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L’allerta dei “due Papi” sui nuovi diritti e l’inquietante spot abortista

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Domani verrà consegnato il Premio Ratzinger 2018, nel contesto di un Simposio avviato ieri mattina con la lettura contestuale di due lettere – una di Francesco e una di Benedetto XVI – sul tema dei “diritti fondamentali”, che non di rado finiscono in conflitto. Ne viene fuori una lezione capace di offrire coerenti strumenti di lettura per certi fenomeni mediatici, anche sconcertanti come l'ultimo spot di Planned Parenthood.

No, più banalmente “ha diritto a essere una scelta” è l’analogo del claim “solo il meglio per il tuo motore” quando compri l’olio dal meccanico: la verità è che il “diritto all’aborto” rende necessariamente i figli degli oggetti di diritto e non più dei soggetti. È la velvet slavery del “Nuovo Mondo Libero”, nella quale gradualmente anche i genitori sono sempre meno responsabili di ciò che commissionano, rifiutano, riordinano, ricevono… sono dei clienti, e in quanto tali sedotti, vezzeggiati, raggirati e borseggiati.

A questi orizzonti guardava l’intelligenza del cardinal Ratzinger preparando la storica omelia della Missa pro eligendo romano pontifice del 18 aprile 2005:

Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.

Si capisce perché Papa Francesco abbia citato il proprio Discorso al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, dell’8 gennaio 2018 (discorso tanto importante quanto ingenerosamente ignorato dai media): in esso si trova una dettagliata riflessione sugli esiti “antropofagi” della “dittatura del relativismo”.

[…] Per la Santa Sede, infatti, parlare di diritti umani significa anzitutto riproporre la centralità della dignità della persona, in quanto voluta e creata da Dio a sua immagine e somiglianza. Lo stesso Signore Gesù, guarendo il lebbroso, ridonando la vista al cieco, intrattenendosi con il pubblicano, risparmiando la vita dell’adultera e invitando a curare il viandante ferito, ha fatto comprendere come ciascun essere umano, indipendentemente dalla sua condizione fisica, spirituale o sociale, sia meritevole di rispetto e considerazione. Da una prospettiva cristiana vi è dunque una significativa relazione fra il messaggio evangelico e il riconoscimento dei diritti umani, nello spirito degli estensori della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Tali diritti traggono il loro presupposto dalla natura che oggettivamente accomuna il genere umano. Essi sono stati enunciati per rimuovere i muri di separazione che dividono la famiglia umana e favorire quello che la dottrina sociale della Chiesa chiama sviluppo umano integrale, poiché riguarda la «promozione di ogni uomo e di tutto l’uomo […] fino a comprendere l’umanità intera»[7]. Una visione riduttiva della persona umana apre invece la strada alla diffusione dell’ingiustizia, dell’ineguaglianza sociale e della corruzione.

Occorre tuttavia constatare che, nel corso degli anni, soprattutto in seguito ai sommovimenti sociali del “Sessantotto”, l’interpretazione di alcuni diritti è andata progressivamente modificandosi, così da includere una molteplicità di “nuovi diritti”, non di rado in contrapposizione tra loro. Ciò non ha sempre favorito la promozione di rapporti amichevoli tra le Nazioni[8], poiché si sono affermate nozioni controverse dei diritti umani che contrastano con la cultura di molti Paesi, i quali non si sentono perciò rispettati nelle proprie tradizioni socio-culturali, ma piuttosto trascurati di fronte alle necessità reali che devono affrontare. Vi può essere quindi il rischio – per certi versi paradossale – che, in nome degli stessi diritti umani, si vengano ad instaurare moderne forme di colonizzazione ideologica dei più forti e dei più ricchi a danno dei più poveri e dei più deboli. In pari tempo, è bene tenere presente che le tradizioni dei singoli popoli non possono essere invocate come un pretesto per tralasciare il doveroso rispetto dei diritti fondamentali enunciati dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

A settant’anni di distanza, duole rilevare come molti diritti fondamentali siano ancor oggi violati. Primo fra tutti quello alla vita, alla libertà e alla inviolabilità di ogni persona umana[9]. Non sono solo la guerra o la violenza che li ledono. Nel nostro tempo ci sono forme più sottili: penso anzitutto ai bambini innocenti, scartati ancor prima di nascere; non voluti talvolta solo perché malati o malformati o per l’egoismo degli adulti. Penso agli anziani, anch’essi tante volte scartati, soprattutto se malati, perché ritenuti un peso. Penso alle donne, che spesso subiscono violenze e sopraffazioni anche in seno alle proprie famiglie. Penso poi a quanti sono vittime della tratta delle persone che viola la proibizione di ogni forma di schiavitù. Quante persone, specialmente in fuga dalla povertà e dalla guerra, sono fatte oggetto di tale mercimonio perpetrato da soggetti senza scrupoli?

Difendere il diritto alla vita e all’integrità fisica, significa poi tutelare il diritto alla salute della persona e dei suoi familiari. Oggi tale diritto ha assunto implicazioni che superano gli intendimenti originari della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la quale mirava ad affermare il diritto di ciascuno ad avere le cure mediche e i servizi sociali necessari[10]. In tale prospettiva, auspico che, nei fori internazionali competenti, ci si adoperi per favorire anzitutto un facile accesso per tutti alle cure e ai trattamenti sanitari. È importante unire gli sforzi affinché si possano adottare politiche in grado di garantire, a prezzi accessibili, la fornitura di medicinali essenziali per la sopravvivenza delle persone indigenti, senza tralasciare la ricerca e lo sviluppo di trattamenti che, sebbene non siano economicamente rilevanti per il mercato, sono determinanti per salvare vite umane. […]

Una volta di più, dunque, viene destituito di fondamento lo “stolto pregiudizio” (© Benedetto XVI) che strumentalmente oppone il Papa al Papa emerito. Ma questo sarebbe ancora poco: la notizia importante è che proprio laddove essa sembrava attardarsi nell’indifferenza, la Chiesa si è rivelata al contempo lungimirante e soprattutto sollecita del bene comune nel nostro povero mondo. Certo, c’è ancora speranza.

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