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La setta che mescolò cristianesimo e comunismo e finì con più di 900 cadaveri

JONESTOWN

Nancy Wong (CC-BY-SA-4.0)

Luis Santamaría del Río - pubblicato il 20/11/18

Esodo verso la Terra Promessa della Guyana

Nell’agosto 1977, di fronte alla pressione da parte di ex adepti, familiari e mezzi di comunicazione (in un periodo in cui il movimento anti-sette era molto attivo), la maggior parte della setta si trasferì in Guyana, dove dal 1973 aveva una colonia agricola chiamata Jonestown, definita anche “la Terra Promessa”.

I suoi seguaci (per la maggior parte neri, ma anche varie decine di leader bianchi) si trasferirono lì con Jones convinti che avrebbero potuto raggiungere il paradiso sulla terra, una società ideale in cui non ci sarebbero state distinzioni tra le razze o le classi sociali. Un luogo idilliaco che si sarebbe liberato dall’imminente olocausto nucleare.

Anche se la popolazione di Jonestown si avvicinò al migliaio di persona, la situazione andò deteriorandosi, per via dell’abbandono di alcuni adepti e delle minacce di azioni giudiziarie (soprattutto per la custodia dei bambini che vivevano nella setta), il che aumentò la paranoia del leader, che iniziò a proporre ai suoi seguaci la possibilità del “suicidio rivoluzionario” o “suicidio per il socialismo” e a organizzare simulacri periodici.

Cianuro per la fine

Nel novembre 1978, il membro del Congresso statunitense Leo Ryan si trasferì in Guyana per indagare sul Tempio del Popolo in loco, per via delle denunce sul carattere settario del movimento che ormai si stavano moltiplicando. Il 18 novembre, quando stava arrivando all’aerodromo per intraprendere il viaggio di ritorno negli Stati Uniti, dopo un’intensa giornata di visita alla struttura, vene assassinato, come la maggior parte della sua équipe, che includeva giornalisti e vari adepti che avevano deciso di andare con lui.

Si scatenò il massacro. Dagli altoparlanti iniziò ad ascoltarsi una registrazione di Jim
Jones che diceva: “Se non possiamo vivere in pace, allora moriamo in pace”.

Quasi tutti gli abitanti di Jonestown trovarono la morte, ingerendo una bevanda con cianuro e tranquillanti, con iniezioni di cianuro o a colpi di arma da fuoco. La cifra più accettata è quella di 914 vittime mortali. Lo stesso Jones trovò la morte per la terza via (probabilmente si trattò di un suicidio). Il calcolo degli adepti sopravvissuti arriva a 85 unità.

Ideologia mascherata da religione

Finora si tratta del massacro settario – visto che parlare di “suicidio collettivo” non spiegherebbe la totalità delle vittime – più consistente dell’epoca contemporanea in un unico atto, se teniamo conto che gli oltre mille morti (bruciati vivi) del marzo 2000 ad opera del Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti in Uganda sono stati il risultato di vari episodi.

John R. Hall spiega che il Tempio del Popolo è stato uno dei tanti movimenti che si costituivano in una comune per proporsi come alternativa al sistema socioeconomico statunitense, capitalista e individualistico, “ma Jones usò la religione profetica in modo particolarmente politico. Insisteva sul fatto che i suoi seguaci abbandonassero la loro vita precedente e si convertissero a rinati a una lotta collettiva contro le ingiustizie economiche, sociali e razziali che non avevano altri limiti che la vittoria o la morte”.

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Tags:
comunismosette religiosesuicidio
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