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Celine Dion sposa la causa del gender neutral: niente rosa e azzurro per i bambini

CELINE DION, CULLE
Youtube
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La famosa cantante canadese lancia una linea di abbigliamento infantile per “liberare i bambini dal ruolo imposto dal genere”. Cosa propone? Vestiti in bianco e nero con teschi e croci

Quello che è raro che accada è che un bambino, anche piccolo, scelga di sua spontanea volontà e con entusiasmo un abito nero, a meno che non sia quello di Batman. È banale ricordare, ma lo faremo, che lo zoo, il luna park, i parchi giochi attirano l’infanzia proprio per la varietà di colori che corrisponde al bisogno di dare una sfumatura diversa a ogni emozione, desiderio e sentimento che passa nel loro cuore.

Curioso che testate blasonate di stile e moda, come Elle, applaudano con vigore l’intraprendenza di Celine Dion, tacendo però questo dettaglio, una linea di abbigliamento priva di colori. Altrettanto parodossale che proprio il mondo “Arcobaleno” applauda questa proposta. E mi limito alla considerazione sull’assenza di colori perché commentare la presenza sugli abiti di teschi stilizzati, croci, lettere isolate scritte con forme squadrate è un’evidente messaggio che non ha nulla a che vedere con la purezza infantile.

Sommando tutti questi dettagli, è lecito avanzare un’ipotesi non così astrusa: l’assenza di colori e la stilizzazione delle immagini sono sempre andati di pari passo con la propaganda dei regimi totalitari. Pensiamo al rigore delle divise militari, da cui il concetto anche simbolico di uniforme. Pensiamo a certi manifesti e slogan comparsi sotto le dittature mondiali: pochi colori forti, immagini geometriche di base, parole sintetiche. Banalmente, mio marito mi faceva notare quale esplosione di colori e creatività sia diventata la città di Berlino all’indomani della caduta del muro. È stata una reazione lecita alla prigionia mentale precedente.

Shutterstock

Stilizzare le forme, semplificare i messaggi, ridurre i colori è un mezzo per semplificare il pensiero, e per farlo stare quieto. E insieme al pensiero, il bagaglio di emozioni. Non è dunque e solo un inchino al concetto di genere neutrale, ma qualcosa di più. Ed è sempre più simile a qualcosa che vuole farci vedere tutto bianco o nero, buoni e cattivi. Che puoi vuol dire immobilità e impossibilità di cambiamento.

Uniformi o uomini liberi?

Lì dove regna il perdono e la sacralità vera della libertà personale sboccia una fioritura di colori sensata – non l’accozzaglia di nuances eccessive che è l’altra tendenza nichilista moderna: il rosso, il bianco, il verde, il viola degli abiti religiosi hanno sempre parlato di tutte le esperienze e prove che l’umano attraversa, nel cammino verso la scoperta di sé in rapporto col mondo.

Il tanto vituperato Medioevo ha ancora questo da insegnarci, la visione dei colori. Rimasi un po’ amareggiata quando tradussi il passo di Chesterton in cui diceva che noi siamo bambini i cui colori si sono tutti rimescolati e non sanno più cosa farsene; aveva ragione e lo spiegò molto bene paragonando quello che noi vediamo per strada oggi e quello che ci vedeva un uomo del Medioevo. Perdonerete la citazione un po’ lunga, ma una certa prolissità può essere benvenuta se in gioco c’è la libertà:

La vera differenza è questa: che gli abiti color terra dei monaci furono espressamente scelti per indicare lavoro ed umiltà, mentre il marrone scelto dagli impiegati non vuol significare assolutamente nulla. Il monaco voleva espressamente dire che si vestiva di polvere. Sono sicuro che l’impiegato non intende dire che si corona di terra. Non si sta mettendo la terra sulla testa come fosse l’unico diadema dell’uomo. Il viola, che è allo stesso tempo un colore ricco e sobrio, suggerisce un trionfo temporaneamente eclissato dalla tragedia. Ma le ragazze operaie non intendono esprimere con i loro cappelli un trionfo temporaneamente eclissato da una tragedia, lungi da loro. La pelliccia bianca era il simbolo che esprimeva purezza morale; il panciotto bianco no. I leoni dorati suggerivano un’ardente magnanimità; gli orologi dorati no. Il punto non è che abbiamo perso le sfumature materiali dei colori, ma che abbiamo perso l’ingegno di usarle per il meglio.

Noi non siamo come bambini che hanno perso la scatola dei colori ed è rimasta loro in mano solo la matita grigia. Noi siamo come bambini i cui colori si sono tutti rimescolati nella scatola e che hanno perso il foglio delle istruzioni. (da Cosa c’è di sbagliato nel mondo)

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