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Papa Francesco: compito della legge è portare l’uomo ad aprire il cuore a Dio

Antoine Mekary | ALETEIA
Francesco, un Papa pieno di tenerezza

Udienza generale del 2 dicembre 2015. Niente arresta la bontà paterna di Papa Francesco, e certamente non le orecchie d'orso di questo piccolino.
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All'udienza generale stamani Papa Francesco riflette sull'ultimo comandamento: “Non desidererai la casa del tuo prossimo. Non desidererai la moglie del tuo prossimo…né alcuna cosa appartenga al tuo prossimo”. Tutto il Decalogo porta al cuore dell'uomo, da cui nascono i desideri malvagi, sottolinea nella catechesi. Non ci si può però liberare da soli, ma bisogna aprirsi alla relazione con Dio

Il compito della Legge biblica non è quello di  portare a illudersi che “un’obbedienza letterale” porti ad una salvezza artefatta. Il suo compito è portare l’uomo alla sua povertà che diventa apertura del cuore alla relazione con Dio. Coloro che hanno sperimentato la misericordia di Dio sanno, poi, avere compassione e misericordia con gli altri. Lo sottolinea stamani il Papa all’udienza generale in Piazza San Pietro davanti a circa 10mila fedeli, giunti come di consueto da tutto il mondo. Francesco, come sempre, li saluta con calore avvicinandosi in particolare a malati e bambini.

 

Radice del peccato sono i desideri malvagi

La sua riflessione verte oggi sull’ultimo comandamento. Papa Francesco sottolinea che queste non sono solo le ultime parole del testo, ma “il compimento” del viaggio attraverso il Decalogo. Proprio di quest’ultimo comandamento è, infatti, mettere il risalto che la radice comune dei peccati sono i desideri malvagi e così si finisce nella trasgressione che ferisce se stessi e gli altri, ricorda il Papa che li elenca uno ad uno: “Impurità, furti, omicidi, adultèri, avidità, malvagità, inganno, dissolutezza, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”.

Se non è liberato il cuore, il resto serve a poco

“Tutto il percorso fatto dal Decalogo non avrebbe alcuna utilità” se non arrivasse a toccare il cuore dell’uomo, sottolinea ancora, perché “se questo non è liberato, il resto serve a poco”.  I precetti di Dio possono, infatti, ridursi ad essere “una bella facciata di una vita” da schiavi non da figli e spesso – nota – “dietro la maschera farisaica della correttezza asfissiante si nasconde qualcosa di brutto e di non risolto”. Il suo invito è, invece, quello di lasciarsi “smascherare da questi comandi sul desiderio”, che mostrano “la nostra povertà “per condurci ad una santa umiliazione”. E il Papa esorta ciascuno a domandarsi quali desideri brutti gli vengano spesso.

Aprire il cuore a Dio

Non ci si può, infatti, liberare da soli, “in uno sforzo titanico della nostra sola volontà”. Bisogna, invece, aprirsi alla relazione con Dio:

Il compito della Legge biblica non è quello di illudere l’uomo che un’obbedienza letterale lo porti a una salvezza artefatta e peraltro irraggiungibile. Il compito della Legge è portare l’uomo alla sua verità, ossia alla sua povertà, che diventa apertura autentica, apertura personale alla misericordia di Dio, che ci trasforma e ci rinnova. Dio è l’unico capace di rinnovare il nostro cuore, a patto che noi apriamo il cuore a lui: è l’unica condizione; Lui fa tutto, ma apriamo il cuore.

Chi ha sperimentato la misericordia sa averne con gli altri

Quindi, le ultime parole del Decalogo educano a riconoscersi mendicanti. “Lasciamoci aiutare” dallo Spirito Santo, esorta il Papa ricordando che questo comandamento ci mette davanti al disordine del cuore per diventare “poveri in spirito”. Sono, infatti, beati quelli che “smettono di illudersi credendo di potersi salvare dalla propria debolezza senza la misericordia di Dio, che sola può guarire”:

Solo la misericordia di Dio guarisce il cuore. Beati coloro che riconoscono i propri desideri malvagi e con un cuore pentito e umiliato non stanno davanti a Dio e agli altri uomini come dei giusti, ma come dei peccatori. È bello quello che Pietro disse al Signore: “Allontanati da me, Signore, che sono un peccatore”. Bella preghiera questa: “Allontanati da me, Signore, che sono un peccatore”. Questi sono coloro che sanno avere compassione, che sanno avere  misericordia degli altri, perché la sperimentano in sé stessi.

Giornata pro Orantibus

Al termine della catechesi, il Papa ha ricordato che oggi, memoria liturgica della Presentazione di Maria Santissima al Tempio, si celebra la Giornata pro Orantibus dedicata al ricordo delle tante comunità religiose di clausura. Un’occasione – dice – per ringraziare il Signore per il dono di tante persone, che nei monasteri e negli eremi, “si dedicano totalmente a Dio nella preghiera, nel silenzio, nel nascondimento. Non manchi a queste comunità – conclude – l’affetto, la vicinanza, il sostegno anche materiale di tutta la Chiesa!”.

 

QUI L’ORIGINALE

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