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Vuoi essere un bravo genitore? Accontentati della tua imperfezione

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Shutterstock-Yuganov Konstantin
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Ciò che ci salva come genitori dalla tentazione del perfezionismo e dalle inevitabili delusioni è ascoltare i bisogni del bambino e fidarci di noi stessi, nelle nostre diversità materne e paterne, preziosissime per il figlio.

Leggi anche: Il legame madre-figlio è sacro. Chiunque lo spezzi volutamente commette un crimine

Lo sviluppo porta inevitabilmente verso la crescita, che quando è sana è sinonimo di autonomia e indipendenza (emotiva, non economica). Ma per quanto questo sviluppo vada assecondato ed agevolato, non va affrettato, anticipando i tempi e bruciando le tappe. Affinché questo sia possibile la complicità dei genitori è fondamentale. Il padre sostiene la madre nel periodo in cui è tutta per il bambino, le dà modo di recuperare le energie, le offre la fiducia e l’appoggio di cui necessita per sentire che sta facendo bene, mentre la madre accoglie il padre in quello spazio a due che per nove mesi è stato culla e linfa del bambino, lo invita ad entrare sempre più nel suo mondo e a muovercisi con sicurezza. In seguito sarà proprio il padre ad aiutare i due a “staccarsi”, affinché l’interdipendenza ceda il passo, gradualmente, all’autonomia, ed aiuterà la madre a vivere il suo nuovo ruolo nei confronti dei figli.

Il giusto tempo

Trovare il giusto ritmo in questa danza non è semplice. Ogni genitore viene da esperienze diverse, ha idee diverse sul proprio ruolo e, fondamentalmente, non sa mai cosa realmente succederà nella relazione coi figli. Per non parlare del fatto che non appena si pensa di essere riusciti a comprendere come muoversi, cambia improvvisamente lo scenario perché i bisogni dei figli evolvono. Sbagliare è all’ordine del giorno. Per questo è importante parlare, confrontarsi, correggersi con amore, consapevoli che oggi è toccato a te, domani toccherà a me fare una sciocchezza.

Ed è ancora più importante sapersi immergere totalmente nella realtà del bambino, tornare piccoli con lui e come lui, giocare col figlio godendo di quel gioco. Il che vuol dire essere coinvolti nel gioco, divertirsi con i figli, non mettersi un gradino più su di loro ma stare al loro stesso livello, che spesso significa anche stare fisicamente per terra con loro.

E trovare il tempo per farlo tutti insieme: mamma, papà e bambini. Perché è in quei momenti che si respira davvero aria di famiglia. Ed è in quei momenti che l’amore cresce, unisce le persone, nutre e dà forma alla mente dei bambini.

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