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Lettera a una sposa che dice “Non siamo capaci di fare figli”

COPPIA, TRISTE, PIANTO
Shutterstock
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Quando un figlio non arriva il nostro desiderio è frustrato e la tentazione di appagarlo ad ogni costo è grande. Dio ci lascia tracce di speranza, quando allontaniamo la tentazione di crogiolarci nel dolore.

di Agnese Messina

Carissima, mi dispiace tanto sentire la tristezza, lo sconforto… Vorrei tanto poterti aiutare, ma sinceramente non so se sono in grado di farlo, non so se le parole che posso usare possano essere quelle giuste e quindi prego, affinché le parole che scrivo non siano le mie, ma siano guidate da Qualcuno che possa veramente aiutarti.

Tu mi dici che spesso la frase che ricorre fra voi due è: “Non siamo capaci di fare figli”. Ma io ti dico che questa frase la potrebbero dire tutti gli uomini e tutte le donne di questo mondo: nessuno è capace di fare figli, nemmeno i grandi scienziati che con tecniche sempre più all’avanguardia promettono la felicità.

Con Paolo VI e la sua Humanae Vitae abbiamo imparato che l’atto coniugale ha due aspetti, quello unitivo, che è il criterio di verità nel linguaggio dell’atto sessuale, i due si uniscono totalmente, in maniera definitiva, esclusivamente, perché così possono affermare sé stessi nella pienezza della propria dimensione; e quello procreativo perché nell’atto sessuale è inscritta dalla natura la possibilità di dare origine ad una nuova vita.

ZAKOCHANE MAŁŻEŃSTWO
Shutterstock

Questa è la chiave di tutto! In primo luogo il nostro rapporto coniugale è unitivo, siamo due che diventano un noi, siamo chiamati ad essere espressione dell’Amore di Dio. Il nostro essere coniugi, voluti da Dio insieme, pensati l’uno per l’altra, dovrebbe farci traboccare di felicità.
Quest’uomo mi è stato donato, Dio lo ha messo accanto a me perché attraverso lui io possa santificarmi. Lui è la mia strada per il Paradiso.

E certamente non è una strada facile, è fatta anche di dolore e di sacrificio, è fatta di piccole gioie magari difficili da riconoscere quando la tristezza ci offusca la mente, -abbiamo poco tempo per stare insieme per gli impegni di lavoro-. Ma due ore possono diventare un angolo di felicità tutto per noi, per guardarci dritti negli occhi, per raccontarci qualcosa che non vorremmo dire a nessun altro, per pregare?

In secondo luogo il rapporto coniugale è procreativo, lo è nella misura in cui, i due, sono collaboratori con Dio creatore. E per questa collaborazione noi ci mettiamo la buona volontà, ma la questione non si conclude lì, gli sposi sono chiamati ad essere non semplici esecutori, e nemmeno arbitri, ma responsabili interpreti della volontà di Dio.

Quando un figlio non arriva il nostro desiderio è frustrato e la tentazione di appagarlo ad ogni costo è grande. Ed ecco che il naturale desiderio di paternità e maternità cambia significato, da collaboratori ci facciamo artefici, ci affidiamo alla tecnica e la nostra attesa non è più implorante richiesta a Dio di donarci un figlio, il nostro coniuge non è più soggetto cui donarci e da accogliere, diventa oggetto di cui appropriarci perché attraverso lui possiamo ottenere il figlio. Se il figlio non arriva il coniuge a cosa mi serve?

WOMAN HOLING STOMACH
Shutterstock

Che tristezza, la tristezza che avverto nelle tue parole, la stessa che provo quando le coppie davanti a me si siedono e piangono, piangono perché il loro desiderio non è appagato, perché una ingiustizia si è impossessata del loro matrimonio, perché se non arriva un figlio la casa è vuota, perché non ha senso stare insieme, le giornate sono tutte uguali, tutti attorno a noi sono felici, hanno belle famiglie, e noi no.

Cosa hanno gli altri più di noi? Niente, assolutamente niente! Ognuno di noi ha una strada da percorrere, e le strade sono diverse. Anche se a volte non sembra, ad ognuno è chiesto un sacrificio, e quando in una famiglia arriva un figlio, padre e madre sono chiamati ad accettare senza condizioni un estraneo che devono imparare a conoscere e ad accogliere, qualcuno che ha una propria identità, qualcuno che viene da lontano e che non sanno dove andrà, qualcuno che ospiteranno per un periodo della loro vita e che poi prenderà la sua strada:

Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome accoglie me: chi accoglie me non accoglie me ma Colui che mi ha mandato (Mc 9,37)

Se ci fai caso, cara amica, questa descrizione del figlio si può applicare non solo al figlio naturale ma anche al figlio adottato, o preso in affido, o a tutte le opere benefiche che si possono fare a sostegno della parrocchia, dei minori, degli anziani.

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