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Bruno Cadoré: «La predicazione è l’annuncio che Dio s’avvicina»

SYNOD2018
Antoine Mekary | ALETEIA
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6mila frati, 10mila suore, 30mila consacrate apostoliche e 200mila laici: è il numero di quelli che, nei cinque continenti, vivono la spiritualità di san Domenico. Bruno Cadoré è l’86esimo Maestro generale dell’Ordine dei Predicatori. Mentre il suo mandato volge al termine, egli prende parola in un libro di grande densità spirituale, Écouter avec Lui l’envers du monde [Ascoltare con Lui il contrario del mondo, N.d.T.]. Intervista.

È nel 2010 che i Domenicani hanno scelto per Maestro generale questo francese dalle radici che affondano nelle terre di Borgogna e di Martinica. La sua formazione originale, che riunisce la medicina e la teologia, gli ha permesso di addurre uno sguardo profondo nella ricerca e nell’insegnamento della bioetica e nella sua partecipazione al Consiglio nazionale sull’Aids, sempre mentre esercitava la responsabilità del Provincialato. Proprio nel momento in cui smette di essere a capo dell’Ordine frate Bruno ha deciso di prendere la parola insieme per richiamare la missione della famiglia domenicana nel mondo contemporaneo e per invitare tutti i cristiani alla «gioia di sapere che Dio vorrebbe parlare nel mondo».

Marzena Devoud: L’Ordine dei Predicatori è stato fondato 800 anni fa. Come può evangelizzare il mondo del XXI secolo?

Bruno Cadoré: È una domanda importante. È evidente che tante cose sono cambiate… E al contempo niente è cambiato. L’evangelizzazione è sempre anzitutto un incontro. La sfida di oggi è di sapere come i predicatori annunceranno l’Evangelo agli uomini del nostro tempo. Evangelizzare è anzitutto mettersi in silenzio e scomparire dietro alla Parola di Gesù. È importante misurare fino a che punto le parole umane si mostrano fragili per farGli eco con giustizia.

M. D.: Essere un buon predicatore si ottiene mettendosi in ascolto di Dio?

B. C.: Mi sembra che la risposta si trovi presso chi ha il gusto degli incontri veri con la gente. Chi vuole andare incontro all’altro ancor prima di domandarsi che cosa occorrerà dire o fare. La predicazione è questo: niente del predicatore e tutto di Lui. Lungo o breve, poco importa: il silenzio fonda il mistero, così come s’impone dopo la comunione o nell’omelia.

M. D.: Bisogna essere familiari con Dio come lo era san Domenico, per andare davvero incontro all’altro?

B. C.: Dio è così differente e altro rispetto a noi! E al contempo è così vicino! La predicazione è l’annuncio che Dio s’avvicina. È il messaggio del predicatore, come pure quello di Gesù. Dio, tanto grande, alto e differente… si avvicina a noi. È il messaggio più importante dell’Evangelo.

M. D.: Come è stato il suo cammino verso i Domenicani?

B. C.: Io ho incontrato i Predicatori… senza averli veramente cercati! Certamente desideravo incontrare Dio, vivere qualcosa con Lui. Mi ricordo soprattutto di un giorno in cui ho visitato una comunità domenicana. Mi sono sentito semplicemente a casa mia. Un focolare. L’importante è questo sentimento, nel momento di un incontro: che si sia arrivati nel posto giusto. Anche se non avete preparato nei dettagli questo incontro, c’è un momento in cui i pezzi si dispongono. Di solito si preparano nel lungo periodo, anche per quello che uno non è andato a cercarsi.

M. D.: Che cosa significa per lei vivere in fraternità all’interno di una comunità?

B. C.: Condividiamo il medesimo destino. Il fratello condivide il mio destino, la mia vita, le mie preoccupazioni, i miei gusti, le mie inquietudini, le mie gioie. È come se fossimo all’uguaglianza di destino. Ciò non significa che il fratello è come me: restiamo differenti ma condividiamo ciò che capita agli uni e agli altri. Quel che preoccupa un fratello mi preoccupa; quel che gli dà gioia mi dà gioia.

M. D.: E l’obbedienza?

B. C.: Per me, l’obbedienza è l’ascolto della Parola di Dio, l’ascolto della Parola di Colui che dice «Ecco, io vengo, sono vicino». L’obbedienza umana si radica in questo primo ascolto fondamentale, quello della parola di Dio “Io vengo”. L’obbedienza nella fraternità ci permette di metterci ciascuno a disposizione di questa Parola. Tra fratelli l’obbedienza è anche affidare la propria vocazione ai fratelli. Dare fiducia agli altri perché ci aiutino e ci insegnino come ascoltare la Parola che si avvicina, e come risponderle. È affidare il nostro desiderio di ascoltare la Parola alla vigilanza degli altri.

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