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Nadia: Dio ha curato il mio corpo ferito saziando l’anima di senso

NADIA aCCETTI

Nadia Accetti

Annalisa Teggi - pubblicato il 25/11/18

Sono creata a sua immagine, ma soprattutto a sua volontà. Questa è la cura, e non la trovi in farmacia o al supermercato. È il suo amore che colma le ferite, perché va oltre i tuoi errori. L’accoglienza che mi ha guarita è stata un’accoglienza umana, quella dei monaci, però lì la dimensione verticale di Dio si è incarnata nella dimensione orizzontale, reale, della mia vita: ho avuto un posto dove dormire e dove mangiare; sono stata trattata come Nadia, come persona, per la prima volta. Ero Nadia, la figlia di Dio, non la malata o l’attrice. Dio mi è venuto incontro attraverso la loro mano, e ha curato l’anima.
ABBAZIA, FARFA
Wikipedia

Abbazia di Farfa

Perché tutte le malattie dell’anima sono malattie di senso, bisogno di un bene. Le malattie come la depressione sono più subdole di un cancro, ad esempio: l’impatto con una malattia visibile e invadente stimola una reazione concreta di lotta o di rabbia; le malattie dell’anima s’infiltrano in profondità senza che tu ne abbia consapevolezza. La trappola è proprio che l’io crede di gestire il malessere; io sono sopravvissuta, ripescata a un passo dalla fine. Ma tante persone soccombono.

E che messaggio diamo a chi è la fuori nel buio?

Il primo messaggio è rivolto non tanto a chi sta male ma a chi è vicino a una persona che ha questi disturbi. Bisogna imparare ad avere sguardi d’amore verso l’altro; non è banale: è lo sguardo dell’altro che aiuta colui che soffre ad aprirsi e a lasciarsi guardare. C’è gente che campa fino all’ultimo secondo di vita con questi mostri dentro l’anima e non è a un livello così grave da destare preoccupazione in chi gli sta a fianco. Ma quella non è vita; perché Dio ci vuole liberi e in pienezza, non ci vuole bloccati dalle catene di una qualche dipendenza. La schiavitù a qualsiasi livello resta schiavitù.




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Bisogna parlare a entrambi gli attori di questo percorso di dolore, la persona che è caduta e gli altri che sono attorno a lei. La malattia è un’estrema strategia di sopravvivenza, è diabolica in termini spirituali. Su questo aspetto è stato fonte di grande chiarezza per me l’incontro con un padre spirituale gesuita che mi ha introdotto al percorso ignaziano, che parla dello spirito dell’io, dello spirito del bene e dello spirito del male.

Dedichiamo l’ultimo tassello di questa chiacchierata a raccontare della tua associazione DonnaDonna onlus.

Dopo aver incontrato l’abbraccio così potente di Gesù, io non potevo stare zitta. Dovevo dirlo a tutti. Visto che sono attrice, realizzai un piccolo cortometraggio che si intitolava Donna donna, per te che sei bella come sei. Era dedicato al tema dello specchio, non come vanità ma come accettazione: amare il proprio corpo è amare la vita. Le forme del corpo raccontano questo, non sono solo occasione di oscenità. Volevo promuovere questo messaggio. Oltre al cortometraggio realizzai un calendario, in cui coinvolsi le donne che conoscevo e ad ogni foto era associata una ricetta, per veicolare il messaggio che non è il cibo il nemico da combattere.

NADIA ACCETTI
Nadia Accetti

Da questo mio piccolo contributo è nato via via altro. Ogni volta che mostravo il cortometraggio c’erano delle scuole che mi chiamavano a parlare; sono stata anche alla Camera dei Deputati. In tutte queste occasioni le persone si aprivano con me, perché non appena si porta uno sguardo diverso la gente lo accoglie con entusiasmo. Ne è affamata. Non dipende dalle mie qualità, anzi io mi aggrappo a Santa Teresina e al suo sentirsi un nulla. È proprio il cuore dell’uomo che è fatto per sentirsi accolto e amato.

Nel tempo questo impegno è diventato un apostolato. È una piccola missione che è diventata la mia vita. Donna Donna onlus è un’associazione che collabora col Vicariato. Andiamo nelle scuole, collaboriamo con la diocesi, abbiamo fatto una mostra itinerante negli ospedali. Facciamo innanzitutto informazione sulle malattie dei disturbi alimentari; tentiamo anche di stimolare chi è vittima di violenza (tutti tipi di violenza, non solo sessuale) a parlarne e a non cadere nella trappola della solitudine o nell’illusione del controllo. La rosa rossa di Santa Teresina è il nostro simbolo; ho avuto la grazia di incontrare il Santo Padre tre anni fa e a lui ho portato le nostre rose. Il mio sogno sarebbe quello di aprire La casa del sorriso, un centro di ascolto. Preghiamo, se Dio vuole.


RAGAZZA, MANI, DEPRESSIONE

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Adesso in cosa sei impegnata?

Stiamo promuovendo la mostra fotografica associata al calendario che ha per tema: il corpo della donna è vita, solo l’amore sazia. È una proposta interconfessionale che abbiamo presentato in anteprima ad Assisi. L’inaugurazione ufficiale è oggi, 25 novembre, in occasione della Giornata contro la violenza sulle donne presso il Santuario del Divino Amore. E proprio il Rettore del Santuario, Don Fernando Altieri, ci accompagna con queste parole:

In una giornata così importante di riflessione e sensibilizzazione il Santuario è il luogo ideale per celebrare la grandezza, la bellezza, la dignità e la profondità del cuore di ogni donna, perché qui c’è la Donna per Eccellenza, la Vergine Maria che accoglie tutti, uomini e donne, e mostra come Dio si sia innamorato di una donna! È l’Amore che regge il mondo e qui si può prendere quella forza e motivazione per imparare sempre più il rispetto e per poter condividere, credenti e non credenti, quella forza che prorompe da ogni donna è che dà vita all’uomo e al mondo.

#heavensdoor

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anoressiabulimiadepressione
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