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L’apologeta protestante si converte al cattolicesimo: «E’ l’unico cammino autentico»

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Protestanti convertiti. Una dirompente conversione, quella del giovane apologeta calvinista J. Luis Dizon, molto attivo e combattivo contro il cattolicesimo. Ma, ad un certo punto, ha ammesso che non poteva più negare l’origine autentica del cristianesimo anche osservando che i suoi argomenti trovavano facile e convincente risposta nella teologia cattolica.

Il 31 ottobre è stata una data significativa per J. Luis Dizon, un giovanissimo blogger canadese e studente di Teologia presso l’Università di Toronto. Un “apologeta” legato al cristianesimo calvinista.

Il 31 ottobre 1517, si dice che Martin Lutero inchiodò le sue 95 tesi sulla porta della chiesa di Wittenberg, dando inizio alla Riforma protestante (in realtà è un episodio che non si è mai storicamente verificato), mentre il 31 ottobre 2007 cominciò il cammino di conversione di Lizon.

E’ lui stesso ad esordire citando queste date nel suo sorprendente ultimo articolo del suo blog. Sì, perché il 31 ottobre 2018 è accaduto qualcos’altro: «il mio viaggio ha raggiunto la sua fine. Oggi, annuncio che sto tornando alla fede della mia infanzia, che è il cattolicesimo». Un annuncio scioccante per molti suoi lettori e anche inaspettato, più volte lo stesso giovane teologo apologeta aveva difeso la visione evangelica del cristianesimo rispetto alla posizione della Chiesa di Roma.

Comprende lo shock delle persone che lo seguono: «Se mi hai incontrato in un qualsiasi momento durante gli ultimi undici anni saprai che sono una persona molto appassionata e competente nel presentare giustificazioni razionali per il motivo per cui credo in quello che credo, e per nulla facilmente persuaso dagli argomenti dei sostenitori di altre teorie (cristiane o meno)». Ha studiato per anni sui testi di Lutero e Calvino, e sui libri degli apologeti protestanti, come William Webster, James White e Tony Costa.

«Ho ascoltato ogni singolo dibattito di White contro gli apologeti cattolici», ha rivelato J. Luis Dizon, «assorbendo le polemiche anticattoliche. Ho imparato come fare apologetica contro una varietà di punti di vista religiosi, e mentre il cattolicesimo non era in cima alla mia lista di obiettivi religiosi, ho certamente avuto la mia giusta dose di dibattiti su quell’argomento. Conoscevo le mie argomentazioni e, per quanto la gente lo vedeva, ero più o meno “a prova di Roma”». Cioè, per nulla propenso all’essere convinto dalla fede cattolica.

Eppure, alla fine, la sua “apologetica” non ha retto. Molto interessanti i motivi che ha elencato:

«Innanzitutto c’è una marcata differenza di qualità tra coloro che si convertono dal cattolicesimo al protestantesimo e coloro che compiono il viaggio nella direzione opposta. Nella mia esperienza, quelli che si convertono dal cattolicesimo al protestantesimo sono solitamente cattolici nominali o hanno ricevuto una catechesi inferiore alla media. La maggior parte di loro non conosceva davvero bene la propria fede, per citare il profeta Osea: “La mia gente è distrutta dalla mancanza di conoscenza”. (Osea 4,6). Al contrario, i protestanti convertiti al cattolicesimo sono spesso i migliori e i più brillanti pastori, teologi professionisti e laureati provenienti dai principali seminari protestanti, come quello di Westminster, il Collegio di Ginevra e il Wycliffe College (come lo sono io). Le loro testimonianze danno un’idea di ciò che normalmente guida la maggior parte di questi convertiti: insoddisfazione per il soggettivismo che emerge dalla Sola Scriptura (che si traduce in alcuni dei Riformati a proporre autorità finali alternative), l’incapacità di spiegare i presupposti teologici fondamentali (ad esempio il Canone delle Scritture), una esegesi biblica inferiore rispetto ai teologi cattolici e la testimonianza della storia della chiesa pre-Riforma (l’abitudine a leggere i primi Padri della chiesa ha un effetto dirompente nella conversione dei protestanti al cattolicesimo, così che alcuni protestanti scoraggiano tali letture). Inoltre, non ho mai sentito parlare di prestigiosi protestanti convertirsi all’ateismo, al mormonismo o all’islam. Solo il cattolicesimo ha avuto tanto successo nel conquistare i migliori e più brillanti esponenti del mondo Riformato».

E’ una testimonianza che fa riflettere, quella del giovane teologo. Colpisce, in particolare, l’umiltà di essere coerenti: la storia del cristianesimo poggia sulle radici e sul tronco del cattolicesimo. Da lì, a causa di errori, fatali incomprensioni e umane invidie, sono nati dei rami “protestanti” che hanno preso strade tortuose ma che, come testimonia J. Luis Dizon, faticano a rendere ragione di se stessi e non possono censurare la loro origine, seppur ci provino.

Lo stesso giovane teologo, allarmato dalla conversione al cattolicesimo di alcuni suoi compagni di università, si era attivato “contro il cattolicesimo”:

«Avevo creato un gruppo di studio sull’apologetica della Riforma e ho pubblicato diversi articoli che rivendicano la teologia protestante dalle critiche cattoliche. Ho cercato di raccogliere le mie migliori risorse di apologetica in questo sforzo, e nonostante ciò, le conversioni continuarono a verificarsi e i dubbi dei miei colleghi non si attenuarono. Ho lanciato tutti i miei migliori argomenti sul ring e ho scoperto che venivano facilmente sconfitti. Per ogni obiezione al cattolicesimo che ho potuto raccogliere, c’era già una pronta risposta. Per ogni citazione scritturale o patristica che ho sollevato, l’esegesi cattolica si è mostrata costantemente superiore. Alla fine, sono arrivato ad accettare che il loro modo di leggere la Scrittura e la Storia della Chiesa era l’unico modo che rendeva giustizia al loro contesto generale. Così, attraverso una serie di scontri, crisi e conversioni, la mia catena di cavilli costruita con cura contro il cattolicesimo è crollata. Sebbene abbia resistito mentalmente all’idea per molto tempo, l’apologeta in me dice che dovrei seguire la verità ovunque essa porti. Ed in questo caso, riconduce proprio al punto in cui ho iniziato, nell’unica vera chiesa di Cristo».

Parole che rendono onore a questo giovane teologo, così onesto con se stesso e così coraggioso nell’ammettere i suoi fallimenti. Non vuole comunque rompere i rapporti con i suoi amici e colleghi protestanti, «dopo tutto, Lumen Gentium si riferisce a loro come “fratelli separati” e riconosce che possiedono “molti elementi di santificazione e di verità”. Non voglio minimizzare in alcun modo le verità che abbiamo in comune -come la morte e la risurrezione di Cristo, la Trinità, l’inerranza della Bibbia, e la realtà della condizione umana e il suo bisogno di grazia- che in molti modi supera di gran lunga le nostre differenze». Il messaggio che vuole dare ai suoi lettori è di «non dare per scontati i presupposti della fede, ma testarli per vedere se possono correttamente spiegare la natura della realtà così com’è. Ascoltate i dibattiti e le testimonianze dei convertiti. Spero e prego che voi tutti arriviate ad una decisione informata su ciò che è in realtà l’autentico cristianesimo storico e biblico. E con ciò, ho detto tutto ciò che devo dire al riguardo».

QUI L’ORIGINALE

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