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L’astronauta Nespoli: in cielo sono coscienza pura (VIDEO)

PAOLO NESPOLI

Public Domain

Annalisa Teggi - pubblicato il 12/11/18

Chissà se di questa riflessione personale avrà accennato qualcosa ai due Papi che si sono collegati con lui durante le sue missioni; prima – nel 2011 – Benedetto XVI, poi Francesco nel 2017. Come afferma il giornalista Paolo Ricci Bitti è inevitabile che, guardando oltre l’oblò di una nave spaziale, «tutti si chiedano almeno una volta chi o che cosa possa aver creato quello spettacolo che toglie il respiro» (da Il Messaggero)

Una coscienza tra le stelle

Forse un pezzo di Brianza lo ha seguito su nel cielo. Confesso di essere rimasta parecchio stupita nello scoprire che proprio Paolo Nespoli si ricordò di fare gli auguri dal cielo a uno degli scrittori cattolici più importanti del ‘900, il brianzolo Eugenio Corti: lo fece in occasione della festa per i suoi 90 anni nel 2011. La terra d’origine ce l’hanno in comune e anche qualcosa in più, probabilmente quell’idea di servizio e dedizione imparata all’oratorio e che può essere declinata in mille modi diversi dentro ogni ambito di sapere e di lavoro.

PAOLO, NESPOLI, ASTRONAUTA
Youtube
Dall’oratorio Corti arrivò fin nell’inferno della ritirata di Russia, affondò i piede stanchi e gelati fin nel pezzo di terra più crudele che l’uomo possa conoscere. Da lì alzò gli occhi al Cielo, giurando di fronte a Dio che avrebbe trascorso il resto della sua vita a rendere vere le parole del Padre Nostro “Venga il Tuo Regno”. Corti mantenne quella premessa, rimanendo col corpo ben piantanto a terra, e appesantito da ogni specie di gravità. Nello sprofondare alle radici del male e del dolore, indicò sempre una compagnia del Cielo.  Come non ricordare quell’ultima scena del Cavallo rosso?  Un incidente e un’auto che affonda nel lago, contemporaneamente un angelo che si precipita giù dal Cielo per afferrare l’anima della donna a bordo. Vinta la gravità per sempre.

È solo un passaggio mentale mio personale; eppure ho sorriso commossa nel vedere che adesso un altro brianzolo osserva da un punto di vista capovolto il medesimo mistero di corpo e anima dell’uomo.


MAMMA, FIGLIO, STELLE

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Dall’oratorio Paolo Nespoli è arrivato – si direbbe – fino alla soglia del Paradiso, la volta celeste.  Il suo è un percorso di vita in cui la fede rimane più sullo sfondo rispetto all’ardente messaggio di Eugenio Corti; eppure è lui che, parlando di gravità insieme ai piccoli spettatori del Museo della Scienza, pronuncia parole che sempre più di rado sentiamo nei discorsi davvero importanti: coscienza e anima.
Dal cielo, verrebbe da dire, rimpiomba sulla terra una proposta umana interessante: oltre il nostro pesante guscio corporeo, cosa siamo?
L’astronauta ha il privilegio di sentirlo sulla sua pelle; deve essere davvero insolito e anche difficile stare in assenza di gravità, non percepire il proprio peso. Allora che resta? Una parte pensante? Una coscienza pura, dice Nespoli.
Con l’esempio dei supereroi volanti alla Superman non si dichiara soddisfatto della spiegazione; essere senza gravità non è solo essere più leggeri, evidentemente. Resta importante il fatto che ciò che fluttua nello spazio è una sostanza che resta viva, pensante e libera.
Allora mi rendo conto, intuisco a tentoni, che deve essere più bello ritornare coi piedi per terra.
Riprendere il peso è come dare una strada all’anima, darle modo di incarnarsi ed essere pienamente all’opera nel bene e nel male. La gravità è una cosa grave, allora? Sì, ci fa cadere giù dalle nuvole. Ci dona l’appartenenza a un tempo e un luogo, ci dona l’opportunità di vivere appieno la coscienza, sprofondandola nelle quotidiane e pesanti sfide del bene e del male.

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Tags:
astronauticoscienzafede

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