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Paola Saluzzi: in Chiesa accendo sempre le candele come mi ha insegnato mia mamma

PAOLA SALUZZI
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La famosa conduttrice ha aperto il suo cuore a For Her svelando le radici materne della sua fede e del suo incrollabile ottimismo

Ho avuto il piacere di intervistare Paola Saluzzi, volto noto della televisione italiana che non ha certo bisogno di presentazioni. Una bella chiacchierata dai toni caldi e vivaci – come il rosso della chioma della conduttrice – ma al contempo dai riflessi delicati, color pastello, verdi come i suoi occhi ereditati dalla nonna paterna, pieni di gratitudine. Al telefono la sua voce mi raggiunge con tutta l’energia e l’entusiasmo che la caratterizzano: mi racconta la soddisfazione di aver confezionato insieme alla sua squadra una puntata bellissima bellissima, devo dirlo! de “L’ora solare”, la trasmissione che presenta dal lunedì al venerdì alle 14 su Tv2000.

La parola che ha ripetuto più spesso durante la nostra chiacchierata è quella che raccoglie tutte le parole della vita: mamma.

“A me piace pensare che Dio ha creato la donna perché tutti noi avessimo una madre” (Papa Francesco)

Ho pensato a questa frase del pontefice mentre Paola Saluzzi ricordava con semplicità e tenerezza la grandezza nell’ordinario di sua madre. “Mia mamma era bellissima, una vitina da vespa fino alla fine, gli zigomi alti, il suo ben nasino, era piena di ironia e di gioia. Mi ha donato la cosa più grande: la fede”.

L’intervista è cominciata così:

L’ora solare è il nome del programma che felicemente conduce. Spesso lo ha definito il racconto “di uno spicchio di luce nel quotidiano di ciascuno”. Qual è la sua “ora solare”?

La mia ora solare è e continua ad essere, anche oggi che non ci sono più, il ricordo dei miei genitori. Quella solarità che mi è stata insegnata da mamma che era 24 ore solari in un giorno, era il sole anche di notte la mia mamma. Ma non avrebbe potuto esserlo senza il grande amore che la legava a mio padre, che li ha uniti tutta la vita al punto tale che poco dopo la morte di mia madre è morto anche mio papà. La mia ora solare è anche il mio carattere, il mio essere testardamente ottimista nonostante tutto. E’ il mio vivere ogni giorno andando costantemente a cercare cosa c’è di buono in ciò che mi accade, e da cinque anni la mia ora solare è mio marito: ho formato questa piccolissima famiglia con lui che però è tutto ciò che di più bello io abbia.

Nei momenti di prova, di difficoltà, cosa la sostiene?

Ho una splendida sorella, si chiama Raffaella. Io e lei siamo e continuiamo ad essere come due soldati al fronte, ci siamo sempre coperte le spalle l’una con l’altra in quella tenace, testarda, per alcuni a volte inopportuna, certezza che non esiste una notte così nera da non far vedere la luce dell’alba che arriva come un filo sottilissimo. Quell’istante, quello spiraglio, è ancora più importante della luce che salirà, è quell’attimo che ci dice che stanno finendo le difficoltà. C’è una tecnica giapponese bellissima, il Kintsugiche consiste nel riparare gli oggetti frantumati usando l’oro. Ecco, io metto l’oro nelle mie cicatrici perché si vedano ancora di più, e perché quel materiale nobile saldi e ricomponga quello che si stava spezzando.

Papa Francesco nelle sue catechesi sottolinea come la sofferenza sia illuminata dalla croce, il segno della vittoria di Dio sul male. Lei ha mai incontrato il nostro Pontefice?

Sì, ho potuto conoscere Papa Francesco insieme a mia sorella. L’ho ringraziato e gli ho detto: “Lei è il nostro grande Papa”, lui mi ha guardato e ridendo: “Mica tanto, neanche un metro e ottanta”. Un uomo splendido, è tutto nei suoi occhi. Quando è stato eletto ho volato dalla redazione di Sky dove allora lavoravo per arrivare a piazza San Pietro: da romana non avevo mai assistito all’elezione di un papa. Quando hanno annunciato in latino che aveva scelto il nome Francesco ero in quell’onda di 90mila persone che gioivano. Nel momento in cui il Papa ha chiesto di pregare il Padre Nostro sono stata spettatrice di una scena che non dimenticherò: c’era un bambino sulle spalle del padre che si è piegato verso l’orecchio e gli ha detto: “Papà è la preghiera che so anche io”. Quel bambino ha rappresentato per me l’inizio del pontificato di papa Bergoglio.

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