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Assassinata dallo “stupratore dell’ascensore”, prima santa neocatecumenale?

MARTA OBREGON

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Alfa y Omega - pubblicato il 16/11/18

Crisi di fede e Taizé

Marta Obregón è nata a La Coruña il 1° gennaio 1969, e un anno dopo, per via del lavoro del padre, militare di carriera, si è trasferita a Burgos con la famiglia.

Lì ha trascorso tutta la vita scolastica fino al 1988, quando si è trasferita a Madrid per studiare Giornalismo all’Universidad Complutense.

Due anni dopo essere giunta nella capitale, e dopo aver attraversato una crisi di fede nell’adolescenza, la ragazza ha deciso di recarsi a Taizé insieme ai giovani della parrocchia che frequentava.

“Ne è tornata irrevocabilmente toccata dal Signore”, e ha cercato un sacerdote per confessarsi in modo approfondito, sostiene il postulatore.

“Non si sa bene perché in quella Confessione non abbia ricevuto l’assoluzione, e con una certa inquietudine ha dovuto cercare un altro presbitero che la ascoltasse di nuovo”.

Da quel momento, riferisce López Santidrián, “si è resa conto dell’amore e della misericordia di Dio, ed è entrata nel Cammino Neocatecumenale”.

“Ha così iniziato una vita ascendente verso Dio, che l’ha portata a cambiare atteggiamento all’università e a difendere i valori cristiani davanti ai professori”.

Marta ha anche modificato il suo sogno. Da allora ha smesso di aspirare a raggiungere la fama nel settore giornalistico e ha cominciato ad essere missionaria itinerante. Un sequestro e 14 pugnalate l’hanno però separata da entrambe le possibilità.

Sequestro e omicidio

Pochi mesi prima della tragedia, la ragazza è tornata a Burgos, proponendosi di terminare gli studi da lì.

La sua vita scorreva tranquillamente tra studio, sport e Dio, finché l’uomo noto come lo “stupratore dell’ascensore” ha incrociato la sua strada.

La sera del 21 gennaio 1992, quella del suo assassinio, Marta è andata al Club Arlanza, dell’Opus Dei, dove si recava abitualmente a studiare perché era un posto tranquillo e vicino casa.

“Quel giorno, come tutti quelli precedenti, ha finito di studiare e ha pregato per mezz’ora inginocchiata davanti al tabernacolo”.

Prima di lasciare il centro per tornare a casa per cena, Marta “ha chiesto ai responsabili del club di non ritirarle i libri, perché la mattina dopo sarebbe andata a Messa e poi sarebbe tornata a studiare”.

Al portone di casa, però, è stata rapita. È stata ritrovata cinque giorni dopo senza vita alla periferia della città.

Il rapporto del medico legale ha notificato 14 ferite di arma bianca alla parte sinistra del petto – una di loro al centro del cuore – e ha descritto anche i numerosi ematomi e le bruciature che presentava il corpo della ragazza, secondo gli esperti legati a un tentativo di sfuggire all’aggressione.

“L’imputato del crimine era stato giudicato già in quattro occasioni per abusi e violenza, ma non era mai arrivato all’omicidio”.

Marta Obregón è invece morta difendendo la virtù della castità proprio nel giorno in cui la Chiesa commemora Santa Agnese, martirizzata nel IV secolo per difendere il voto di verginità che aveva fatto.

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cammino neocatecumenaleiter beatificazionesanti e beati
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