecnicamente possibile è eticamente possibile. Agganciandosi a questo principio fondante della bioetica il cardinale ha auspicato che «la Provvidenza semini prudenza, giustizia e serietà scientifica» e che le legislazioni siano più restrittive su questa materia «perché tutti vengono danneggiati, non solo una persona».

I dubbi di Scienza e Vita

Il presidente dell’associazione Scienza e Vita, Alberto Gambino, spiega che anzitutto «c’è un’implicazione etica» riguardo al «tipo di comunicazione, perché normalmente gli scienziati producono una pubblicazione scientifica», qui invece «c’è una comunicazione come se fosse un comunicato stampa, e questo ha suscitato allarme».

Principio di precauzione

Entrando nel merito Gambino afferma poi che in base ad un principio che chiamiamo «di precauzione», oggi non c’è nessuna evidenza scientifica sull’efficacia degli obiettivi che sono ricercati. «Le modifiche del Dna potrebbero essere nocive», ha proseguito Gambino, «sono trasmissibili all’eventuale prole, che porterà per tutte le future generazioni pregi, virtù, forse difetti, e forse addirittura qualcosa di aberrante che si continuerà a trasmettere nelle generazioni successive» (Vatican News, 27 novembre).

L’associazione Scienza e Vita, attraverso il bioeticista e portavoce Maurizio Calipari, evidenzia ad Aleteia almeno 4 punti che bocciano l’esperimento cinese.

1) Il “Superuomo” che non si può creare

«La finalità teorica che viene proposta può sembrare buona: ovvero mettere in condizione un organismo di non ammalarsi di Hiv. Ma non c’è nulla che certifica che ciò possa accadere. Il gene – osserva Calipari – si può vedere se funziona o meno solo quando le gemellino cresceranno e saranno esposte al virus. Ma poi chi lo ha detto che loro saranno esposte al virus dell’Aids? E’ stata fatta una manovra preventiva che non ha nessuno logica. Allora bisognerebbe fare la stessa operazione per ogni malattia con riscontro genetico. A quel punto creeremmo un superuomo che non si ammala, che è resistente ad ogni virus. Addirittura, secondo la logica di questo esperimento, potremmo intervenire anche sui geni che regolano la muscolatura o la fatica».

«Ma i genetisti di fama internazionale – avverte il bioeticista – sorridono di fronte ad un’affermazione simile: il Dna avrà sempre mutazioni e difetti, non si può pensare che attraverso queste “manovre di scambio” dei geni, si ottenga una immunità biologica da tutte le malattie»




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2) Sperimentazione con altri scopi

Secondo punto oscuro: «Le modalità bizzarre con cui lo scienziato cinese è uscito fuori con questa notizia. Privo di una pubblicazione scientifico – sottolinea Calipari – temo che le motivazioni che si nascondo dietro questo esperimento siano ben altre. Questo team ha probabilmente voluto fare una sperimentazione molto spinta per capire se in un’embrione era possibile modificare un gene. Si tratta di esperimenti già tentati in passato, ma su embrioni non destinati a nascere. Farlo su embrioni destinati alla nascita è molto grave. Loro dicono: le gemellino stanno in salute, ma chi può rassicurare che la modifica del Dna, negli anni a seguire, non possa creare problemi anche seri alla loro salute?».




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3) Gli obiettivi (opposti) della genetica moderna

Il bioeticista di Scienza e Vita evidenzia anche un terzo aspetto critico. «La modifica del Dna le gemelline la trasmetteranno alla loro progenie. In pratica noi stiamo inserendo nell’umanità una linea modificata di Dna. Ma la moderna genetica sta andando in un’altra direzione. Gli interventi sono a livelli di cellule somatiche, adulte, non embrionali! Si possono guarire malattie senza modificare il Dna, si possono ottenere risultati positivi senza modificare l’embrione allo stato unicellulare, quindi primordiale».

4) Chi ha deciso per i bambini?

Infine quarto “dubbio”. «E’ stato chiesto alle bambine il consenso per un tipo di modifica così importante e definitiva del proprio Dna. Certamente no. Sono stati i genitori a dare il consenso, ma che diritto hanno loro di dare un consenso così impegnativo per un esperimento su due bambine che non sono neppure malate? Questa logica, se si prende alla lettera, non si sa dove ci porta…».




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