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BERNARD ARS

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Il dottor Bernard Ars, presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni di Medici Cattolici.

Jesús Colina - pubblicato il 26/11/18

Liste d’attesa, speculazione finanziaria, depressione, pressione per promuovere l’eutanasia, la gestazione per altri… Le sfide che debbono affrontare i medici al giorno d’oggi sono numerose e, talvolta, inedite. Abbiamo incontrato il dottor Bernard Ars, nuovo presidente della Federazione Internazionale delle Associazioni di Medici Cattolici.

Alla testa della Federazione Internazionale delle Associazioni di Medici Cattolici (FIAMC) da qualche mese, il dottor Bernard Ars, docente universitario (Ph.D) e specialista in oto-rino-laringoiatria e chirurgia cervico-facciale, si è dato tre priorità:

Stimolare la compassione particolare che noi, medici cattolici, dobbiamo sviluppare di fronte alla precarietà vitale e sociale, diffondere l’antropologia e la morale cristiana nonché il giusto dialogo Fede-Ragione-Scienze, restando fedeli alla Chiesa e al suo Magistero, e far progredire le nostre vite spirituali.

E che vite spirituali! La FIAMC comprende 80 associazioni che rappresentano un un 120mila persone in tutto il mondo. Ha una duplice missione: da una parte fortificare i medici che si impegnano nella loro fede in Gesù Cristo per aiutarli ad applicare nella loro pratica quotidiana il messaggio evangelico; e d’altro canto informare la Santa Sede sulle realtà e sulle evoluzioni della medicina riguardo alla clinica e alla ricerca.

Jesús Colina: I medici cattolici si trovano sempre più spesso in situazioni in cui devono rivendicare il diritto all’obiezione di coscienza, perché i sistemi sanitari li obbligano a pratiche contrarie alla dignità dell’uomo – manipolazioni genetiche, eutanasia, aborto. Che cosa raccomanda a questi medici?

Dottor Bernard Ars: Da una parte consiglio loro di vegliare sempre con cura a che in tutti i contratti con istituzioni o collaboratori – nonché nelle legislazioni dei loro Paesi – figuri la clausola sull’obiezione di coscienza; d’altro canto di formare bene la propria coscienza morale, per tutta la loro vita, studiando l’antropologia cristiana e riservandosi dei momenti ricostituenti per la vita interiore.

J. C.: Che cosa esprime per lei la clausola sull’obiezione di coscienza?

Dr. B. A.: Il dovere dell’obiezione di coscienza manifesta la grandezza della dignità umana. Un uomo non può mai risolversi a commettere il male morale. Egli non può aderire consciamente e deliberatamente a un’azione che distrugge la sua propria dignità. La libertà dell’essere umano è un riflesso dell’immagine e della somiglianza che Dio ha impresso di Sé nel cuore di questa persona. Essa non può utilizzare la propria libertà per sfigurare il riflesso della presenza di Dio in sé. Ecco perché deve resistere alle leggi umane ingiuste. È stato questo il caso, in alcuni momenti della storia, della discriminazione razziale e dell’apartheid; è il caso oggi dell’aborto, dell’eutanasia e di altri atti inconciliabili con la dignità della persona. Se il medico cattolico si oppone a certe pratiche non è anzitutto perché è cattolico, ma perché è un Uomo, un essere che ascolta la voce della propria coscienza, rischiarata e confermata dall’insegnamento della Chiesa. Conosciamo tutti l’aneddoto del cardinale Newman, a cui si domandava se avrebbe brindato prima alla coscienza o al Papa. Quando diceva che avrebbe brindato prima alla coscienza e poi al Papa, non intendeva opporre il cristiano alla Chiesa, ma onorare la voce unica della verità, la cui prima eco risuona nella coscienza, confermata se necessario dal giudizio ultimo della Chiesa.


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J. C.: Il Papa e la Santa Sede hanno fatto ricorso alla vostra associazione per informarsi sui problemi di bioetica. Come si articola la vostra relazione col Vaticano?

Dr. B. A.: I nostri scambi di informazione non riguardano solamente i problemi di bioetica. La medicina è implicata in molti dominî dell’Essere umano: ricerca scientifica, cultura, famiglia… I problemi di bioetica sono essenzialmente di dominio della Pontificia Accademia per la Vita, che dipende dal dicastero per Laici, Famiglia e Vita. Quanto alla FIAMC, essa dipende dal dicastero per il servizio allo Sviluppo umano integrale.

J. C.: Quali sono le questioni etiche che si pongono oggi ai medici cattolici?

Dr. B. A.: Le problematiche etiche riscontrate dai medici cattolici variano in intensità a seconda della pratica e delle regioni del mondo. Per esempio, i praticanti generalisti debbono confrontarsi con difficoltà etiche e deontologiche rilevanti dalla relazione con ogni persona. I medici ospedalieri specialisti sono da parte loro portati a confrontarsi con difficoltà etiche rilevanti dal dominio delle tecnoscienze, dell’industria (specialmente quella farmaceutica), come pure da quello del consumismo delle cure. In ultimo, i medici ricercatori debbono confrontarsi con difficoltà etiche relative alla scelta degli obiettivi, alle strategie di lavoro e anche alle pressioni dei finanziatori. Spesso in questi ultimi anni la bioetica è stata interpretata e strumentalizzata ideologicamente in modo poco coerente con i suoi obiettivi iniziali, che erano la difesa della vita e della persona umana, nonché con la visione cristiana dell’Uomo. Per restituire alla bioetica il suo senso profondo, occorre formare coscienze morali fondandosi su di un’antropologia cristiana attualizzata, protesa al Bene comune.

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