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Non voglio più abortire: il battito di quel cuoricino mi risuona nelle orecchie e nel cuore

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“Ora so che servo a qualcosa. Il mio bambino nascerà e io sarò per lui.”

Mia cara Annina,
E’ passato qualche giorno da quando ti ho incontrata e ho sempre davanti a me il tuo visino affilato e smunto.
Quasi senza voce (sei riuscita a recuperarne un filo per parlarmi) ti siedi sul divano spaurita e come chi non capisce niente di ciò che le sta capitando. Mi sposto. Dalla mia poltrona vengo a sedermi vicino a te, non solo per la tua voce flebile ma anche per comunicarti una vicinanza affettuosa.

Mi racconti che hai 21 anni, che hai interrotto la scuola perché sei incinta di un paio di mesi, cosa che al tuo ragazzo non fa né caldo né freddo: se n’è andato lontano da te, cambiando il numero di cellulare per risultare irreperibile.
I tuoi genitori sono sconvolti e arrabbiati. Non si sarebbero mai aspettati questa situazione dalla loro piccola Anna. Alla mia domanda “Che cosa posso fare per te?” rispondi faticosamente “Non lo so. Non so niente, non capisco come mi devo comportare. Nessuno vuole questo bambino”.
“A che tempo di gravidanza siamo?”. Lei: “Questa è un’altra delle cose che non so, però ho tutti i documenti per andare ad abortire”.

Colpo basso, questo. Non mi aspettavo che la cosa fosse già così avanti. Chiacchiero un po’ con te e scopro che non hai amici e sei figlia unica. Una solitudine quasi completa.
Per cominciare da qualche parte ti procuro una visita specialistica con datazione della gravidanza dicendoti: “Se poi vuoi tornare io ti aspetto”. E infatti torni. Mi comunichi di essere alla nona settimana e di aver sentito il cuore del tuo bambino: “Credo di non voler abortire. Il battito di quel cuoricino mi risuona nelle orecchie e nel cuore”. “Deve essere stato davvero emozionante!”. Silenzio. Per qualche istante non sappiamo che cosa dire. “Anna, noi possiamo fare delle cose per te, ma adesso è diventato tardi. Vuoi che ci vediamo martedì prossimo?”. “Mi va molto bene, così posso accennarne ai miei genitori”.

Martedì non ti ho visto. Ti ho solo parlato per telefono, perché come al solito ho avuto un piccolo incidente. “Paola, grazie, grazie e ancora grazie!”, mi dici con una voce tutta nuova. “I miei genitori non vedono l’ora di diventare nonni e di poter prendere in braccio questo bambino. Con te sono stata bene, mi sono sentita quasi felice… E anche se mi dispiace per la tua gamba, sono ugualmente contenta di parlarti. Ora so che servo a qualcosa. Il mio bambino nascerà e io sarò per lui”.
Anch’io gioisco per questa decisione: “Sei proprio la mia Annina! Noi ti staremo vicino, pronti a sostenerti in qualunque momento”.

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